| Titolo originale | It |
| Anno | 2017 |
| Genere | Horror, Thriller, |
| Produzione | USA |
| Durata | 135 minuti |
| Regia di | Andy Muschietti |
| Attori | Bill Skarsgård, Owen Teague, Jaeden Martell, Finn Wolfhard, Wyatt Oleff Jeremy Ray Taylor, Jack Dylan Grazer, Chosen Jacobs, Javier Botet, Nicholas Hamilton, Megan Charpentier, Sophia Lillis, Steven Williams, Jackson Robert Scott. |
| Uscita | giovedì 19 ottobre 2017 |
| Tag | Da vedere 2017 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,04 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento lunedì 19 agosto 2019
L'adattamento cinematografico dell'iconico romanzo horror di Stephen King, ambientato ai giorni nostri. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office It - Capitolo uno ha incassato 14,6 milioni di euro .
It - Capitolo uno è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
e Blu-Ray
Compra subito
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Ottobre 1988, nella cittadina di Derry. Il piccolo Georgie esce di casa nella pioggia per far navigare la barchetta di carta preparatagli dal fratello maggiore Billy, costretto a casa dall'influenza. La barchetta scorre per i rivoli lungo i marciapiedi, ma finisce in uno scolo che conduce alla rete fognaria. Georgie, contrariato, si china a guardare nella feritoia e incontra lo sguardo del bizzarro clown che abita nelle fogne, Pennywise. Per quanto strano sia trovare un clown in quel luogo, Georgie si intrattiene con lui sin quando il clown non lo addenta e lo cattura portandolo giù con sé. Giugno 1989. A Derry vige il coprifuoco a causa delle numerose sparizioni di persone, soprattutto bambini.
Il protagonista Billy - il cui fratellino Georgie è tra i bambini scomparsi - e il suo gruppo di fedeli amici devono vivere un clima di sospetto e paura, bersagliati inoltre dai bulli della scuola.
Billy non si è rassegnato alla scomparsa di Georgie e pensa sempre a come fare per ritrovarlo, anche contro il pessimismo dei genitori. Ben, ragazzo nuovo nel vicinato, è diventato la vittima preferita dei bulli perché sovrappeso. Si imbatte in Billy e gli altri mentre stanno esaminando lo sbocco nel fiume del condotto fognario, alla ricerca di Georgie. Trovano invece la scarpa di un'altra ragazzina recentemente scomparsa. Ben si unisce a loro in quella che si profila come un'impari battaglia contro il Male assoluto.
Il romanzo di Stephen King, forse il suo capolavoro, è un'opera monumentale che contiene molte delle tematiche tipiche dello scrittore del Maine. Tra queste è preminente quella dell'amicizia sincera, della forza trasmessa dal legame che si forma da ragazzi e che genera una solidarietà più forte di ogni cosa, tale da permettere di affrontare prove apparentemente impossibili.
Andy Muschietti - segnalatosi qualche anno fa con un buon horror d'atmosfera come La madre - cerca di tener fede a questo aspetto attraverso la presentazione dei personaggi e delle loro problematiche, sia quelle "naturali" (i bulli), sia quelle "soprannaturali" (Pennywise), che si trovano ad affrontare da soli - forti esclusivamente della loro reciproca solidarietà - in assenza di qualsiasi supporto valido da parte degli adulti, incapaci, distratti o addirittura nocivi.
Quello dell'assenza/impotenza/indifferenza dei "grandi" che continuano a pretendere di vivere normalmente nonostante il tributo di sangue pagato dalla cittadina è uno degli aspetti più interessanti del libo e del film, a rimarcare in forma di metafora l'insensibilità della società alla propria insensatezza. Il Male che alberga sottoterra, nascosto nelle fogne, è perciò un riflesso del male che pervade la vita che scorre di sopra, nella più tipica e ideale delle cittadine della provincia americana.
L'efficacia del racconto dipende molto dalla simpatia che si riesce a provare per i personaggi. In questo senso, la sottigliezza - e per certi versi anche la profondità psicologica - del romanzo non sono raggiunte (e forse non erano raggiungibili). Alcuni dei personaggi sono appena abbozzati, con il loro retroterra psicologico che rimane per lo più implicito, mentre altri emergono soprattutto per la qualità dell'interpretazione, come nel caso dell'unica ragazza del gruppo, che brilla come caratterizzazione grazie soprattutto alla naturale forza comunicativa della sua interprete, Sophia Lillis, per la quale sembra facile prevedere una brillante carriera di attrice.
