| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Francesco Frangipane |
| Attori | Edoardo Pesce, Vanessa Scalera, Anna Bonaiuto, Giorgio Colangeli, Elena Radonicich Massimiliano Benvenuto. |
| Uscita | giovedì 13 giugno 2024 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,64 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 7 giugno 2024
Una famiglia è riunita attorno alla tavola a mangiare: padre, madre e i due figli, Elena e Antonio. Una normalità presto spezzata da una terribile scoperta. In Italia al Box Office Dall'alto di una fredda torre ha incassato 44 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Elena e Antonio sono gemelli cresciuti all'interno di una sorta di cellula invisibile che li contiene entrambi. Anzi, la cellula si allarga solo a contenere anche Michela e Giovanni, i loro genitori. Quel nucleo a quattro ride e scherza a tavola, mescola affetto e ironia, battute e frecciate. Ma Michela e Giovanni soffrono di una malattia genetica che intacca i tessuti midollari e che li ha colpiti entrambi, quasi a rafforzare il loro legame simbiotico, parallelo a quello fra i loro figli. Sarebbe dunque perfettamente simmetrico se i figli potessero, donando il loro midollo, salvare entrambi i genitori. E invece solo Elena risulta compatibile, rompendo quella simmetria che caratterizza la famiglia da sempre e che allo stesso tempo la loro forza e il loro limite. Dunque lei, e suo fratello, sono costretti a scegliere quale genitore salvare: una decisione disumana che la scienza li invita a compiere nel nome del giuramento di Ippocrate, secondo cui se anche una sola vita può essere salvata, è nostro dovere salvarla.
Dall'alto di una fredda torre è la trasposizione cinematografica della pièce teatrale scritta da Filippo Gili e diretta in palcoscenico da Francesco Frangipane, ed entrambi conservano i rispettivi ruoli anche nella realizzazione del film.
Tuttavia il passaggio al grande schermo sconta un impianto che non solo rimane fortemente teatrale ma in qualche modo si congela nella premessa, senza riuscire veramente a declinarsi in tutte le sfumature di quella che è La scelta di Sophie al contrario, e altrettanto devastante.
Il quartetto di interpreti è eccellente: Vanessa Scalera ed Edoardo Pesce nei panni di Elena e Antonio caratterizzano bene i loro personaggi - lei vulcanica e rabbiosa, lui schivo e solitario - nonché l'interazione fisica ed emotiva del loro rapporto, che ha ancora qualcosa di profondamente infantile e persino di paraincestuoso: di qui la preoccupazione della madre nell'immaginarli insieme. Anche Anna Bonaiuto e Giorgio Colangeli sono perfetti nei ruoli di Michela e Giovanni: lei più sarcastica ed egoriferita, lui più morbido e gentile.
Il problema è che questi personaggi non sanno dove andare, e non perché si trovino di fatto in un cul de sac emotivo, ma perché i movimenti interni a quel dilemma dilaniante non sono realmente sviscerati, e anche la conclusione resta sospesa in quella nebbia che apre e chiude la narrazione.
Tutto rimane nella fase iniziale del postulato, contrariamente a quanto succede nell'episodio iniziale de I peggiori giorni, che è di grana ben più grossa e ha ben altri intenti narrativi, ma mostra comunque un ventaglio di reazioni più ampio.
Dall'alto di una fredda torre resta invece uno spartito con poche note che si mantiene indefinito, così come indefinita appare la "sottotrama" che vede Dario, il cavallo di Antonio, uscire dal recinto e perdersi nelle campagne umbre in cui è ambientata la storia, senza un vero perché e senza una direzione.
Anche il rapporto fra la dottoressa che ha invitato i due fratelli a compiere la loro scelta e sua madre resta appena abbozzato. Se il tema è da tragedia greca, il film non ha la forza o l'audacia drammaturgica dei testi dei tragediografi ellenici o il pathos straziante di William Styron, preferendo un andamento sussurrato che alla fine lascia troppe domande inevase.
Un opera prima che risente della trasposizione teatrale. Il tema non è dei più allegri ma si lascia guardare. Bravi gli attori, Pesce una spanna sopra.
“Può Dio costruire una trappola da cui nemmeno lui riuscirebbe a scappare?” – è così che i rabbi delle yeshivah ebraiche lavoravano di decervellamento per creare esercizi retorici sempre più intricati e involuti. Questo appena riportato è il “paradosso di onnipotenza” su cui secoli fa si è buttato sopra Saadia Gaon, quello che andiamo a citare adesso ne è la versione secolare e drammaturgica: “Se dovessi salvare solo uno dei tuoi genitori, chi sceglieresti, mamma o papà?”. È una delle prime riflessioni a boccia ferma e a testa in subbuglio che puntellano Dall’alto di una fredda torre. Ed è lì che staremo autoreclusi fino a che non troveremo la diabolica soluzione, paralizzati dalla nebbia e strattonati dal vento.
