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Dall'alto di una fredda torre, un esordio che ci spinge a trovare diaboliche soluzioni a domande impossibili

Ci sono l’impianto teatrale e il simbolismo cinematografico, ma prima di ogni cosa c’è il quesito iniziale: chi butteresti dalla torre, mamma o papà? Dal 13 giugno al cinema.
di Luigi Coluccio

Edoardo Pesce (44 anni) 12 settembre 1979, Roma (Italia) - Vergine. Interpreta Antonio nel film di Francesco Frangipane Dall'alto di una fredda torre.
mercoledì 12 giugno 2024 - Focus

“Può Dio costruire una trappola da cui nemmeno lui riuscirebbe a scappare?” – è così che i rabbi delle yeshivah ebraiche lavoravano di decervellamento per creare esercizi retorici sempre più intricati e involuti. Questo appena riportato è il “paradosso di onnipotenza” su cui secoli fa si è buttato sopra Saadia Gaon, quello che andiamo a citare adesso ne è la versione secolare e drammaturgica: “Se dovessi salvare solo uno dei tuoi genitori, chi sceglieresti, mamma o papà?”. È una delle prime riflessioni a boccia ferma e a testa in subbuglio che puntellano Dall’alto di una fredda torre. Ed è lì che staremo autoreclusi fino a che non troveremo la diabolica soluzione, paralizzati dalla nebbia e strattonati dal vento.

Non è un pamphlet né una tragedia contemporanea né un’operetta moraleggiante, Dall’altro di una fredda torre. O meglio, prende a spizzichi e bocconi da tutti questi esercizi retorici, come i rabbi per creare le loro trappole dialettiche, e innalza un personale orizzonte riflessivo. Che non comincia certo adesso: il film in uscita giovedì 13 giugno per Lucky Red (prodotto dalla stessa casa di Occhipinti in collaborazione con Sky Cinema e Rai Cinema, sostenuto dal Mic – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo), è sì l’esordio alla regia di Francesco Frangipane, scritto da Francesco Gili e interpretato da Edoardo Pesce e Vanessa Scalera, ma è soprattutto la chiusura di un cerchio spettacolare partito anni fa con la teatrale “Trilogia di Mezzanotte” a firma sempre del duo Frangipane-Gili.

“Prima di andar via”, “Dall’alto di una fredda torre” e “L’ora accanto” sono i capitoli che a partire dal 2011 hanno battuto il tempo del Teatro Argot Studio di Roma, casa e spazio di Frangipane e Gili (il primo ne è anche direttore assieme a Tiziano Panici), ma anche di Scalera, Giorgio Colangeli e Massimiliano Benvenuto, materiale umano-attoriale già protagonista della trilogia, come Anna Bonaiuto era presente in "Giusto la fine del mondo" di Frangipane. Famiglie che cercano di stare assieme come di disunirsi, scelte imponderabili, destini già truccati ancora prima di mettersi a giocare – questa la penna di Gili; tavoli a cui sedersi o attorno ai quali vagare, kammerspiel dell’anima, luci che tagliano la scena e i corpi – questo l’occhio di Frangipane.

Il proscenio teatrale è il riflesso speculare dello schermo cinematografico, così Gili negli anni adatta alcuni suoi lavori in pellicole indipendenti, Frangipane scrive per Marco Risi. Ma Gili dice di voler fare grandi film da grandi opere teatrali, Frangipane oltre a lavorare in tv e su alcuni doc porta a teatro testi da grande schermo (“7 anni”) o quasi (il citato e dolaniano "Giusto la fine del mondo", ma prima e sopratutto Jean-Luc Lagarce). Così arriva il culmine-climax di "Dall’alto di una fredda torre", innalzato sul parterre attoriale composto in prima seduta da Pesce e Scalera (il primo da vedere proprio negli stessi giorni anche in El Paraíso di Enrico Maria Artale, la seconda reduce dall’ennesima stagione di successo di Imma Tataranni su Rai 1 e al cinema con Palazzina Laf di Riondino), Colangeli, Bonaiuto, Benvenuto ed Elena Radonicich, presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma dove ha raccolto il premio per miglior opera prima italiana assegnato dall’associazione “Amici di Luciano Sovena”.

Ci sono l’impianto teatrale e il simbolismo cinematografico, ma prima di ogni cosa c’è il quesito iniziale: chi butteresti dalla torre, mamma o papà? È la scelta abissale a cui devono – devono per forza? –  dare una risposta i fratelli gemelli Antonio (Pesce) ed Elena (Scalera), quando due medici (Benvenuto e Radonicich) li informano che le analisi degli anziani ma vitali genitori Giovanni (Colangeli) e Michela (Bonaiuto) hanno riscontrato la presenza di una malattia rarissima che per puro caso ha colpito entrambi i coniugi. Solo il trapianto di midollo può salvarli, solo Elena è donatrice sana e solo una volta può essere compiuta l’operazione. Se Dio riesce a scappare dalla trappola da lui stesso costruita, allora forse anche Antonio ed Elena possono trovare la risposta.


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