La storia di due fratelli nella provincia degli anni '80 tra musica e il servizio militare. Espandi ▽
Inizio degli Anni ’80 in Francia. Un gruppo di amici apre una radio libera, Radio Warsaw, nella provincia. La programmazione è condotta da due fratelli, Jérôme e Philippe. I due lavorano nel garage paterno ma hanno caratteri molto distanti. Jérôme è trasgressivo e si scontra spesso con il genitore mentre Philippe è più serio ed introverso. L’arrivo di Marianne, una giovane ragazza madre, attrae l’attenzione di entrambi ma ben presto Philippe dovrà partire per il servizio militare lasciando il paese per la grande Berlino divisa ancora in settori.
Vincent Maël Cardona, alla sua opera prima, sfrutta uno sfondo storico caratterizzato da atmosfere d’epoca ben riuscite per raccontare il legame profondo tra due fratelli e l’amore che uno dei due prova per una donna vicina e lontana al contempo. Recensione ❯
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Un film sulla dignità, valore non negoziabile messo in scena con un'acutezza e una sottigliezza da sceneggiatore di razza. Drammatico, Malta2021. Durata 94 Minuti.
Un uomo rischia tutto per provvedere alla moglie e al figlio appena nato entrando nell'industria della pesca del mercato nero di Malta. Espandi ▽
Il luzzu è un’imbarcazione tipica dell’arcipelago maltese colorata tradizionalmente con il rosso, il giallo, il blu e il verde e decorata da due occhi che si stagliano sulla prua. Le sue origini vengono fatte risalire alle navi fenicie e greche e la sua resistenza anche ai marosi è proverbiale. Come la bicicletta del capolavoro di De Sica il luzzu sta nel titolo perché finisce con il diventare il perno attorno a cui tutta la vicenda ruota divenendo anche simbolo di una condizione sociale che ha bisogno di una manutenzione tanto urgente quanto forse non produttiva. È un film sulla dignità quello di Camilleri, un valore che rischia di essere intaccato non solo sul piano del lavoro (il doversi piegare a pratiche illegali) ma anche (e ancor più dolorosamente) sul versante privato. Il rapporto con la giovane moglie ma soprattutto con la suocera viene portato sullo schermo con un’acutezza di sguardo e con una sottigliezza di analisi non da neofita ma da regista e sceneggiatore di razza. Recensione ❯
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Un susseguirsi di storie e di ritratti intrecciati tra autobiografia e rappresentazione di un'umanità altrimenti invisibile. Documentario, Francia2021. Durata 117 Minuti.
Immersione profonda e meditata nei sobborghi parigini. Espandi ▽
Un padre, appostato con cannocchiale insieme a moglie e figlio, attende dalla distanza che un cervo esca allo scoperto, avventurandosi fuori da una macchia boschiva. Sembrerebbero gli umani, gli osservatori, e invece sono identicamente, specularmente osservati, come oggetti di uno studio. Questo campo/controcampo tra mondo umano e animale anticipa una lunga serie di quadri suburbani e campestri sui quali si articola un'indagine attorno alla REB B, una delle linea su rotaie che collega il centro alla periferia parigina. Recensione ❯
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Il Covid nella bergamasca raccontato da chi ha vissuto in prima persona quei drammatici giorni. Documentario, Italia2020. Durata 75 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
In provincia di Bergamo, tra marzo e aprile del 2020 sono morte seimila persone a causa del Coronavirus. Il tessuto sociale scompare, scompaiono tutti i punti di riferimento abituali. Espandi ▽
Nembro, Alzano Lombardo, Albino. Sono tutti nomi di località in provincia di Bergamo che pochi in Italia conoscevano fino a quando la pandemia ha iniziato a mietervi vittime a partire dal febbraio 2020. Anna Maria Selini ha raccolto le testimonianze di chi ha vissuto quei giorni e di chi ancora si chiede se si poteva intervenire diversamente. Recensione ❯
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Un vivace bambino stringe amicizia con un insegnante molto sicuro di sé. Espandi ▽
Il film esplora con sincerità le sfumature di un’età cruciale per un bambino, alla ricerca della propria sessualità e di un posto nel mondo, e alle prese con l’inevitabile confronto tra classi sociali. I bambini, ancora una volta, ci guardano. E la regia di Theis ci restituisce quello sguardo, sia facendoci vedere il mondo dalla prospettiva di Johnny sia soffermandosi con insistiti primi piani sulle sue espressioni e i suoi gesti, pedinandolo con la cinepresa a mano nei suoi tentativi di fuga come nei momenti di risveglio emotivo e sessuale. La scrittura sincera dei personaggi riesce a tradurre tutte le sfumature e la complessità di cui è fatta la vita: non esistono mostri ma esseri imperfetti, più o meno colpevoli di fronte all’incontro/scontro tra classi sociali. Il dramma familiare e sociale non è quasi mai urlato. Per questo, quando l’esplosione avviene, si sente ancora più forte. Recensione ❯
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Un omaggio all'exploitation indonesiana, che strizza l'occhio ai cinefili e allo spirito del tempo anti-machista. Thriller, Indonesia2021. Durata 114 Minuti.
