A Taxi Driver

Film 2017 | Azione, Drammatico +13 137 min.

Anno2017
GenereAzione, Drammatico
ProduzioneCorea del sud
Durata137 minuti
Regia diHun Jang
AttoriSong Kang-ho, Thomas Kretschmann, Yoo Hae-jin, Jun-yeol Ryu, Park Hyuk-kwon Gwi-hwa Choi, Daniel Joey Albright.
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 5 recensioni.

Regia di Hun Jang. Un film con Song Kang-ho, Thomas Kretschmann, Yoo Hae-jin, Jun-yeol Ryu, Park Hyuk-kwon. Cast completo Genere Azione, Drammatico - Corea del sud, 2017, durata 137 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 5 recensioni.

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Basata sulla vera storia del giornalista tedesco Jürgen Hinzpeter e del tassista coreano Kim Sa-Bok. Jürgen Hinzpeter ha coperto la rivolta di Gwangju, che si è svolta dal 18 al 27 maggio 1980 a Gwangju in Corea del Sud. Al Box Office Usa A Taxi Driver ha incassato 843 mila dollari .

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Risate prima e lacrime dopo per un nuovo romanzo popolare sul massacro di Gwang-ju.
Recensione di Emanuele Sacchi
giovedì 30 novembre 2017
Recensione di Emanuele Sacchi
giovedì 30 novembre 2017

Seoul, 1980. Kim è un tassista vedovo, indebitato e con una figlia da mantenere. I tumulti che caratterizzano il clima politico di quegli anni in Corea del Sud non scalfiscono i suoi valori da uomo medio. Finché un giorno Kim non si appropria di un cliente destinato a un altro autista: un fotoreporter tedesco, disposto a spendere 100 mila won pur di essere portato a Gwang-ju, nel sud del Paese, per filmare la repressione della protesta studentesca da parte dei militari e far sapere al mondo costa sta succedendo in Corea. Il viaggio cambierà i valori di Kim per sempre.

Al cinema commerciale sudcoreano si imputano da sempre la troppa retorica e l'eccesso di finali e contro finali, che protrae oltre il lecito il minutaggio dei film.

Altresì, sono altrettanto innegabili la sua perizia tecnica, la capacità di avvincere sul piano narrativo eseguendo i medesimi schemi alla perfezione e l'impatto emotivo, che rappresenta l'altra faccia della suddetta retorica.

A Taxi Driver è talmente sovraccarico di questi pro e di questi contro da risultare quasi esemplare per comprendere di cosa parliamo quando parliamo di un blockbuster sudcoreano. Dove nessuno avvertirebbe l'urgenza di mescolare la commedia grossolana alla tragedia di una nazione, Jang Hoon non esita a farlo, dedicando la prima mezzora scarsa di film a illustrarci la personalità di Kim - al solito straordinario Song Kang-ho, alle prese con una delle sue tipiche maschere - un "tassinaro" qualunquista e attento al soldo, al pari di quello immortalato da Alberto Sordi. Un riferimento, quest'ultimo, che non sembra del tutto estraneo al background di Jang, visto che la commedia agrodolce dell'Italia del boom pare il modello più plausibile a cui si ispira il primo segmento, "nazionalpopolare", del film.

Quando la tragedia si avvicina, lo stile di Jang Hoon cambia invece drasticamente: la prevalenza di primi piani lascia spazio a plongée e panoramiche dall'alto, che illustrano con spietata crudezza le malefatte dell'esercito regolare, inviato dai generali di Seoul per mettere fine alle dimostrazioni con ogni mezzo. A Taxi Driver assume qui le sembianze di un action-thriller degno di Ryoo Seung-wan, con dei militari in borghese sguinzagliati per le strade a caccia del fotoreporter tedesco e delle prove che inchioderebbero il regime di fronte all'opinione pubblica internazionale.

A distanza di 37 anni la strage di Gwang-ju colpisce ancora l'immaginario dei sudcoreani come una ferita aperta e mai rimarginata, tanto da costringere il regista ad adottare un approccio sfumato, mediato dalla commedia, pur di poter affrontare nuovamente il tema - tra i precedenti il capolavoro rimane Peppermint Candy - e affondare la lama quando la difesa dello spettatore si è ormai abbassata. D'altronde, il fatto che l'identità del tassista sia stata rivelata dal figlio solo dopo l'uscita del film, a distanza di 30 anni dai fatti raccontati in A Taxi Driver, la dice lunga su come la nazione sia ancora lontana da una totale pacificazione e sulla presenza perdurante, nei vertici della società, di elementi collusi con il regime di allora. A Taxi Driver parla un linguaggio semplice, quasi prosaico, con un'ingenuità che si avvicina all'imperdonabile. Ma, anche per questo, parla a tutti, obbliga ad essere visto e ascoltato, per raccontare una verità che non può essere più taciuta. Per queste ragioni è un film fondamentale e l'incasso straordinario conseguito in patria (più di 12 milioni di spettatori) è la migliore conferma del successo dell'operazione compiuta da Jang Hoon.

