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La scuola cattolica, l'analisi degli anni 70 italiani e di una concezione tossica della mascolinità

Stefano Mordini torna alla regia con la trasposizione dell'omonimo romanzo di Edoardo Albinati, vincitore del Premio Strega 2016. Fuori Concorso a Venezia 78 e da giovedì 7 ottobre al cinema.
di Paola Casella

lunedì 6 settembre 2021 - Mostra di Venezia

Che cosa sono stati gli anni Settanta in una certa città, un certo quartiere, una certa scuola? 

Stefano Mordini, con l’aiuto dei cosceneggiatori Massimo Gaudioso e Luca Infascelli, trasporta sullo schermo quel vulnus mai realmente rimarginato della storia italiana recente. L’abilità narrativa di Mordini, in termini strettamente cinematografici, è notevole: La scuola cattolica ricrea un mondo di cui alcuni di noi hanno ancora memoria in maniera del tutto credibile, descrivendo un humus socioculturale che non poteva che produrre una concezione distorta della morale e della virilità. La violenza era all’ordine del giorno e certe istituzioni, dietro la facciata perbenista di matrice religiosa, tolleravano un sistema gerarchico basato sulla sopraffazione, acconsentendo ad una visione elitaria funzionale alla crescita (anche urbanistica) delle scuole private, dove “tutto si sistema con una donazione”.

È in quegli anni, anche nelle scuole pubbliche, che il ruolo degli insegnanti perde valore e rispetto, e gli studenti si convincono che l’autorità dei loro docenti “è basata sul nulla perché non sanno niente”. Ed è di quegli anni, in quel contesto socioeconomico, che i padri trasmettono ai figli un’idea distorta di mascolinità che comporta freddezza e alterigia sia verso gli strati sociali “inferiori” che verso le donne.
 

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