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Avatar: tutte le innovazioni del film

La pellicola che ridefinisce il concetto di filmmaking.
di Gabriele Niola

Avatar, come James Cameron l'ha fatto

martedì 12 gennaio 2010 - Approfondimenti

Avatar, come James Cameron l'ha fatto
Da tempo sapevamo che di Avatar la componente più importante sarebbe stata la fattura, il modo cioè in cui James Cameron è riuscito a convogliare le principali tecnologie di filmmaking digitale allo stato dell'arte e spingerle in avanti superando tutte le barriere contro le quali gli altri film si sono scontrati per anni. E ora che è al cinema e lo possiamo vedere Avatar conferma che il regista di Terminator è riuscito nell'impresa di dimostrare a tutti che un altro modo di fare cinema è possibile.
Per molti versi come si realizza un film influisce su come esso sarà e il processo creativo e produttivo ideato da Cameron e sperimentato su Avatar porta i registi su un altro pianeta per quanto riguarda le possibilità di intervento e controllo delle componenti digitali. Si parla sempre meno di post-produrre e sempre di più di realizzare in tempo reale, il set e l'esperienza di recitazione hanno un'importanza crescente in un campo che una volta era lasciato ai tecnici a riprese terminate.
Nelle parole di Joe Letteri, capo assoluto degli effetti di Avatar: "Il regista ora non chiede più di avere qualcosa come lo desidera ma prende la videocamera, gira quello che vuole come lo vuole, e chiede al reparto effetti visivi di farlo sembrare reale".

Un nuovo processo produttivo
Andando a semplificare enormemente è probabile che la più grande impresa di Cameron sia stata di riuscire a smussare la differenza tra pre e postproduzione, portando direttamente sul set molte delle incombenze lasciate alla postproduzione e quindi ridando il potere al regista. Molte delle virtualità digitali che necessitavano un'elaborazione per essere viste e maneggiate ora possono essere gestite in tempo reale, un'idea che viene già dal lavoro fatto dalla ILM per I pirati dei Caraibi (dove Bill Nighy poteva interpretare Davy Jones con addosso i sensori per il performance capture in mezzo agli altri attori e non più da solo davanti ad un bluescreen).
Le principali riprese di Avatar, quelle delle scene ambientate su Pandora, si sono svolte in un grande magazzino svuotato e riempito di pareti verdi e sensori. Tutto è sistemato in modo che le camere puntate sugli attori (che indossano tute anch'esse piene di sensori) possano mostrare in tempo reale al regista una versione in bassa qualità dei personaggi digitali che si muovono come gli attori nell'ambiente virtuale. Così Cameron dirige le scene vedendo subito il risultato.
Quello che accade mentre la scena viene girata è che tutti i movimenti degli attori sono registrati. I led che hanno sul corpo emanano una luce infrarossa che viene registrata da apposite camere disposte in tutto il magazzino. I dati di queste telecamere aggregati restituiranno con precisione il movimento tridimensionale.
La medesima cosa avviene anche a pochi centimetri dal volto di ogni attore. La speciale tuta indossata infatti prevede anche un minicamera HD che si regge sulla testa degli attori con una struttura simile a quella dei microfoni integrati nelle cuffie, solo che la microcamera è un po' più distante dal volto e riesce a riprendere e registrare bene tutti i movimenti dei muscoli facciali. Questa è un'idea di Cameron, qualcosa che non si era mai fatto e che coglie con inedita precisione le espressioni.
Finito di girare una scena poi il regista, senza gli attori intorno, gira i movimenti di camera. Ha in mano una videocamera di cui è operatore, essa ha i dati tridimensionali della scena e la mostra nel visore. Il regista muovendosi con la camera in braccio si sposta nella scena e la vede nel visore digitale come se stesse guardando dall'obiettivo. In questo modo il suo tocco, il suo stile e il suo modo di guardare ai personaggi rimane intatto e si crea anche continuità con le immagini con attori in carne ed ossa girate normalmente, poichè anche in quel caso è Cameron l'operatore.
Finito tutto le immagini, i movimenti, le decisioni e le impressioni di Cameron vanno alla WETA che ha solo il compito di rendere tutto credibile, cioè rendere le immagini in CG complesse, raffinare i dettagli e, in sostanza, andare a fondo con la risoluzione, le illuminazioni e via dicendo.

Profondità reale e profondità di Cameron
Nei 13 anni che lo hanno separato da Titanic Cameron ha fatto molte cose, quasi tutte finalizzate ad Avatar. Anche quando andava sott'acqua a filmare i relitti delle navi in tre dimensioni in realtà pensava ad Avatar. Quegli esperimenti infatti erano parte del processo creativo di un nuovo tipo di videocamera (ufficialmente brevettata da lui e quindi ora diventata un prodotto in vendita) che ha le inedite caratteristiche di maneggevolezza, leggerezza, dimensione ridotta e soprattutto doppia lente per girare in 3D che nessuna videocamera ha. James Cameron in sostanza si è costruito da solo (con l'aiuto di Sony) l'attrezzatura che gli serviva. Spielberg la sta già usando per il making di Tintin.
Con questi strumenti il regista è dentro il set virtuale e può prendere le medesime decisioni che prenderebbe sul set tradizionale, in passato invece dirigeva degli attori e basta, era la postproduzione (quindi altre persone) che li piazzavano nello spazio.
Non si tratta però di avere solo la possibilità di previsualizzazione in diretta e nella maneggevolezza della videocamera. Il 3D di Cameron è migliore degli altri perchè più complesso. Fino ad ora film anche buoni come Coraline ci hanno mostrato un 3D che sostanzialmente consisteva nell'avere un oggetto in primo piano e lo sfondo distanziati, la realtà però è fatta di molti piani diversi, oggetti che stanno a diversi livelli di profondità. E questo fa Avatar, usa un 3D più complesso della media prevedendo molti più piani di profondità e così di fatto avvicinandosi alla complessità della vera profondità.
L'impatto del nuovo modo di lavorare e della conseguente maggiore qualità dell'intervento digitale su schermo lo capiremo tra qualche anno, quando altri registi stimolati dal risultato del lavoro mastodontico del collega e aiutati dalle tecnologie da lui brevettate e messe in vendita (oltre che dalla mole di esperienza in materia che la WETA ha maturato lavorando al film) continueranno a battere, migliorare e sperimentare la nuova via aperta da Avatar.

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