Finisco in un cinema di Roma, in un giorno feriale. E ci sono gruppetti di ragazzi che aspettano di entrare. Aspettano a gruppi di due, di tre, di quattro. Bevono qualcosa, hanno zaini grigi, jeans, capelli lunghi, scarpe Adidas, occhiali. Universitari, ragazzi che amano il cinema. E i due film che stanno aspettando di vedere hanno entrambi a che fare con il Giappone. Sono Perfect Days di Wim Wenders e Il ragazzo e l’airone di Hayao Miyazaki.
Sono tanti, questi ragazzi. E non sono soltanto in questo cinema: al box office italiano, nel momento in cui sto scrivendo, Il ragazzo e l’airone ha un incasso totale di 5,5 milioni di euro. E occupa la prima posizione della classifica un altro film giapponese, anche se diretto da un regista cittadino del mondo, Wim Wenders: è Perfect Days, piccolo miracolo del cinema d’autore, che ha incassato 2 milioni di euro.
Erano questi i due film che i ragazzi, a gruppetti, stavano aspettando di vedere. Quella sera, sono andato a vedere Il ragazzo e l’airone di Miyazaki. E ai titoli di coda, nessuno si è mosso. Non erano svenuti: stavano guardando, con rigoroso rispetto – verrebbe da dire con nipponica deferenza – fino all’ultimo fotogramma del film/testamento di Miyazaki.
Ma, verrebbe da dire, da che cosa nasce questo piccolo miracolo? Sono film che son cresciuti grazie al passaparola, quello che sembrava non esistere più. Sono film che sono opera di due grandi maestri, due grandi esploratori delle possibilità del cinema. Wenders, vincitore del Leone d’oro a Venezia con Lo stato delle cose e della Palma d’oro a Cannes con Paris, Texas, Wenders che con il Giappone ha una lunga storia d’amore, filosofico e cinematografico, da quando si innamorò dei film di Yasujirô Ozu. E Miyazaki, che crea un cinema di animazione assolutamente originale, nel quale la logica non va cercata con i parametri occidentali, ma con una mente aperta alla meraviglia, alle connessioni impossibili, al fatto che aprendo una porta ci si trovi continuamente in mondi impensabili un attimo prima. Un regista Zen – Wenders – per il quale l’importante sembra essere la capacità di stare incollati all’attimo, alla meraviglia del reale, delle più minuscole cose. E un regista nel quale il mondo è in continuo divenire, come Miyazaki, una girandola di mondi immaginari, come gli animali impossibili del Codex Seraphinianus.