Ajo Kawir si innamora di Iteung, ma per una serie di tragiche vicissitudini non ha l'opportunità di iniziare una vera relazione con lei. Espandi ▽
Dopo il debutto di Blind Pig Who Wants to Fly del 2008, vincitore del premio internazionale della critica a Rotterdam, l’aura di Edwin come nuovo talento del cinema indonesiano si è gradualmente affievolita, relegando le sue opere al mercato locale. Con Vengeance is Mine, All Others Pay Cash – accattivante titolo per il mercato internazionale dal sapore pulp, dove la traduzione letterale del titolo originale suona all’incirca “Come la vendetta, anche il desiderio deve essere soddisfatto” – Edwin si riaffaccia sulla ribalta dei festival europei, grazie a un mix di generi cinematografici che guarda astutamente al gusto corrente. L’esito è quello di un accattivante e modaiolo oggetto pop ad uso e consumo dei cinefili, con qualche fondato sospetto di astuzia acchiappapremi ma una garanzia certa di intrattenimento. Recensione ❯
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Un pugno in faccia che colpisce lo spettatore e lo spinge con forza all'interno di una storia che non può lasciare indifferenti. Drammatico, Belgio, Romania, Messico2021. Durata 140 Minuti.
Il film è ispirata dalle storie terrificanti delle vittime del cartello della droga e delle loro famiglie, Espandi ▽
Ispirato a eventi reali, La civil rapisce con prepotenza lo spettatore e lo catapulta all’interno di una tragedia che ben presto assume la forma di un incubo: un viaggio intenso e travolgente, cui è impossibile rimanere indifferenti. Frutto di anni di ricerche da parte della regista, la vicenda narrata è una potente e vivida denuncia della tragica situazione in cui verte la città di San Fernando, martoriata dalla violenza dei cartelli. Un film che tiene lo spettatore incollato allo schermo grazie a una narrazione coinvolgente, in cui il ritmo procede a passo alterno: a momenti concitati e carichi di tensione seguono infatti scene più lente e dilatate, che lasciano maggiore spazio all’emotività dei personaggi e raccontano la lunga agonia cui è sottoposta la protagonista, che solo con il tempo e un’infinita dose di pazienza riesce a raccogliere informazioni sui rapitori della figlia. Un racconto di un’incredibile realtà e potenza, cui è impossibile rimanere indifferenti. Recensione ❯
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L'omaggio alla storia dell'ANAC offre a Martinotti l'occasione per mostrare l'evoluzione nei decenni del rapporto tra cultura e società. Documentario, Italia2021. Durata 73 Minuti.
La storia del cinema italiano attraverso l'associazione che ne riunisce tutti gli autori. Espandi ▽
L'Associazione Nazionale degli Autori Cinematografici fu fondata nel 1952 e nasceva per opera di un gruppo di autori tra i quali figuravano Age, Sergio Amidei, Alessandro Blasetti, Mario Camerini, Carlo Lizzani, Ettore G. Margadonna, Mario Mattoli, Mario Monicelli, Tullio Pinelli, Furio Scarpelli, Franco Solinas, Rodolfo Sonego, Cesare Zavattini. Dell'ANAC potevano far parte registi e sceneggiatori cinematografici. Le finalità, espresse nello statuto, comprendevano obiettivi culturali e politici direttamente collegati al grande tema della libertà di espressione. Recensione ❯
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Un film che fa emergere le crepe delle relazioni interpersonali con sapiente uso della scrittura, degli attori e degli spazi. Drammatico, Germania, Italia, Danimarca2021. Durata 102 Minuti.
Una riflessione sulla crisi della famiglia moderna, della società e dei mezzi di comunicazione nel nostro mondo iper-mediatizzato. Espandi ▽
Germania. Nina e Jan sono i contitolari di un’agenzia di pubblicità per la quale lui ha accettato un contratto per la campagna di un partito politico. Per prendersi una pausa si recano, insieme alla figlia adolescente Emma e al piccolo Max, nella casa di campagna in Belgio. Una sospetta incursione nell’abitazione, letta dalle diverse prospettive degli appartenenti alla famiglia, scatena una crisi fino ad allora latente.
