| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 106 minuti |
| Regia di | Stefano Mordini |
| Attori | Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Benedetta Porcaroli, Giulio Pranno Valentina Cervi, Fausto Russo Alesi, Fabrizio Gifuni, Corrado Invernizzi, Sergio Romano, Federica Torchetti, Sofia Iacuitto, Angelica Elli. |
| Uscita | giovedì 7 ottobre 2021 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 18 |
| MYmonetro | 2,42 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 7 ottobre 2021
Stefano Mordini torna alla regia per portare sul grande schermo la storia tratta dall'omonimo romanzo di Edoardo Albinati, vincitore del Premio Strega 2016. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, 1 candidatura a David di Donatello, In Italia al Box Office La scuola cattolica ha incassato 1,6 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Che cosa sono stati gli anni Settanta in una certa città, un certo quartiere, una certa scuola? Ha provato a raccontarlo in un romanzo di oltre mille pagine Edoardo Albinati, che nel 1975 era un adolescente romano di buona famiglia e frequentava un liceo privato del quartiere Trieste, isola di privilegio in cui i genitori medio e altoborghesi "mettevano al riparo" i loro figli dal clima politico del tempo. Quell'anno alcuni ex studenti della stessa scuola avrebbero compiuto uno dei delitti più efferati della storia italiana, il massacro del Circeo, e Albinati, nel suo romanzo fiume vincitore del Premio Strega 2016, avrebbe raccontato quella mala education capace di generare mostri.
Stefano Mordini, con l'aiuto dei cosceneggiatori Massimo Gaudioso e Luca Infascelli, trasporta sullo schermo quel vulnus mai realmente rimarginato della storia italiana recente.
L'abilità narrativa di Mordini, in termini strettamente cinematografici, è notevole: La scuola cattolica ricrea un mondo di cui alcuni di noi hanno ancora memoria in maniera del tutto credibile, descrivendo un humus socioculturale che non poteva che produrre una concezione distorta della morale e della virilità. La violenza era all'ordine del giorno e certe istituzioni, dietro la facciata perbenista di matrice religiosa, tolleravano un sistema gerarchico basato sulla sopraffazione, acconsentendo ad una visione elitaria funzionale alla crescita (anche urbanistica) delle scuole private, dove "tutto si sistema con una donazione".
È in quegli anni, anche nelle scuole pubbliche, che il ruolo degli insegnanti perde valore e rispetto, e gli studenti si convincono che l'autorità dei loro docenti "è basata sul nulla perché non sanno niente". Ed è di quegli anni, in quel contesto socioeconomico, che i padri trasmettono ai figli un'idea distorta di mascolinità che comporta freddezza e alterigia sia verso gli strati sociali "inferiori" che verso le donne.
Mordini ricrea fedelmente quel clima ma non ne affronta mai la dimensione specificatamente politica, e anche lo studio delle psicologie dei singoli personaggi rimane in superficie, senza darci aperture che ci aiutino a comprendere, e non solo contestualizzare, certi comportamenti aberranti. Quando poi si passa al delitto del Circeo la regia si fa insistente in un modo che ricorda il cinema di Michel Franco, con la sua inquietante componente di sadismo.
La ricostruzione d'ambiente, grazie alle scenografie di Paolo Bonfini e i costumi di Grazia Materia, è convincente, così come convincenti sono le prove attoriali (e la direzione) di un cast di giovani quasi sconosciuti (con l'eccezione dell'astro nascente Giulio Pranno nel ruolo di Andrea Ghira), soprattutto Alessandro Cantalini nei panni di Pik e Luca Vergoni in quelli agghiaccianti di Angelo Izzo.
Se da un lato la costruzione drammaturgica si segue molto bene, considerata la corposità del testo letterario di partenza, dall'altro l'analisi di una concezione tossica (come si direbbe oggi) della mascolinità e la legittimazione di un'aggressività "sfogata" sui più fragili e sul sesso debole (come si diceva allora) poteva essere meglio direzionata a far riflettere su determinate dinamiche e determinati percorsi interiori, invece che limitarsi a "metterli in scena".
La scuola cattolica avrebbe potuto fare inoltre leva sulla componente di delirio che ha accompagnato quegli anni invece di limitarsi a descriverne le modalità, secondo un'estetica che ricorda San Babila Ore 20: un delitto inutile - che però era coevo dei fatti che raccontava, e prendeva una chiara posizione rispetto alla matrice politica della mala education dei suoi protagonisti.