I richiami agli anni '80 (Molly Ringwald, i New Kids on the Block, un cinema che proietta Nightmare 5) sono poca cosa dal punto di vista della caratterizzazione temporale, mancando la grande forza evocativa degli anni '50 del romanzo, ma si può capire la necessità dell'aggiornamento, soprattutto in vista del secondo capitolo. Il romanzo, infatti, come si sa, è suddiviso in due parti, separate da una scansione temporale. Questo film si occupa di tradurre in immagini la prima parte. La seconda sarà oggetto di un altro film, previsto tra un paio d'anni.
Le apparizioni mostruose che prendono sempre più di mira i ragazzini sono gestite con buona misura e hanno discreto valore visuale, pur se, con il passare degli anni e dei film, la figura del clown come icona del male è diventata un po' abusata. La suspense è comunque costruita in modo efficace con ampio utilizzo di effetti speciali, prevalentemente digitali, di buona fattura. Innegabile la spettacolarità del redde rationem che, sotto questo profilo, non delude.
Inutile fare paragoni con la vecchia miniserie degli anni '90: altri tempi, altro mezzo espressivo (la televisione in luogo del cinema). Diciamo che Muschietti, pur badando a dare solidità a storia e personaggi, punta di più agli effetti horror per tenere desta l'attenzione. Forse però il Pennywise di Tim Curry era più genuinamente malevolo e disturbante.
Nell'insieme, una riduzione filmica forse non immaginifica e fondamentale, ma sicuramente accettabile - anche nel riprodurne il più possibile il pathos - di un romanzo che è diventato una pietra miliare della letteratura horror.
Stephen King ha scritto una montagna di libri. Quasi tutti hanno avuto un grande successo. Parecchi sono meritevoli di attenzione. Alcuni sono speciali. Tra questi ultimi, "It" (1988) occupa un posto di rilievo. Libro fluviale e monumentale con le sue ben più di 1000 pagine, è rappresentativo delle principali tematiche dello scrittore del Maine. L'amicizia, la resilienza, la solidarietà e la capacità di sacrificarsi per gli altri, il trovarsi di fronte all'orrore facendosi forza con i rapporti personali, soprattutto quelli sviluppati da ragazzini, quando tutto sembra essere ostile e solo nell'amicizia si può trovare la forza di resistere alle avversità. Ma nello stesso tempo - perché King è tutt'altro che uno scrittore consolatorio - l'inesorabilità del Male, le difficoltà ad affrontarlo e la sua più o meno apparente invincibilità.
In "It" c'è tutto questo e molto altro ancora in una narrazione molto articolata, sviluppata in un arco temporale dilatato e popolata da una miriade di personaggi in gran parte ben caratterizzati. Tra questi, quello che più è rimasto nell'immaginario dei lettori è il malefico clown Pennywise, summa di tutti i clown malvagi dello schermo, precedenti e successivi (e per questi ultimi anche modello imprescindibile).
Moltissime delle opere di King hanno attirato l'attenzione di produttori cinematografici e televisivi, dando vita a una miriade di film, telefilm e miniserie con risultati che vanno dal pedestre al sublime attraverso varie gradazioni qualitative. Quando si è trattato di realizzare una trasposizione sullo schermo di "It", il problema principale è stato quello della massa di materia narrativa da condensare e ridurre per lo schermo.
Perciò è stata scelta la forma della miniserie televisiva che poteva garantire una durata tale da permettere di affrontare il grande respiro narrativo del romanzo. Scegliere il formato televisivo però, soprattutto in quegli anni (1990), significava dover ridurre i tassi di morbosità e di orrore. Il risultato - la miniserie diretta da Tommy Lee Wallace - è rimasto così sospeso tra la complessità narrativa del libro originale e un generale abbassamento di tono dell'inquietudine che in qualche misura neutralizza gli aspetti più morbosi e controversi in un generico appiattimento di stampo televisivo, facendo così perdere di mordente l'insieme. Nonostante questo,It, la miniserie, ha messo in scena un Pennywise adeguato sia dal punto di vista dell'impatto visivo sia da quello dell'interpretazione, notevole, di Tim Curry, attore passato alla storia soprattutto per la sua scatenata partecipazione a The Rocky Horror Picture Show (e, prima ancora, alla commedia teatrale da cui quel film è stato tratto).
L'idea di dare al cattivo di turno la forma di un clown - apparentemente un personaggio diretto al divertimento dei bambini - non è nuova (basta pensare al Joker dei fumetti - e poi dei film - di Batman che pur essendo rifatto sulla forma della carta da gioco è in sostanza un clown), ma King l'ha usata così bene da farla diventare un prototipo e un paradigma per i clown malvagi del cinema successivo. Che sono stati parecchi, proprio perché il clown, figura inquietante poiché mascherata con tratti grotteschi che possono nella loro alterità dalle fattezze umane ispirare paura, ben si presta a un utilizzo come "mostro".
