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Ultimo aggiornamento venerdì 8 ottobre 2021
Argomenti: 007 James Bond
Bond si gode una vita tranquilla in Giamaica quando viene richiamato in servizio attivo da Felix Leiter, un vecchio amico ed agente della CIA. Il film ha ottenuto 3 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, ha vinto un premio ai Golden Globes, 5 candidature e vinto un premio ai BAFTA, 1 candidatura a Satellite Awards, 2 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, ha vinto un premio ai SAG Awards, 1 candidatura a CDG Awards, ha vinto un premio ai ADG Awards, 1 candidatura a Critics Choice Super, In Italia al Box Office No Time To Die ha incassato 8 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Il passato non muore mai e scava un solco profondo tra James Bond e Madeleine Swann. Se ogni matrimonio ha il suo segreto, quello che cova Madeleine ha la forza di mille fuochi e li separa 'per sempre'. Per cinque anni almeno. Sopravvissuto a un attacco frontale e al presunto tradimento della compagna, Bond si è ritirato in una bolla esotica da cui la lo stana il suo amico Felix Leiter. In missione per conto della CIA, che insegue uno scienziato pazzo e un'arma invisibile in grado di 'puntare' il DNA di chiunque, incontra la nuova recluta dell'MI6, matricola 007. M, credendolo morto, ha attribuito la licenza di uccidere a Nomi, una donna e un'agente decisamente più giovane di lui. In sua assenza il mondo è cambiato e il progetto Hercules lo minaccia. La chiave per risolvere l'enigma, che ha eliminato tutti i componenti della Spectre (eccetto uno), è Madeleine. Dietro il trauma della sua infanzia si nasconde il cattivo di turno e l'unica chance per Bond di salvare il mondo.
C'era una volta una spia che amavamo. "Bond, James Bond", si presentava così, niente di meno, niente di più. Almeno fino all'arrivo di Daniel Craig. Prima di lui James Bond non piangeva mai, non amava nessuno, non aveva passato e non si guardava mai indietro. Era tutto lì il credo dei Bond che lo hanno preceduto, con due eccezioni. Pierce Brosnan, meno infallibile e più sentimentale nella misura del possibile (Il mondo non basta), George Lazenby, più tenero e sensibile in quella dell'impossibile (Al servizio segreto di Sua Maestà): innamorarsi e sposarsi, aprendo la via al personaggio di Daniel Craig in Casino Royale.
Se Lazenby perdeva la moglie in fondo al film e per mano di Ernst Stavro Blofeld, implacabile nemico di 007, Craig ha "tutto il tempo del mondo" per godersi un matrimonio felice. Ma Cary Joji Fukunaga ama gli eroi solitari e il peso del passato (True Detective). Con Christoph Waltz ripesca e aggiorna Blofeld che daccapo ci mette lo zampino e la bomba che brillerà l'idillio. Ma a saltare in aria in No Time to Die non sono solo le relazioni coniugali, Fukunaga ci offre un fuoco d'artificio finale da cui faremo davvero fatica a rimetterci.
Tra ribaltamenti e colpi di scena inediti, inseguimenti e acrobazie, sparatorie e romanticismi Harmony, il film esplode letteralmente in faccia allo spettatore come la supposta 'infedeltà' di Madeleine, seppellendo il passato e il mondo come lo abbiamo conosciuto.
Prima del Covid 19 e del ritorno alle origini reinventato da Martin Campbell (Casino Royale) e Sam Mendes (Skyfall), che sviluppano per Bond un percorso affettivo intorno a una successione di missioni. Per incarnare quella rinascita serviva un nuovo Bond, un Bond totalmente atipico e decisamente fisico. Un eroe che sanguinasse, traspirasse, soffrisse, commettesse degli errori e si innamorasse, perdutamente. L'agente di Daniel Craig era e dimora più tormentato, con dei momenti di vulnerabilità impensabili ai tempi dei suoi predecessori. Il suo Bond è tanto, tutto, tranne che in pace.
Dietro gli occhi azzurro acciaio e i pettorali impeccabili avvia una rivoluzione del ruolo in sintonia coi tempi ma nel rispetto della tradizione bondiana. No Time to Die non fa eccezione, l'intrigo s'inscrive in quella tradizione: un megalomane deciso a annientare vite umane, gadget provvidenziali, scenari esotici punteggiati da sequenze d'azione mozzafiato (quelle girate a Matera su tutte). E le Bond girl?