Non è un pamphlet né una tragedia contemporanea né un’operetta moraleggiante, Dall’altro di una fredda torre. O meglio, prende a spizzichi e bocconi da tutti questi esercizi retorici, come i rabbi per creare le loro trappole dialettiche, e innalza un personale orizzonte riflessivo. Che non comincia certo adesso: il film in uscita giovedì 13 giugno per Lucky Red (prodotto dalla stessa casa di Occhipinti in collaborazione con Sky Cinema e Rai Cinema, sostenuto dal Mic – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo), è sì l’esordio alla regia di Francesco Frangipane, scritto da Francesco Gili e interpretato da Edoardo Pesce e Vanessa Scalera, ma è soprattutto la chiusura di un cerchio spettacolare partito anni fa con la teatrale “Trilogia di Mezzanotte” a firma sempre del duo Frangipane-Gili.
“Prima di andar via”, “Dall’alto di una fredda torre” e “L’ora accanto” sono i capitoli che a partire dal 2011 hanno battuto il tempo del Teatro Argot Studio di Roma, casa e spazio di Frangipane e Gili (il primo ne è anche direttore assieme a Tiziano Panici), ma anche di Scalera, Giorgio Colangeli e Massimiliano Benvenuto, materiale umano-attoriale già protagonista della trilogia, come Anna Bonaiuto era presente in "Giusto la fine del mondo" di Frangipane. Famiglie che cercano di stare assieme come di disunirsi, scelte imponderabili, destini già truccati ancora prima di mettersi a giocare – questa la penna di Gili; tavoli a cui sedersi o attorno ai quali vagare, kammerspiel dell’anima, luci che tagliano la scena e i corpi – questo l’occhio di Frangipane.
Il proscenio teatrale è il riflesso speculare dello schermo cinematografico, così Gili negli anni adatta alcuni suoi lavori in pellicole indipendenti, Frangipane scrive per Marco Risi. Ma Gili dice di voler fare grandi film da grandi opere teatrali, Frangipane oltre a lavorare in tv e su alcuni doc porta a teatro testi da grande schermo (“7 anni”) o quasi (il citato e dolaniano "Giusto la fine del mondo", ma prima e sopratutto Jean-Luc Lagarce). Così arriva il culmine-climax di "Dall’alto di una fredda torre", innalzato sul parterre attoriale composto in prima seduta da Pesce e Scalera (il primo da vedere proprio negli stessi giorni anche in El Paraíso di Enrico Maria Artale, la seconda reduce dall’ennesima stagione di successo di Imma Tataranni su Rai 1 e al cinema con Palazzina Laf di Riondino), Colangeli, Bonaiuto, Benvenuto ed Elena Radonicich, presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma dove ha raccolto il premio per miglior opera prima italiana assegnato dall’associazione “Amici di Luciano Sovena”.
Ci sono l’impianto teatrale e il simbolismo cinematografico, ma prima di ogni cosa c’è il quesito iniziale: chi butteresti dalla torre, mamma o papà? È la scelta abissale a cui devono – devono per forza? – dare una risposta i fratelli gemelli Antonio (Pesce) ed Elena (Scalera), quando due medici (Benvenuto e Radonicich) li informano che le analisi degli anziani ma vitali genitori Giovanni (Colangeli) e Michela (Bonaiuto) hanno riscontrato la presenza di una malattia rarissima che per puro caso ha colpito entrambi i coniugi. Solo il trapianto di midollo può salvarli, solo Elena è donatrice sana e solo una volta può essere compiuta l’operazione. Se Dio riesce a scappare dalla trappola da lui stesso costruita, allora forse anche Antonio ed Elena possono trovare la risposta.
Quando la sfiga picchia tanto duro che non ci credi. Mamma e papà si ammalano insieme, stesso morbo mortale. Unica speranza di sfangarla, il trapianto (di midollo). Due donatori possibili, in teoria: i figli (gemelli) Elena (Scalera) e Antonio (Pesce). Ma solo Elena è compatibile, e non può donare a entrambi, non reggerebbe. Dunque, salvare la mamma o salvare il papà? Questo il dilemma alla base della [...] Vai alla recensione »
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