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Questo burlone, Dio di Bruxelles

Secondo Jaco Van Dormael, l'autore di Dio esiste e vive a Bruxelles, il Padre Eterno è un cattivo che ha deciso di farci soffrire. Di Pino Farinotti.
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di Pino Farinotti

In foto una scena del film.
Benoît Poelvoorde Altri nomi: (Bernard Frédéric / Benoit Poelvoorde ) (55 anni) 22 settembre 1964, Namur (Belgio) - Vergine. Interpreta Dio nel film di Jaco Van Dormael Dio esiste e vive a Bruxelles.

domenica 6 dicembre 2015 - Focus

Secondo Jaco Van Dormael che firma Dio esiste e vive a Bruxelles, (titolo originale Le tout nouveau testament) Dio è un burlone cattivo che ha deciso, con applicazione implacabile e crudele, di farci soffrire. Salvo concederci, di tanto in tanto, qualche momento di pausa.
La cifra è naturalmente grottesca, ma l'ambizione è molto grande, lo è tanto che va a snaturare, a svilire quella parte brillante, diciamo così, che qua e là emerge nei dialoghi e nella storia. Va detto che trattasi di idea originale. Il protagonista non è Gesù, stravisitato nei film, è suo padre che dirige i nostri destini da un computer e si diverte un mondo a maltrattarci.
Alcune regole: non passerai la vita col grande amore; la tartina cade sempre dalla parte con la marmellata, al supermercato la fila vicina è sempre più veloce della tua; il telefono squilla appena ti sei adagiato nella vasca da bagno. E così via. Niente di nuovo per carità, una legge di Murphy fai da te.
Gesù appare: è una statuina sopra un armadio, ogni tanto scende dal piedistallo per sgranchirsi le gambe e parlar male del papà, con sua sorella bambina, (sì, c'è anche una sorella) Ea, che a sua volta detesta il padre e non vede l'ora di mettergli il bastone fra le ruote. Ea riesce a entrare nella stanza del computer, lo manipola e manda un sms a qualche miliardo di utenti. Noi umani leggiamo sul display la data della nostra morte. È chiaro che gran parte del potere divino decade, gli umani ritengono di avere un margine di autonomia della loro vita, breve o lunga che sia, e non dipenderanno dal cattivone. Il regista si inventa anche un'altra figura, la moglie di Dio, una signora mezza scema, maltrattata (naturalmente) e dipendente, che passa l'aspirapolvere e ricama tutto il giorno, pur nutrendo una voglia repressa e in attesa, di ribellarsi. Ea, dopo la trovata web fugge attraverso una lavatrice, e si trova fra noi. Decide che i dodici apostoli sono ormai inadeguati, ne occorrono almeno altri cinque, così li cerca. Furibondo, Dio, esce dallo stesso passaggio, deve trovare la figlia e ripristinare tutto. Ma arriva tardi.
Chiunque lo incontra, lo maltratta, lo picchia, lo insulta. Lui cerca di farsi riconoscere, inutilmente. Finisce in Uzbekistan operaio alla catena a montare frigoriferi.
Ho detto sopra: cifra grottesca, aggiungo, doppiamente grottesca, perché l'idea della rilettura comica dell'argomento, dello sberleffo surreale, - dissacrazione è parola troppo grossa e impropria ed è un concetto troppo serio per un film del genere - viene penalizzata, resa piatta e dimenticabile dalla premessa, dalla scommessa iniziale di dettare qualcosa di colto e importante. Eccolo il grottesco/2.

Cultura
Dunque, messe da parte la cultura e la profondità, che magari raramente, ma possono anche appartenere al cinema, questo Dio esiste e vive a Bruxelles presenta qualche simpatica soluzione, coreografico-visionaria, ma sembra l'iniziativa goliardica di qualche studente di scuola di cinema, dotato, che magari un giorno... si farà e comunque è già padrone della tecnica, perché in quella chiave il film c'è.
E, altro fatto positivo, regista e attori non si sono presi sul serio. Hanno scagliato provocazioni, anzi, parte di provocazioni, per poi fermarle prima del punto di non ritorno, secondo consapevolezza storica, che "sempre di cinema trattasi", con tutte le licenze che appartengono a quella disciplina.
Se poi si vuole estendere la lettura a roba seria come l'ortodossia, la blasfemia o la fede, davvero non è il caso. Nessuno, neppure il più radicale e "ortodosso" credente si sentirà offeso da uno scherzetto che musicalmente potrebbe essere definito "allegro con brio", roba leggera appunto. L'impegno e il pensiero stanno da un'altra parte. Il regista Van Dormael e il protagonista Benoît Poelvoorde sono stati ospiti di Fabio Fazio a "Che tempo che fa". Dico che Dio, quella volta, non era quello che hanno rappresentato. È stato buono e generoso con loro. Perché Fazio ha quasi beatificato la coppia: storia bella, divertente, ironica, simpaticamente dissacratoria. Se Dio si fosse comportato secondo il loro film magari avrebbe fatto in modo che non arrivassero ad accomodarsi su quelle poltroncine: uno sciopero improvviso, una scivolata con leggera lussazione (per entrambi).
Invece hanno avuto la loro brava promozione, e sappiamo quanto valga in quel senso quello spazio-di-Fazio. Troppa grazia, davvero. Dio esiste e vive a Bruxelles, come ho detto sopra, presenta qualche discreto picco di cinema ma di spessore sottile. Quando i film hanno raccontato del "figlio", a volte contenevano ben altro, condivisibile oppure no. Brian di Nazareth, dei Monty Python era davvero dissacrante, fece arrabbiare i credenti dell'ortodossia, ma c'era qualità. Il Gesù de Il vangelo secondo Matteo parlava e agiva come un iscritto al partito comunista, ma la firma era quella di Pasolini. Ne L'ultima tentazione di Cristo è quello dei vangeli apocrifi, del tutto umano, con moglie e figli, ma la firma è di Scorsese. Gli autori di Dio esiste e vive a Bruxelles hanno inteso porre l'asticella il più in alto possibile, ma l'asticella non si è alzata.

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