Trocker non coltiva la stessa ferocia di Haneke ma ne ha mutuato lo sguardo, pronto com’è a far emergere le crepe nelle relazioni interpersonali anche quando sono coperte da uno strato di intonaco di non detto.
Trocker si dimostra in grado, al suo secondo lungometraggio, di saper gestire i due piani sia sul versante della scrittura che su quello della direzione degli attori nonché, va ribadito, sulla scelta degli spazi. Recensione ❯
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Un uomo sa di dover chiudere la passionale relazione con una donna di trent'anni più grande. Espandi ▽
Il 2 dicembre del 1982, a Neauphle-le-Château, la giornalista Michèle Manceaux inizia a registrare una lunga intervista con Yann Andréa, partner della scrittrice e regista Marguerite Duras. È Andréa stesso a volere l’incontro, attraverso il quale lui per primo è chiamato a elaborare l’impatto di una relazione dai risvolti complessi. Molto più giovane della donna, gay dichiarato, e profondo ammiratore della Duras artista, Andréa si apre all’auto-analisi sotto la guida morbida di Manceaux, in una stanza riempita dalla presenza invisibile della grande scrittrice.
La rievocazione dell’amore sui generis tra la regista e scrittrice Marguerite Duras e Yann Andréa, viene affrontata ponendo al centro la forza espressiva del linguaggio, imprescindibile, in realtà, da un personaggio come Marguerite Duras.
Di Claire Simon sorprende la delicatezza della messa in scena, quel senso di intimità immediata che non solo rende una semplice conversazione a due voci cinematograficamente interessante, ma la trasforma in un gioco sensoriale che invita allo studio dei volti, alla raccolta delle informazioni sonore tutt’attorno ai protagonisti e all’attenzione su come cambia la temperatura del colore man mano che passano le ore. Recensione ❯
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Erik Matti si inserisce nella tradizione dell'horror filippino con un piglio brillante e brioso che ispira simpatia. Horror, Filippine2021. Durata 110 Minuti.
Quattro episodi che spaziano dall'horror puro al gotico grottesco e ci portano in luoghi oscuri della natura umana che, scopriremo, può essere profondamente feroce. Espandi ▽
Il cinema dell’orrore filippino vanta una solida tradizione che risale alle opere di registi significativi come Gerardo De Leon ed Eddie Romero e passa attraverso autori più recenti come Chito S. Roño che hanno saputo rinverdire gli antichi fasti. Erik Matti, che si era fatto notare con il suo segmento nel film collettivo The ABCs of Death 2 e che vanta una carriera comunque densa e variegata, si inserisce quindi in un solco già ben tracciato e lo fa con piglio spavaldo e con la chiara intenzione di approfittare del format a episodi per variare toni e stili in modo da rendere vivace la visione. Caratteristico è anche l’inserimento, spesso con toni ironici, di elementi che richiamano pandemia e lockdown e che danno un forte senso di attualità al film. Nel complesso, un film che ispira simpatia per il piglio brillante e brioso che permette di superare alcune manchevolezze e difetti nella messa in scena. Ben aiutato da un cast efficace e dalla sceneggiatura di Michiko Yamamoto (sua frequente collaboratrice nonché moglie), Matti si dimostra un apprezzabile erede della tradizione orrorifica filippina. Recensione ❯
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Il ritratto della vita in frantumi di un attore. Espandi ▽
Michel è un cinquantatreenne che è uscito con fatica dalla dipendenza di eroina ed alcol e da quattro mesi è pulito. Ha un figlio adolescente e un altro di dieci mesi da una moglie da cui si è separato e che gli affida il piccolo pur dubitando della coerenza delle sue scelte. Suo padre poi è malato terminale e gli chiede aiuto per alleviare la sofferenza. Il poco più che trentenne Maxime Roy ha realizzato la sua opera prima mettendo in luce una maturità insolita sia sul piano professionale che su quello della partecipazione alle vicende umane di un personaggio considerevolmente distante da lui se non altro sul piano dell’età e delle esperienze di vita. Di percorsi di redenzione il cinema, nel corso della sua storia, ce ne ha mostrati tanti e questo si aggiunge posizionandosi nella parte alta della classifica di valore. Perché Michel vive il proprio tormento di compagno, di padre e di figlio con tutta la contraddittorietà necessaria, con il rischio di poter all’improvviso disperdere il patrimonio di autocontrollo faticosamente conquistato. Il suo bisogno di amare e di essere amato nonostante ciò che è e ciò che è stato si fa sguardi, gesti, emozioni. Recensione ❯
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Una straordinaria interpretazione dona un documento importante sulla situazione dell'emancipazione femminile nel mondo. Drammatico, Indonesia, Francia, Singapore, Australia2021. Durata 95 Minuti.
