| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 111 minuti |
| Regia di | Laura Luchetti |
| Attori | Yile Yara Vianello, Deva Cassel, Nicolas Maupas, Alessandro Piavani, Adrien Dewitte Cosima Centurioni, Gabriele Graham Gasco, Anna Bellato, Andrea Bosca, Federico Calistri. |
| Uscita | giovedì 24 agosto 2023 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,46 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 24 dicembre 2024
La storia di Ginia e, più in generale, della scoperta della vita da parte di un'adolescente. In Italia al Box Office La bella estate ha incassato 257 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Torino, 1938. Venuta in città a lavorare assieme al fratello Severino, la giovane Ginia fa la sarta in un atelier di moda. Durante l'estate conosce la misteriosa Amelia, di poco più grande, che fa la modella per vari pittori della città. Attraverso Amelia, Ginia conoscerà tra gli altri i pittori Rodrigues e Guido, innamorandosi di quest'ultimo e chiedendosi come sarebbe se anche lei si lasciasse disegnare.
È al terzo lungometraggio come regista - a cinque anni da Fiore gemello - che Laura Luchetti incontra il Cesare Pavese della novella "La bella estate", trovando un felice matrimonio di temi tra quelli a lei cari e quelli da riscoprire nell'opera che il romanziere firmò originariamente nel 1940.
Romanzo di formazione al femminile ambientato nella Torino dell'immediato pre-guerra, storia d'amore celata e di rapporto fiorente con il proprio corpo e il proprio desiderio, La bella estate inquadra con maturità il racconto della giovinezza inquieta, dandogli anche una veste formale elegante e dal sapore classico.
Nel creare la versione in immagini della prosa di Pavese, Luchetti confeziona un film sull'insidioso processo di farsi oggetto dello sguardo altrui, impresa ancora più ardua quando non si conosce (ancora) la propria identità, come nel momento transitorio dello sbarco nell'età adulta.
La giovane Ginia è una ragazza di campagna che degli adulti sa poco, nonostante viva "da grande" assieme al fratello e senza i genitori. L'incontro con la figura di Amelia, nella sua perfezione esoterica che sorge dall'acqua, la sconvolge a tal punto che per avvicinarsi a lei - e a un'idea di se stessa - deve affidarsi a una miriade di tramiti: gli specchi, gli spicchi di vetrata dietro a una tenda, il lavoro in atelier sugli abiti e sulle clienti, lo sguardo maschile del pittore che sembra crudelmente l'unico ad aver diritto sul corpo della donna. Nel frattempo cresce sottopelle l'inquietudine, discreta eppure fervente, con la paura che quell'estate finisca per sempre, seppellita dalla neve e dai discorsi del Duce alla radio.
Con l'aiuto di ottimi costumi e del fascino austero di Torino, Luchetti tratteggia un dramma d'epoca di spessore e dei personaggi pieni di dignità umana anche quando si ritrovano alla deriva.
Per il suo film più ambizioso ritaglia un ruolo intrigante alla giovane Deva Cassel, la quale usa il suo divismo "di nascita" per trasformarsi in avatar incrollabile e oggetto di desiderio, e ancor di più per la protagonista sfrutta il mestiere già forgiato di Yile Vianello, (ben) cresciuta nel cinema di Alice Rohrwacher. Cuore del film, la sua Ginia è un crocevia impazzito di maturità e innocenza, paure e slanci temerari, sentimenti e sensi di colpa.
Una rilettura attenta e suggestiva di un romanzo senza tempo. Solo apparentemente circoscritta all’esperienza della protagonista Ginia, la pellicola allarga lo sguardo e il piccolo mondo antico che le fa da sfondo si scopre sorprendentemente grande e moderno, più vicino al nostro di quanto si possa pensare. Laura Luchetti gioca abilmente di sottrazione e non ingolfa la sceneggiatura riempiendo [...] Vai alla recensione »
L’incontro con Laura Luchetti, regista de La bella estate, avviene a pochi passi dal mare giallo delle sedie in Piazza Grande a Locarno, che colpiscono anche da vuote, nelle prime ore della mattina. Per Luchetti, che con il suo terzo film arriva al Locarno Film Festival (in Piazza Grande), è la prima volta al festival: “una grande emozione. Con Yile [Vianello, la giovane protagonista del film, ndR] ieri sera siamo passate davanti allo schermo. Mi avevano detto che fosse grande ma non credevo così tanto.”
