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Peter Mullan

Peter Mullan è un attore inglese, regista, co-produttore, sceneggiatore, è nato il 2 novembre 1959 a Peterhead (Gran Bretagna).
Nel 1998 ha ricevuto il premio come miglior attore al Festival di Cannes per il film My Name Is Joe. Peter Mullan ha oggi 62 anni ed è del segno zodiacale Scorpione.

Il talento di Mister Mullan

A cura di Fabio Secchi Frau

Ogni film realizzato da Peter Mullan è quasi sempre stato uno shock per i temi che ha affrontato: morte, religione, abusi sessuali, aborti. Non gli interessa far felice il pubblico, intrattenerlo con storielle sciocche e ricche di humour inglese, di questo ne siamo certi. Quello che conta, per questo autore e attore scozzese, è ossessionare lo spettatore con una sua privatissima visione della realtà. Gettare noi tutti dentro storie semplici, dove infiliamo pantaloni e gonne dei protagonisti, al centro di qualcosa più grande di loro: nella loro impotenza, nella loro rabbia, nella loro lotta e infine nella loro catarsi. Il vero tema, anche nella sua recitazione, rimane l'uomo e la comprensione di un mondo strano che si mostra con sfaccettate realtà che esistono o sono esistite. Siamo tutti animali in cerca di amore e di libertà, secondo Mullan, e ricerchiamo queste due componenti proprio in quel mondo che ci circonda e che ci ferisce. Ottimo regista, ci ha saputo mostrare mondi gonfi di uomini-mostri che abusano di altri uomini o desiderano farlo. Temi delicati dunque, che ritroviamo anche nel suo lavoro di interprete, quando si tuffa nella coscienza di quei personaggi che fronteggiano il male e che cercano di salvarsi da una società che li emargina e li denigra. Qui sta il duplice talento di Mister Mullan. Nel rendere leggero e ruvido un racconto o un ruolo.

Origini e formazione
Quinto di otto figli, cresciuto nel Nord-Est della Scozia da una madre di origine irlandese (e quindi accesa cattolica) e da padre scozzese, si trasferisce con l'intera famiglia in un borgo operaio (Cardonald) nei pressi di Glasgow, dove il padre trova lavoro come tecnico di laboratorio. Disgraziatamente però, accanto al bigottismo della madre si ritrova l'alcolismo del padre che, manesco e tiranno, spinge un giovane Peter Mullan a tentare di avvelenarlo con dei sonniferi. Cresciuto in mezzo a una strada, assieme ai ragazzi di quartiere con i quali forma una banda, grazie alla sua stazza trova lavoro come buttafuori in diversi pub. La sua passione per la regia cinematografica nasce intorno ai 19 anni, quando (grazie ai primi stipendi) riesce a comprarsi una cinepresa e a firmare i primi cortometraggi. Ma non gli basta. Spinto a volere necessariamente una vita migliore, si iscrive alla University of Glasgow dove studia economia, che poi interromperà momentaneamente per assistere il padre lungo il suo calvario nella lotta contro il cancro ai polmoni. Morto l'uomo, Mullan capisce che nonostante la laurea in economia, il suo futuro non è certo dietro una scrivania e segue quello che era principalmente un hobby universitario: la recitazione. Continua a frequentare il palcoscenico dopo la laurea e, parallelamente, diventa uno dei leader marxisti dell'ala sinistra del movimento teatrale che sorge in Scozia durante il governo conservatore di Margaret Thatcher. Dopo una breve esperienza nelle compagnie teatrali di "7:84" e "Wildcat", rifiutato dalla National Film School, decide definitivamente di impegnarsi a tempo pieno nella recitazione.

Il debutto e la carriera di attore, diretto da Loach e Boyle
Dopo aver recitato nel film tv The Steamie (1988) e dopo aver sposato Ann Swan nel 1989, che gli darà tre figli e che poi lascerà per Robina Qureshi, esordirà sul grande schermo nel ruolo di Jake in Riff-Raff - Meglio perderli che trovarli (1990) di Ken Loach, accanto a Robert Carlyle. Particolarmente apprezzato da Danny Boyle che lo inserirà in parte dei suoi primi film, realizzerà i suoi primi veri cortometraggi: Close (1993), Good Day for the Bad Guys (1995) e Fridge (1995). Ma anche la serie televisiva Cardiac Arrest che lo impegnerà dal 1996 al 1997 e il suo primo lungometraggio: Orphans (1997), una bizzarra tragicommedia che mischia religione e morte.

Mullan regista
L'esperienza da regista gli frutterà numerosi riconoscimenti (Cult Network Italia Prize, Isvema Award, Premio Kodak e Premio Pierrot) e lo spingerà più avanti a replicare. Dopo aver recitato in Favole (1997) con Harvey Keitel e Peter O'Toole, diventa il protagonista del nuovo film di Ken Loach My name is Joe (1998), storia di un ex alcolista disoccupato che allena una squadra di calcio composta da emarginati sociali come lui. Il ruolo così incisivo, gli farà stringere meritatamente fra le mani la Palma d'Oro come Miglior Attore al Festival di Cannes.
Successivamente, dopo i poco convincenti Un perfetto criminale (2000) con Kevin Spacey e Le bianche tracce della vita (2000) con Nastassja Kinski, torna dietro la cinepresa per firmare lo scandaloso Magdalene (2002), pellicola ambientata nell'Irlanda degli anni Sessanta, che racconta di come giovani ragazze madri, orfane, ragazze vivaci o violentate, vengano rinchiuse in un convento gestito dalle Sorelle della Misericordia andando incontro all'espiazione fisica e psicologica dei loro presunti peccati. Per il realismo crudo e doloroso, ma anche sensibile a quella religiosità che nega totalmente il messaggio cattolico di amore universale, di libertà e rispetto altrui, vince un meritato Leone d'Oro al Festival di Venezia, imponendosi come autore controcorrente. Tanto è vero che sarà perfettamente a suo agio lavorando accanto a registi come Nanni Moretti, Lars von Trier e Jean-Luc Godard nel progetto Cinema 16. Cortometraggi europei (2004). Vogliamo altri personaggi e altre storie da Peter Mullan, altri racconti di innocenza e orrore, di realtà che cambiano, di prima e di dopo. Intanto ci accontentiamo di vederlo ancora una volta davanti alla macchina da presa, diretto da Steven Spielberg, nel drammatico War Horse (2012), nel quale recita accanto a Jeremy Irvine e Emily Watson e nel drammatico Tyrannosaur (2011) di Paddy Considine.

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