Invertendo completamente i ruoli e lasciando il campo libero ai movimenti #MeToo e Black Lives Matters, sono le donne a farla da padrone nella serie dai precedenti sessisti (certi direbbero misogini) e i trascorsi maschilisti (certi direbbero tossici): Ana de Armas nella spettacolare scena del 'bunga bunga Spectre', Léa Seydoux in una foresta freudiana, Lashana Lynch in equilibrio sui tetti. Agente 007 donna e nera, dopo sessant'anni di bianco accecante, l'attrice britannica di origine giamaicana interpreta uno dei rari personaggi inediti insieme al villain Lyutsifer Safin di Rami Malek. Segnala soprattutto un ingresso benvenuto nella modernità. Ma a che prezzo? O meglio, qual è il prezzo da pagare per James Bond?
Perché No Time to Die fa qualcosa di più che chiudere il sipario su Daniel Craig, congedato con lode e titolo di Comandante onorario della Royal Navy. La serie del resto aveva cominciato a evolvere negli anni Novanta con l'introduzione di una donna a capo dell'MI6. "Un dinosauro sessista e misogino, una reliquia della Guerra Fredda...", così la M di Judi Dench qualificava il Bond di Pierce Brosnan in GoldenEye.
Difficile riassumere meglio questo personaggio nato nel 1953 dall'immaginazione di uno scrittore annoiato dopo aver lasciato i servizi segreti. Tuttavia è Casino Royale, sempre di Martin Campbell, che segna il passo verso quel cambiamento di sensibilità che lavora ai fianchi il personaggio di Bond.
Fukunaga riprende tutti i sospesi del 'periodo Daniel Craig' e li risolve in un epilogo col botto, scrivendo la fine di un'epoca e l'alba di una nuova stagione che spaventa un po'. Stordisce e disorienta sicuro, perché se non è tempo di morire per il mondo, di nuovo salvato per un soffio, lo è sicuramente per James Bond. Quello che amiamo e che troviamo adesso svuotato della sua sostanza, della sua ragione d'essere. Perché neppure l'eroe di Ian Fleming scampa ai 'missili' del giudizio sociologico, della retorica politica o morale priva di qualsiasi sforzo di trasfigurazione.
Nel bene e nel male, No Time to Die è un film di 'genere' che uccide (letteralmente) la virilità, virtù cardine dell'agente segreto, riducendo in polvere l'ambiguità e tutto il mistero che ha sempre fatto il fascino di questa serie. In attesa di vedere che cosa ne sarà del personaggio di Nomi, creatori e creativi tirano una riga da cui è impossibile tornare indietro. E lo fanno senza un briciolo di ironia, quella necessaria anche solo a capire che la figura tutelare di Bond è sempre stata una donna. La regina e dal 1995 M.
Il più grande schiaffo al machismo di Bond, prima della corda annodata di Le Chiffre contro i sui testicoli (Casino Royale) e delle mani più gentili di Silva sulle sue cosce tese (Skyfall), è la nomina di una donna a capo dei servizi segreti. M sta evidentemente per 'mum' ma il passaggio semantico avviene in Skyfall e rivela la natura infantile dell'eroe. James Bond è un bambino che ha il mondo come parco giochi, gli è permesso di fare qualsiasi cosa, rompere i suoi giocattoli e rubare quelli degli altri, prendere in giro le ragazze e picchiare i ragazzacci. Sua madre lo rimprovera quando esagera ma lo perdona sempre. È questa eterna infanzia, questa spensieratezza preservata che il pubblico ha sempre cercato.
Ma la ricreazione è finita. Parola di James Bond. " È finita, non mi rivedrai mai più ", la replica di Bond a Madelaine prende tutto il suo senso pronunciata da Daniel Craig, il più romantico degli 007 e l'ultimo eroe 'a rischio'. Il prossimo (o la prossima) sarà politicamente corretto e consensuale, a immagine della società. Educato e misurato nella sua condotta sociale. Ogni epoca ha il Bond che si merita.
Ancora una volta Daniel Craig indossa lo smoking su misura di James Bond e si cala nel suo ruolo più famoso quello dell'agente segreto di Sua Maestà per affrontare nel film No Time to Die un avversario terribile (Rami Malek) che minaccia il mondo intero. Insomma siamo davanti alla sfida classica tra 007 e il supercattivo di turno in una partita a scacchi che vede come campo di gioco alcuni dei luoghi più suggestivi del pianeta. Ma in realtà No Time to Die, che vanta la regia Cary Joji Fukunaka, è molto più di questo.