Sei d'accordo con Emanuele Sacchi?
Il tortuoso percorso della democrazia sudcoreana.
Overview di Emanuele Sacchi
giovedì 3 agosto 2017

Un incasso straordinario quello di A Taxi Driver, seguito dalla candidatura a rappresentare la Corea del Sud nella selezione delle nomination per l'Oscar al Miglior film in lingua straniera. Un iter in qualche modo pronosticabile, per un film che vanta tutte le qualità care al popolo dei cinefili sudcoreano. Da sempre, infatti, i biopic e le storie scritte per unire una nazione, e riconciliare le ferite lasciate dalle lotte intestine del passato, hanno facile presa sul pubblico. Se a incarnare l'uomo medio catapultato nella violenza della Storia è un attore del calibro e dell'appeal di Song Kang-ho, poi, il successo è garantito. Per la terza volta consecutiva, infatti, è un film con protagonista Song ad essere selezionato come titolo per l'Academy - dopo The Throne nel 2015 e Age of Shadows nel 2016 - purtroppo senza che questo si sia mai concretizzato in un ingresso nella short list. La storia, ispirata a fatti avvenuti realmente nel maggio 1980, è quella di un tassista vedovo, immerso nei debiti e nel traffico di Seoul, che riceve un'offerta esorbitante da un giornalista della Germania Ovest, Jürgen Hinzpeter. Questi intende raggiungere Gwangju, dove gli studenti stanno manifestando contro il regime dittatoriale del generale Chun Doo-hwan, per documentare il tutto e renderlo noto al mondo.

Il vero tassista, che di cognome fa Kim come il protagonista del film, ha rivelato la propria identità al mondo solo nel settembre 2017, a seguito del successo conseguito dal film di Jang Hoon. Per decenni ha preferito rimanere nell'ombra, in un Paese mai completamente pacificato e riconciliato. Proprio il massacro di Gwangju, con la repressione violenta da parte dell'esercito di una rivolta studentesca, condotta in nome della democrazia, rappresenta una delle pagine più nere della storia recente sudcoreana.

Il lavoro di Hinzpeter, che aggirò il tentativo del governo di Chun di insabbiare il tutto, scatenò una reazione nell'opinione pubblica tale da spingere gli Stati Uniti a togliere gradualmente il sostegno al regime, agevolando il processo di democratizzazione della Corea del Sud, dopo decenni di pugno di ferro seguiti alla guerra del 1950-1953. Il successo del film - che evita astutamente di affrontare il tema del sostegno statunitense - conferma la volontà di riconciliazione del Paese, tuttora squassato da innumerevoli scandali politici: solo nel marzo 2017, infatti, Park Geun-hye, figlia del dittatore ucciso nel 1979, è stata sospesa a seguito di un impeachment per corruzione, aprendo la strada all'elezione del democratico Moon Jae-in. L'attuale Presidente ha così commentato il successo di A Taxi Driver: "La verità sui fatti di Gwangju non è stata ancora interamente rivelata. È un compito che dobbiamo portare a termine e credo che questo film ci aiuterà a farlo".
"Il film si concentra sull'amicizia che si forma tra un tassista locale e un giornalista straniero, ed è questo appeal popolare ad aver attirato un pubblico così eterogeneo". Parola del critico cinematografico Yoon Sung-eun, che analizza le ragioni del successo di A Taxi Driver. Che è sì un film politico, ma è soprattutto un'opera che parla alla nazione, a chi ha sbagliato o a chi non si è schierato, cercando di calarsi nei panni di un protagonista che scopre di avere una coscienza politica di fronte a una strage insensata, inconcepibile. Per Showbox, una delle maggiori compagnie di produzione e distribuzione sudcoreane, A Taxi Driver è stato un grande successo: l'incasso ammonta a 83 milioni di dollari nella sola Corea del Sud, con una lunga permanenza in vetta al box office del 2017 e 12 milioni di biglietti staccati. L'esposizione in vari festival internazionali ha fatto il resto, con la proiezione in chiusura al 21° Fantasia International Film Festival di Montreal che ha comportato anche il riconoscimento come miglior attore per Song Kang-ho.

