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Ultimo aggiornamento martedì 14 marzo 2017
Una figlia che ha perso il senso dell'umorismo e un padre che fa di tutto per farle tornare il sorriso. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a BAFTA, ha vinto 5 European Film Awards, 1 candidatura a Cesar, 6 candidature a London Critics, 1 candidatura a Critics Choice Award, ha vinto un premio ai Spirit Awards, In Italia al Box Office Vi presento Toni Erdmann ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 321 mila euro e 135 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Winfried Conradi è un uomo âgée col vizio dello scherzo. Le sue buffonate colpiscono democraticamente familiari e fattorini che bussano alla porta e provano allibiti a consegnargli l'ennesimo pacco. Insegnante di musica in pensione, la sua vita si muove tra le visite alla vecchia madre e le carezze al suo vecchio cane, ormai cieco e stanco. A casa della ex moglie una sera a sorpresa ritrova sua figlia. Ines ha quasi quarant'anni e una carriera che impegna ogni ora della sua giornata. Occupata in un'azienda tedesca che l'ha traslocata a Bucarest, vive appesa al telefono e a una vita incolore, dedicata completamente alla professione e con poco tempo da spendere in famiglia. Senza preavviso, Winfried decide di farle visita e di passare qualche giorno con lei ma il lavoro e il disagio nei confronti del genitore hanno la meglio sui tentativi affettuosi. Winfried però non si arrende, infila una parrucca e una dentiera artificiale e irrompe nella sua vita come Toni Erdmann, coach naïve e improvvisato che sa bene che una canzone crea più valore di un'azione in borsa.
Orso d'Argento nel 2009 con Everyone Else, Maren Ade conferma una sensibilità pronunciata per il cinema che esplora l'intimo. Ieri era lo studio della resistenza di una coppia sotto il sole della Sardegna, oggi è il pedinamento di una relazione filiale dislocata a Bucarest.
Commedia umana smisuratamente eccentrica, Toni Erdmann si lascia contaminare e conquistare dalla follia dolce e imprevedibile del suo protagonista, un padre che piomba nell'universo di sua figlia per ritrovarla e rimetterla sul cammino della vita, della leggerezza, dell'umanità. Ma lei, travolta dagli impegni professionali, lo congeda (troppo) presto ed è in quel momento che il film decolla. Perché il genitore trova nella separazione la maniera di accorciare la distanza, di riparare la crepa nella filiazione prendendo in contropiede figlia e spettatore.
Senza mai violare l'intimità dei suoi personaggi, il film suggerisce il confronto tra due generazioni che non riescono più a toccarsi. Il loro luogo rimane un silenzio dove la lontananza diventa tormento dell'anima. Winfried è un funambolo trascurato e bizzarro che ama i lazzi e 'va in scena' con strumenti amatoriali e posticci, Ines è una businesswoman rigorosa e severa che compete su un mercato maschile, manca di umorismo e calca il palcoscenico della vita in tailleur nero. Tra loro qualche cosa d'essenziale è accaduto, da qualche parte nel tempo e ha prodotto una resistenza da qualche parte nel cuore. A partire da questa opposizione, la regista tedesca svolge un legame che conosce la grazia attraverso l'esperienza del ridicolo.
Esplosione di esuberanza, Toni Erdmann toglie il fiato e apre a una risata assoluta, piena, libera. A provocarla è l'uomo del titolo, identità fittizia e imparruccata di un padre che recupera la sua bambina, affondata nel mondo volgare del liberalismo, spingendo il proprio spettacolare cambiamento fino alla 'mostruosità'. Giustiziere del buon senso che si nasconde per piangere la morte del suo cane, Toni Erdmann/Winfried Conradi boicotta le grandi certezze della vita per viverla pienamente accanto a chi ama sopra a ogni cosa. Per Ines, Winfried si fa letteralmente in due assumendo una forma di schizofrenia in cui il posticcio gioca il ruolo di una protesi. Inabili allo scambio, la comunicazione padre-figlia passa allora attraverso l'artificio e la simulazione. Un gioco che diventa incontrollabile e a cui Ines finisce per cedere dentro una delle sequenze più belle. Sequenza catartica che la sorprende a cantare una canzone di Whitney Houston accompagnata alle tastiere dal padre. Una canzone che hanno evidentemente eseguito insieme mille volte. Winfried la seduce con la forza di una memoria condivisa e Ines cede, accetta, lo lascia fare, si lascia amare da tutto quell'amore, attestando nella scena successiva (quella del suo compleanno) la vittoria del genitore.