Piccoli film interessanti come Clownhouse di Victor Salva (dove sadici killer sono vestiti da clown) e piccoli film poco interessanti come Fear of Clowns di Kevin Kangas (dove il clown assassino ha bicipiti e fattezze in stile Boia Scarlatto) ne hanno fatto ampio uso, così come film di maggiore impatto spettacolare come il recente Clown di Jon Watts, prodotto da Eli Roth, in cui un vestito stregato da clown produce effetti terrificanti. Per non parlare di serie come quella di Killjoy, giunta al quinto episodio: partita con uno dei film più brutti di sempre (sorta di scadente revival degli horror di blaxploitation degli anni '70), la serie si è incredibilmente migliorata nel corso degli episodi arrivando addirittura a essere (quasi) divertente.
Dopo anni nei quali il progetto è rimasto fermo in quello che gli americani chiamano development hell (con vari cambi di regia e di sceneggiatura), una nuova versione, questa volta cinematografica, di It è in arrivo anche sui nostri schermi. A dirigerla è Andrés Muschietti, nuova firma di valore dell'horror internazionale, che ha già avuto modo di farsi notare con La madre, notevole e cupissimo horror tratto da un suo folgorante cortometraggio. A interpretare Pennywise è Bill Skarsgård, giovane attore svedese ancora piuttosto sconosciuto. Anche nel resto del cast non ci sono grossi nomi, a privilegiare probabilmente un approccio più realistico e diretto alla materia. Le immagini del trailer sono promettenti e la sensazione che questa volta possa esserci una maggiore attenzione agli aspetti più prettamente orrorifici è avvalorata anche dalla capacità già dimostrata da Muschietti di saper creare atmosfere inquietanti e spaventose. Non resta che aspettare con fiducia: il libro è un capolavoro dell'horror, una sua traduzione adeguata sullo schermo non potrebbe che tradursi anch'essa in un capolavoro.
... che non rende giustizia al romanzo Si dice che adattare le opere di Stephen King per il grande (e piccolo) schermo sia impresa ardua, e la grande mole di film e serie TV per nulla riuscite induce quasi a pensare che potrebbe in effetti essere proprio così. Jump-scares, superficialità e banalità Ma non si tratta solo di una questione di fedeltà alla pagina scritta, [...] Vai alla recensione »
A ventisette anni di distanza dalla miniserie anni '90 diretta da Tommy Lee Wallace, in cui a interpretare il diabolico pagliaccio mangia bambini Pennywise è Tim Curry, IT, il romanzo di culto di Stephen King ambientato nella città immaginaria di Derry, nel Maine, viene portato per la prima volta sul grande schermo dai fratelli Andy e Barbara Muschietti, regista e produttrice del film distribuito nelle sale italiane dal 19 ottobre da Warner Bros. Pictures.
Prima parte di un progetto diviso in due capitoli, IT tornerà nelle sale nel 2019, con le versioni adulte dei sette piccoli protagonisti, Bill, Ben, Beverly, Eddie, Richie, Stan e Mike, che dovranno tornare ad affrontare le loro paure e soprattutto Pennywise.
Questa volta nei panni del clown che attira i piccoli con palloncini rossi c'è l'attore svedese Bill Skarsgård: se nel romanzo di King Pennywise è il simbolo della paura stessa, nel film di Muschietti, nonostante sia ambientato negli anni '80, diventa una potente metafora del nostro presente, come ci ha detto il regista: "Derry è probabilmente una metafora del mondo di oggi, nel senso che il potere usa la paura come uno strumento per controllare le persone: certi governi, e certi presidenti, la utilizzano per dividere e provocare confusione, facendo spaventare le persone in modo da sottometterle. Una cosa orribile. L'aspetto positivo della storia è che parla di speranza, di persone che affrontano questa situazione, la combattono e capiscono che si può fare qualcosa e che quelle paure non sono reali, ma menzogne degli adulti".
Avrebbe dovuto dirigerlo Cary Fukunaga (True Detective, Beasts of No Nation), ma dopo un tot di pre-produzione abbandonò: divergenze creative, eufemismo hollywoodiano per conflitto insanabile tra regista e produzione. Fukunaga, che rimane quale co-sceneggiatore, puntava a qualcosa in stile Shining - intendiamoci, un modello inarrivabile -e dunque un divieto ai minori di anni 18, il quasi equivalente [...] Vai alla recensione »