Il plauso più convinto va al cast dei "giovani sconosciuti", terribilmente in parte e dotati di una sincera capacità attoriale (su tutti Luca Vergoni, nei panni di Angelo Izzo), a discapito dei veterani che sbiadiscono nell'auto-scimiottarsi (Scamarcio sotto questo aspetto è senza speranza). L'opera del Mordini racconta quell'Italia e in particolare quella [...] Vai alla recensione »
Nella notte tra il 29 e 30 dicembre 1975, tre ragazzi della Roma bene e militanti di movimenti neofascisti - Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira - attirano due ragazze nella villa di proprietà di quest’ultimo a San Felice Circeo dove vengono drogate, stuprate e torturate. Una, Rosaria Lopez, è morta. L’altra, Donatella Colasanti, è riuscita a sopravvivere ed è stata trovata nel bagagliaio di una Fiat 127.
Uno degli eventi più tragici di tutta la cronaca italiana, che poteva già rappresentare la materia narrativa per un poliziottesco di Umberto Lenzi o Fernando Di Leo, è stato riportato a galla dal cinema solo 46 anni dopo da La scuola cattolica - disponibile in streaming su CHILI - , presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e tratto dall’omonimo romanzo fiume di Edoardo Albinati che ha vinto il Premio Strega del 2016. Lo scrittore all’epoca dei fatti aveva 19 anni e la sua figura, ricostruita nel film, è interpretata da Emanuele Maria Di Stefano (visto recentemente in Il filo invisibile di Puccioni) che rappresenta un altro sguardo, interno, sospeso tra oggettività e soggettività sul contesto sociale e politico e le sue contraddizioni.
Il film di Stefano Mordini resta sospeso tra dramma e thriller come era già avvenuto per Pericle il nero e Il testimone invisibile (guarda la video recensione). L’azione esplode soprattutto nella sequenza della villa del Circeo dove la violenza viene filmata in modo secco e diretto, nella sua istintiva e cieca brutalità. Prima invece c’è lo studio attento dei diversi caratteri degli studenti e dell’ambiente scolastico e familiare in cui crescono. La scuola cattolica mostra l’impassibilità di gran parte dei protagonisti attraverso i primi piani dove si cerca di oltrepassare cosa si nasconde dietro il loro sguardo gelido, indifferente. Una scena, sotto questo aspetto, è fondamentale. È quella della consegna del compito in classe da parte dell’insegnante, dietro ognuno di quei volti c’è già disegnata la loro storia personale e quello che potrebbe essere il futuro di ognuno dei ragazzi inquadrati. Uno di loro, sul tema ha scritto: “Il più grande uomo della storia è Adolf Hitler”. Mentre il professore sta leggendo questa frase ad alta voce, lo studente replica con un sorriso beffardo. Mordini, che ha scritto anche la sceneggiatura assieme a Massimo Gaudioso e Luca Infascelli, prepara per gran parte della sua durata il terreno per arrivare poi alla scena decisiva del massacro. C’è quindi la costruzione di una tensione lenta e costante, un’analisi dei personaggi attraverso i loro comportamenti e la descrizione delle famiglie dove sono cresciuti.
Si tratta di un altro ‘romanzo criminale’ nel cinema italiano diverso da quello di Michele Placido del 2005 mentre nella relazione tra i protagonisti e l’ambiente riporta dalle parti di I figli della notte di Andrea De Sica con in più tracce della serie Netflix Baby. La scuola cattolica punta all’affresco corale ben radicato nel clima politico degli anni Settanta e si affida, nei ruoli dei diversi genitori, ad alcuni degli attori più importanti del cinema italiano di oggi come Riccardo Scamarcio (diretto per la quarta volta da Mordini dopo Pericle il nero, Il testimone invisibile (guarda la video recensione) e Gli infedeli) nei panni del padre di Gianni Guido, Valeria Golino, Jasmine Trinca e Fabrizio Gifuni mentre tra gli interpreti più giovani emerge soprattutto Benedetta Porcaroli nel ruolo di Donatella Colasanti seguita da Giulio Pranno, che si era già messo in luce con l’ottima prova in Tutto il mio folle amore (guarda la video recensione) di Gabriele Salvatores, in quello di Andrea Ghira. Era stato inizialmente vietato ai minori di 18 anni dalla commissione censura poi è stato ripristinato quello iniziale dei 14.
Film liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Edoardo Albinati, premio Strega 2016, La scuola cattolica ci racconta una vicenda drammatica di cronaca nera, quella del Delitto del Circeo, appartenente ad un passato neanche troppo lontano (siamo nella Roma degli anni 70). A fare da sfondo a questa vicenda, un quartiere residenziale sede di una borghesia che si barcamena tra bigottismo cattolico e anelito [...] Vai alla recensione »