Una ragazza indiana riceve diverse proposte di matrimonio ma dovrà scegliere tra queste e continuare i propri studi. Espandi ▽
Conosciamo Yuni mentre si spoglia, nella prima scena del film di Kamila Andini, ma la nudità del suo corpo non ci permette di sondare in maniera compiuta il suo animo. Le priorità e le scelte di Yuni rimangono un mistero, celato dall’evidente bellezza e dall’obbligo di indossare maschere inevitabili per sopravvivere nella società soffocante in cui si trova. In breve tempo la teenager che indossa magliette che inneggiano al “Girl Power”, o che discute di dettagli sessuali intimi con le proprie coetanee, dovrà confrontarsi con il ruolo impostole dalla società, che la valuta secondo parametri arcaici e antitetici alla biologia. Andini adotta uno stile semplice e dimesso per avvicinarci al punto di vista di Yuni senza preconcetti, lasciando il proscenio alla straordinaria interpretazione di Arawinda Kirana. La macchina da presa è puntata costantemente su di lei e su un volto che deve esprimere nel silenzio la moltitudine di pensieri contraddittori di una teenager in difficoltà. L’accelerazione dell’epilogo porta a qualche soluzione semplicistica, ma Yuni resta un documento importante della difficile transizione verso l’emancipazione in molte zone del mondo. Recensione ❯
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Un documentario incisivo ed esteticamente affascinante sull'influenza dell'industria farmaceutica nel mondo. Documentario, Svizzera2021. Durata 94 Minuti.
Un viaggio per il mondo alla ricerca dei farmaci della felicità in una società prometeica votata al superamento dei limiti. Espandi ▽
Sei storie (e mezza) accumunate da pillole ed iniezioni. Il lavoro del fotografo Paolo Woods ed il giornalista Arnaud Robert offre degli esempi intimi, ritmati ed esteticamente affascinanti di dipendenza dall’industria farmaceutica, orientando con una voce fuoricampo lo spettatore verso una condanna della stessa. Una (retorica) domanda principale caratterizza il documentario: possiamo davvero incapsulare la felicità? Tra punture e pillole, i protagonisti di questo documentario ci sono da subito presentati nella loro intimità e vulnerabilità; dai piani simmetrici della palestra di Bombay alla totale oscurità di una stanza passando da paesaggi naturali, ospedalieri, di luna park, enormi feste, scuole, case, terre indigene e mercati nigeriani, le inquadrature del documentario ci immergono nella realtà dei loro protagonisti. Le loro storie, più o meno sviluppate e contestualizzate, ci parlano di dipendenza da farmaci, solitudine e impossibilità. Recensione ❯
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Un documentario che non assume mai i toni della protesta ma si pone l'obiettivo di far conoscere le conseguenze delle discriminazioni in Israele. Documentario, Francia, Israele2021. Durata 93 Minuti.
I concetti di esilio ed eredità storica vengono affrontati in questo road movie. Espandi ▽
Con il vocabolo “mizrahim” in Israele si identificano gli ebrei che, a partire dagli anni '60, sono giunti sul territorio provenendo dal Marocco, dall'Algeria, dall'Iraq e dallo Yemen. Il secondo vocabolo con cui si è poi preso a definirli è “arsim” che significa la feccia. È di loro, a partire da suo padre, che la regista tratta in questo documentario in forma di narrazione alla propria figlia. Il documentario di Michale Boganim nasce e si sviluppa totalmente all'interno della cultura ebraica ma non per questo si astiene dal criticarne le pratiche discriminatorie nei confronti di coloro che speravano di giungere nella terra promessa e vedevano spegnersi in breve tempo il sogno che li aveva spinti a lasciare i Paesi in cui vivevano.
La regista ci conduce di città in città per mostrare come, anche a differenti latitudini del Paese, la discriminazione non abbia mancato di lasciare segni nella vita delle persone. Un documentario che non assume mai i toni della protesta fine a se stessa ma si pone l'obiettivo di far conoscere delle condizioni di vita che ancora oggi, seppure in modo meno evidente ma non per questo meno oltraggioso, sussistono. Recensione ❯
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