Dizionari del cinema
Collegamenti
Media & Link
Consulta on line la Biblioteca del cinema. Tutti i film dal 1895 a oggi:
giovedì 21 novembre 2019

Giulio Pranno

Biografia Filmografia Critica Premi Foto Articoli e news Trailer

mercoledì 6 novembre 2019 - Letteratura, poesia, estetica, musica e cinema. Legati con forza da un'opera in un'opera che sorpassa i nostri confini.

Tutto il mio folle amore: poema anarchico e antologia per un autistico

Pino Farinotti cinemanews

Tutto il mio folle amore: poema anarchico e antologia per un autistico Ho visto il film di Salvatores e il giorno dopo sono tornato a vederlo. Non mi succedeva da decenni, e mai per un film italiano. Chi mi conosce sa che nella mia personale gerarchia del cuore il cinema italiano occupa uno spazio in alto, ma si tratta del cinema dell'età dell'oro, di tanti, tanti anni fa. Quello delle ultime epoche sta... più in basso. Ma Tutto il mio folle amore (guarda la video recensione) l'ho assunto come un poema anarchico complesso e anomalo, nel senso migliore. Non so se Salvatores condividerà la mia lettura "poconormale" ma accade spesso che un autore legga di una sua opera e pensi "ma davvero ho detto questo?". Vedendo il film, che esprime una potenza visiva e sentimentale nuova per il regista, e per il movimento italiano, ho rimosso qualcosa dalla zona che custodisce l'educazione del sentimento e della cultura, la formazione. Un gioco, un contrappasso, una memoria, una scansione mia personale, che non è alienabile. La letteratura, la poesia, l'estetica, la musica, il cinema naturalmente, legati con forza in un'opera che sorpassa i nostri confini. Bene così. Salvatores crea dei contrasti fulminei. Passi da una notte con la luna a una pianura di pietra con un sole che ferisce la retina. È il contrasto fra l'endecasillabo, piano, sereno, e il settenario aggressivo. È il silenzio vasto, il canto notturno che circonda il pastore di Leopardi errante dell'Asia, "Che fai tu luna in ciel" - mi perdonino i puristi -. Il ragazzo Vincent è l'anima pura, ingenua, ma che sa valutare e reagire, alla Holden Colfield, l'adolescente ribelle di Salinger. Ma è anche Forrest Gump, che nessuno capisce ma ha ragione lui. Willy (Santamaria), il padre naturale, lo ha abbandonato alla nascita. Vuole ritrovarlo e non sa che Vincent è autistico. Ma fra i due scatta il sortilegio del sangue.

Una digressione sul lemma "autistico", definizione mia personale magari un po' strumentale: è l'anarcoide geniale che ha regole sue che sono le regole giuste, non quelle degli altri.

Girano fra Dalmazia e Croazia in un road che richiama, "mi" richiama, tutto ciò che ho scritto sopra. Mentre viaggiano la macchina si guasta, il semiasse, significa che è morta. Allora camminano. Ma sono distanze impossibili, è un cammino surreale. Ed è facile pensare a Cervantes, e qui, Willy e Vincent si alternano nel ruolo di Don Chisciotte e Sancho Panza. Dormono in una casamatta di assi, senza niente. Si staglia improvviso un cavallo dal basso, nella notte, sembra un dipinto del Greco. Incontrano una comunità di zingari che sono una sorta di isola che non c'è. Disney-Peter Pan.
Nelle distanze che non sai dove ti porteranno e nella relativa angoscia, c'è il primo Gogol. Ginsberg e Kerouac sono lì che incombono trasversali. Willy recupera una moto. Vincent, dietro, si diverte felice, allarga le braccia come a toccare la strada che scorre veloce. Ma il road è imprevedibile e crudele, come lo era per i due di Easy Rider (guarda la video recensione). Ecco l'incidente. Ma padre e figlio si rialzano. Willy deve, assolutamente, arrivare a cantare a un matrimonio, lui è il Modugno della Dalmazia. Proseguono. Inseguiti dalla madre di Vincent e dal suo compagno.

Secondo mia definizione, Lebowski è un autistico maturo con regole sue, comprese da pochi, così come sono "autistici" i tre evasi di Fratello, dove sei ?. Dunque i Coen. Quel camminare in pianura evoca il gruppo, non autistico questa volta, che procede su quella striscia d'asfalto infinita del Fascino discreto della borghesia. Sì, Buñuel. In quelle pianure nel sole ci sono gli scatti di un Luigi Ghirri. E poi la musica. Willi-Santamaria è eccezionale. Letteralmente diventa Modugno, nella voce e nell'aspetto. Salvatores ha inserito la musica con efficacia misurata alla perfezione alternando "Resta cu' mme" e "Nel blu dipinto di blu", con pezzi americani, dove prevale Vincent, guarda caso, la canzone che Don McLean dedicò a un altro Vincent, pittore olandese. È la colonna rapinosa del film.

E poi c'è Giulio Pranno, Vincent. Un fenomeno. Di simpatia, di bravura e di appeal. Tutta roba sua personale, indefinibile. Voce e battute che non dimentichi. Sempre imprevedibile. Scoppia a ridere, mette in difficoltà il padre, scompare e ricompare, attraversa gli spazi che sembra Bolt, conquista la prostituta. Alla fine capisce che l'approdo migliore, per tutti, è la mamma. Supera l'adolescente DiCaprio candidato all'Oscar per Buon compleanno Mr. Grape. Se gli opportuni meccanismi porteranno il film di Salvatores alle nomination, se non vincerà Pranno, chiunque avrà vinto, gli avrà usurpato l'Oscar. Oltre a tutto ciò strettamente personale, Tutto il mio folle amore, è film da quattro stelle. E mezzo.

Chiudo qui il mio intervento "poconormale". Estendo, magari "fuoriditesta". O semplicemente lo scritto di un autistico.

   

Altre news e collegamenti a Giulio Pranno »
prossimamente al cinema Film al cinema Novità in dvd Film in tv
Altri film » Altri film » Altri film » Altri film »
home | cinema | database | film | uscite | dvd | tv | box office | prossimamente | colonne sonore | Accedi | trailer | TROVASTREAMING |
Copyright© 2000 - 2019 MYmovies® // Mo-Net All rights reserved. P.IVA: 05056400483 - Licenza Siae n. 2792/I/2742 - credits | contatti | redazione@mymovies.it
Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso
pubblicità