Impietoso con il liberalismo selvaggio, esposto in tutti i suoi più laidi dettagli (negoziazioni, manipolazioni dei clienti, licenziamenti), Toni Erdmann 'imbocca' una protesi dentaria per sdrammatizzare e sdrammatizzarsi come il suo protagonista, un incredibile Peter Simonischek che sostiene l'emozione col grottesco. Davanti a lui Sandra Hüller incarna una performance anaffettiva che scioglie in un ultimo primo piano, riconciliando il suo personaggio con l'eredità paterna, il realismo con l'astrazione.
A volte si ha l'impressione che i recensori professionisti non vedano i film di cui pretendono di parlare, o vedano film completamente diversi. Definire "Vi presento Toni Erdmann" "un trionfo di risate" non è solo fuorviante, ma completamente falso, perché il tono fondamentale del film è la malinconia, e proprio le scene in cui apparentemente più si spinge il pedale del "comico", in realtà del grottesco, [...] Vai alla recensione »
Uno dei motivi per cui Vi presento Toni Erdmann ottiene il plauso di qualsiasi spettatore si imbatta in questa strampalata e imprendibile commedia d'autore, è la quantità di spunti interpretativi che offre. Non è facile rispondere alla domanda: di che cosa parla Vi presento Toni Erdmann? Il film di Maren Ade parla ovviamente del rapporto complicato e lunatico tra un padre e una figlia, ma le modalità con le quali questa eterna sfida di affetto e dispetto viene messa in scena sono oltremodo interessanti. È come se, secondo la regista, attraverso il prisma di questo basilare luogo di elaborazione affettiva dell'essere umano si potessero osservare pressoché tutti gli elementi della socialità, della cultura e della politica contemporanea.
Pur giocato sul piano comico, e talvolta malinconico, Vi presento Toni Erdmann tocca elementi particolarmente sensibili, alcuni di chiaro stampo psicanalitico. La scelta del "gioco" - o quanto meno del continuo travestimento attraverso cui il padre si propone alla figlia, incapace di stabilire un contatto con lei nelle maniere più tradizionali - offre importanti schemi freudiani e junghiani di riferimento, ma soprattutto sembra seguire le tecniche del cosiddetto "psicodramma".
Vi presento Toni Erdmann è anche un viaggio dentro l'Europa che sta mutando, un film sul lavoro che rifiuta l'impianto docu-realista in stile Dardenne per aprire nuove, imprevedibili strade.
E se lo psicodramma inventato dal dottor J. L. Moreno negli anni Venti, citiamo, "è un metodo d'approccio psicologico che consente alla persona di esprimere, grazie alla rappresentazione scenica, lo stabilirsi di un intreccio più armonico tra le esigenze intrapsichiche e le richieste della realtà, e porta alla riscoperta ed alla valorizzazione della propria spontaneità e creatività", il film di Ade pare proprio rappresentare una sorta di psicodramma improvvisato dal padre e trasportato di peso dentro il mondo del lavoro, senza che gli altri protagonisti ne siano consapevoli. Il gioco del padre diventa quindi una sorta di "reagente", poiché ci permette di osservare come i riti sociali e professionali, irreggimentati secondo i ruoli del capitalismo aziendale, altro non siano che psicodrammi anch'essi, anche se più pericolosi visto che mettono in gioco la vita e il posto di lavoro di molte persone. Quando Ines decide di spogliarsi definitivamente dei propri ruoli lavorativi, in senso letterale, il gruppo dei colleghi reagisce in maniera direttamente proporzionale: se il dress code richiesto dalla festa (anch'essa organizzata peraltro a scopi di strategia aziendale) è la nudità, tutti si presentano nudi in nome di un nuovo scenario di psicologia del team building. La celebre ed esilarante festa nudista altro non è che una delle più feroci critiche al capitalismo contemporaneo della cultura recente, molto più efficace di cento libelli politologici.
Questa mattina si sa se Vi presento Toni Erdmann ha vinto o no l'Oscar per il miglior film straniero. Forse merita, ma non ha nessuna importanza perché la terza opera della quarantenne autrice e regista tedesca Maren Ade, in due ore e mezza che scorrono quiete eppure senza respiro, è diverso da ciò che siamo abituati a vedere. Può darsi che al pubblico stanco risulti inquietante e stordente, mentre [...] Vai alla recensione »