Song Kang-ho costituisce ormai un simbolo del cinema sudcoreano: una maschera senza eguali, autentico monumento vivente dello Hallyu, l'onda del nuovo cinema coreano che si è abbattuta sul mondo a partire dall'inizio del nuovo millennio. Dopo essere stato un Fantozzi con la passione della lotta (The Foul King), un avvocato che scopre l'impegno politico (The Attorney), un imprenditore assetato di vendetta (Mr. Vendetta) e aver assunto innumerevoli altri volti iconici, Song è ora un umile tassista, vedovo e padre di una ragazzina. Un uomo qualunque, ordinario nei suoi interessi e nel suo approccio alla vita, inizialmente pavido ma poi inaspettatamente protagonista, a cui Song regala sfumature inattese, rendendo credibile la sua mutazione di fronte agli eventi straordinari che lo coinvolgono.
Se Song è una star, il regista Jang Hoon è destinato a diventare presto uno dei cineasti più acclamati del proprio Paese. Assistente alla regia di Kim Ki-duk nei primi anni Zero, quindi regista di una sceneggiatura (Rough Cut) dello stesso, durante l'esilio volontario del regista di Ferro 3 (Kim si vendicherà per il successo di Jang attraverso la rielaborazione di Arirang), Jang ottiene una notorietà che gli vale l'affidamento di sceneggiature dal notevole potenziale. Dapprima Secret Reunion, campione di incassi su due agenti delle opposte Coree obbligati a lavorare insieme su un caso, e in seguito The Front Line, dedicato all'ultima battaglia della Guerra di Corea, tragico e assurdo spargimento di sangue, avvenuto mentre i generali di ambo le parti stavano per firmare l'armistizio che avrebbe segnato la fine delle ostilità.
Quella del tassista è una figura che ha suscitato spesso l'interesse del cinema, che lo ha da sempre rappresentato come un curioso osservatore della realtà. Tanto l'irrequieto Travis Bickle di Robert De Niro, che osserva le stranezze notturne di New York in Taxi Driver, che il sordiano Pietro Marchetti, semplice (e un po' qualunquista) testimone delle contraddizioni italiche ne Il tassinaro, ci restituiscono l'opprimente sensazione che può provare un uomo "invaso" dalle vite di altri uomini, dalle loro ragioni private, spesso alla base di sconsiderati atti pubblici. Nella reazione del tassista c'è quella dell'uomo medio, obbligato a guardare, attraverso un parabrezza, i fatti di un mondo irriducibile alla comprensione. Il Kim di A Taxi Driver, che sembra recare in sé un po' di tutti i tassisti della settima arte che lo hanno preceduto, è il degno erede di una galleria di volti iconici. E i paragoni tra Song e il maestro di trasformismo De Niro, che già oggi sono all'ordine del giorno, non potranno che aumentare.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 24 agosto 2018
laurence316

Uno dei più straordinari successi del cinema sudcoreano degli ultimi anni, A Taxi Driver del regista Jang Hoon (che prima aveva diretto un discreto film di guerra: The Front Line), è anche uno dei migliori prodotti di quel cinema commerciale che da diverso tempo dimostra di voler fare i conti con la storia del proprio paese (da ricordare, tra gli altri, almeno JSA – Joint Security [...] Vai alla recensione »

domenica 5 novembre 2017
tmpsvita

 "A Taxi Driver" è un film sicuramente molto interessante che racconta una storia che merita di essere conosciuta soprattutto da persone come me che, di questo importante momento e segno indelebile nella storia coreana, sapevano poco o nulla. Certo il film non è perfetto, ci sono alcuni problemi relativi alla sceneggiatura che presenta qualche forzatura e  dei [...] Vai alla recensione »

mercoledì 13 marzo 2019
Fabio

Lodevole tentativo di raccontare un episodio doloroso e misconosciuto della recente storia sud Coreana. Riuscito solo in parte però. Il film se da un lato mette insieme più generi, perdendo di linearità dall'altro rinuncia all'approfondimento, alla narrazione completa del contesto. Residua una più modesta storia di amicizia tra il reporter e il tassista e poco più. [...] Vai alla recensione »

NEWS
[LINK] FESTIVAL
giovedì 29 marzo 2018
 

A Taxi Driver, l'ultimo lavoro del regista Jang Hun, si aggiudica il premio come miglior film del 16/mo Florence Korea Film Fest, il festival dedicato alla cinematografia della Corea del Sud che si è tenuto a Firenze dal 22 al 30 marzo presso il cinema [...]

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