Iniziamo parlando di Pavese, di questa opera, di come è venuta l’idea dell’adattamento e perché ora.
Io ho un motto: “le cose che ti appartengono ti troveranno”. Ho sempre amato Pavese, la sua malinconia e le sue atmosfere. Un paio d’anni fa ho riletto La bella estate, e per puro caso ho saputo di lì a breve che i produttori avevano acquistato i diritti.
Una bella coincidenza. Che cosa cercavi in quelle pagine?
Con un atto d’amore e di terrore mi sono lanciata nello studio del libro, per trovare una chiave di adattamento vicina al cuore di Pavese ma che contenesse anche un po’ del mio. Senza dubbio per me le pagine si incendiano nel rapporto tra Ginia e Amelia, che Pavese fa sottintendere e suggerisce per poi schiaffeggiare coraggiosamente il lettore nel finale. Inoltre è la storia di una ragazza nel momento che io più amo, l’adolescenza. Ginia sente il corpo esplodere di desiderio e deve decidere chi vuole essere, chi vuole amare.
Argomento molto attuale.
Non vedo differenza tra gli anni trenta di Pavese e l’esperienza di una ragazza della stessa età nel mondo di oggi. Il dibattito sul corpo e sull’orientamento sessuale è oggi molto forte, ma tenendo l’ambientazione d’epoca si sottolinea che questo è il tema universale della crescita, della perdita dell’innocenza. L’ispirazione per scrivere il personaggio di Ginia è stata mia figlia, che ha la stessa età, e negli altri personaggi rivedo i suoi amici, anche quegli uomini che Pavese giudica in modo così feroce.
La penna di Pavese crea un solco enorme tra le donne e gli uomini della storia, come a rimarcare due mondi distanti. Nel film la sensibilità è più rotonda.
Questa è la storia di una verginità che si difende dagli attacchi del mondo. I personaggi maschili sono fragili perché schiavi di un ruolo. Ma ho visto in Pavese una prospettiva molto femminile, che a mia volta ho voluto addolcire specialmente per gli uomini, dall’oggetto d’amore Guido alla figura del fratello Severino, che ho reso più morbido pensando a mio fratello. Mi piaceva l’idea di esplorare il rapporto tra una sorella e un fratello perché non si vede spesso.
Ho trovato nella protagonista di Yile Vianello una maturità malinconica, che contrasta con un personaggio che invece al mondo adulto si affaccia per la prima volta. Dimmi di cosa si nutre il rapporto con Amelia.
Per me Ginia è un essere della natura, che nel contesto della città deve contenersi. Amelia invece nella città è a suo agio, deve apparire forte a tutti i costi perché vive facendosi rappresentare. Una rappresentazione che Ginia non ha e che desidera fortemente, non vede l’ora che qualcuno la guardi. Finirà per tradirsi e per capire qual è la sua natura. Di nuovo tornano i paralleli con la nostra epoca: ho pensato subito ai social, ai selfie, ai like. Esistere perché si è rappresentati, perché gli altri ci vedano.
Su cosa ti sei concentrata nel lavorare con le attrici?
Nonostante sia un film piccolo e girato di corsa, ho voluto tenere un laboratorio con tutti i ragazzi prima delle riprese, per far sì che i personaggi fossero “tatuati” sugli attori. Con Yile Vianello ho lavorato sulla fisicità di Ginia, su questa piccola ragazza che viene dalla campagna e deve farcela nella grande città. Deva Cassel [figlia diciottenne dei divi Monica Bellucci e Vincent Cassel, ndR] conosce bene il dolore di essere rappresentabile in ogni istante della vita; chi meglio di lei poteva prestare il volto a una giovane donna condannata sempre a mostrarsi, anche quando è infelice?
«A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e traversare la strada per diventare come matte, e tutto era così bello, specialmente di notte, che tornando stanche morte speravano ancora che qualcosa succedesse». Inizia così il racconto «La bella estate», pubblicato da Cesare Pavese nel 1949 e ambientato una decina di anni prima, precisamente nella Torino del 1938.