La lavorazione di quest'ultimo capitolo della saga di 007 non è stata facile visto che in principio la regia era stata affidata al premio Oscar Danny Boyle, che avrebbe dovuto curare la sceneggiatura insieme al suo storico collaboratore John Hodge. Senza contare che a lungo si è dibattuto se Daniel Craig dovesse ancora una volta - per raggiunti limiti di età - rinunciare alla licenza di uccidere.
Venticinquesimo film dedicato all'iconico personaggio ideato dalla penna di Ian Fleming e quinto episodio della saga che vede nei panni di 007 proprio Daniel Craig, No Time to Die ci mostra in realtà un agente segreto oramai in pensione. James Bond infatti dopo l'avventura che il pubblico conosce come Spectre si è ritirato in Giamaica per vivere con la sua amata Madeleine Swann che ha il volto della bellissima attrice francese Lea Seydoux. A richiamarlo all'azione non è l'MI6, ma l'amico della Cia, Felix Leiter, l'attore Jeffrey Wright, che abbiamo visto in questo ruolo anche in Casino Royale e in Quantum of Solace. Ma dietro la scomparsa di uno scienziato si nasconde un complotto mortale.
Nel 2006, quando affrontò per la prima volta il ruolo di James Bond, Daniel Craig non ancora quarantenne, in principio suscitò qualche perplessità. Era considerato poco elegante e molto lontano dagli attori che in passato avevano rivestito quella parte. Ma appunto su una virilità arrogante ed una fisicità estrema l'attore inglese costruì il suo Bond suscitando l'entusiasmo sia del pubblico, sia della critica. Tanto che i suoi 007 sono stati un enorme successo al botteghino.
Altro elemento vincente fu l'inserimento di alcune sottotrame che superavano il singolo film e accompagnavano il personaggio nelle sue avventure estreme. Così non stupì nessuno quando Bond e quindi Craig sembrava pronto a lasciare la partita a braccetto della Seydoux dopo Spectre. Una scelta avvalorata da alcune affermazioni perentorie dell'attore. Poi quest'ultimo ballo che giustamente ce lo mostra in pensione all'inizio.
Nel cast oltre al premio Oscar Rami Malek, sono state confermate le presenze anche di Ralph Fiennes nei panni di M, il capo dell'MI6, di Naomie Harris in quelli di Eve Moneypenny, di Ben Whishaw, ancora una volta l'istrionico esperto di armamenti e tecnologie Q.
Un capitolo a parte merita la decisione di scegliere come regista il grandissimo Cary Joji Fukunaka, da cui ci si aspetta moltissimo visto come in passato è stato capace di marchiare indelebilmente la prima stagione di True Detective. Senza considerare che lo standard di riferimento si è alzato enormemente visto che gli ultimi due film di 007 hanno avuto dietro la macchina da presa Sam Mendes, premio Oscar con il meraviglioso American Beauty. Anche sul fronte della sceneggiatura, la produzione non ha lasciato nulla al caso. Prima si è chiamato Scott Z. Burns autore degli script di The Bourne Ultimatum ma anche di The Report, affiancanto poi da Phoebe Waller-Bridge reduce dai successi di Fleabag ma anche di Killing Eve.
Come consuetudine, anche No Time to Die attraversa diverse straordinarie località, facendo tappa anche in Italia e in particolare a Matera e a Sapri che però viene rinominata nel film Civita Lucana. Le riprese hanno subito qualche rallentamento per un incidente alla caviglia subito da Craig e per un'esplosione sul set per cui sono rimasti feriti alcuni membri della troupe.
Un tempo c'era James Bond, un ironico, donnaiolo, disincantato e superficiale agente segreto al servizio di sua Maestà britannica. Attorno a lui gravitavano svariati personaggi tratteggiati in maniera gustosa: M, Q, le immancabili Bond's girls, Moneypenny, tutti avevano la funzione di interagire simpaticamente col protagonista, creando un amalgama coerente con quella leggerezza che costituiva il tono [...] Vai alla recensione »
La cosa andava avanti da un po', diciamo almeno da Casino Royale. Il personaggio di Bond, James Bond, cioè, andava in qualche modo svecchiato, reso contemporaneo vivente, spogliato di quegli orpelli che, una volta privati della loro componente meta- e/o nostalgica virata all'auto-omaggio, rischiavano di suonare semplicemente stantii. Via libera, quindi, a villain più credibili, Bond Girl emancipate, [...] Vai alla recensione »