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Ultimo aggiornamento venerdì 10 aprile 2020
Una commedia surreale in cui Dio è un vero e proprio personaggio che vive a Bruxelles. Il film ha ottenuto 1 candidatura a David di Donatello, 1 candidatura a Golden Globes, 2 candidature e vinto un premio ai European Film Awards, 1 candidatura a Cesar, Il film è stato premiato a Biografilm Festival, In Italia al Box Office Dio esiste e vive a Bruxelles ha incassato 1,6 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Dio esiste e vive a Bruxelles con una moglie timorosa e una figlia ribelle. Il figlio, più celebre di lui, è fuggito molti anni prima per conoscere gli uomini più da vicino, morire per loro e lasciare testimonianza e testamento ai suoi dodici apostoli. Egoista e bisbetico, Dio governa il mondo da un personal computer facendo letteralmente il bello e il cattivo tempo sugli uomini. Ostacolato da Ea, decisa a seguire le orme del fratello e a fuggire il 'suo regno', la bambina si 'confronta' con JC (Jesus Christ) ed evade dall'oblò della lavatrice. Espulsa dentro una lavanderia self-service infila la via del mondo, recluta sei apostoli e si prepara a combattere l'ira di Dio, a cui ha manomesso il computer e di cui ha denunciato il sadismo, spedendo agli uomini via sms la data del loro decesso.
Sei anni dopo Mr. Nobody, che gettava un dubbio sul punto di vista assunto dal film (è quello di un bambino che anticipa un vecchio o quello di un vecchio che (in)segue il bambino che è stato?), Jaco Van Dormael ci mostra il punto di vista onnipotente di chi governa il mondo e il destino degli uomini. Rispolverando la voce off (e infantile) di Toto le héros, il regista belga realizza una commedia surreale e inconcludente in cui riconosciamo comunque il suo sguardo singolare e visionario. Perché Le Tout Nouveau Testament, dentro un prologo esilarante, dichiara l'impianto e getta le premesse di un discorso che poi dimentica di svolgere, limitandosi a esiliare Dio in Uzbekistan e a supplirlo con una dea svampita che decora il cielo con cornici digitali. Ordinato secondo i libri che compongono la Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico etc) e apprestato a rispondere a una domanda esistenziale (che cosa fareste se conosceste in anticipo la data della vostra dipartita?), Le Tout Nouveau Testament finisce per perdersi in un bicchiere d'acqua e in un impegno evidentemente troppo ambizioso. Il dispositivo, appena collaudato nell'incipit, non riesce a correggere le fragilità congenite e a sostenere l'intenzione 'rivoluzionaria' di partenza, ripiegando su una serie di ritratti e personaggi dismessi che lasciano tutto e intraprendono un viaggio in un mondo sconosciuto, dove ritroveranno naturalmente quello che hanno perso. Tutti tranne dio, interpretato da Benoït Poelvoorde con nervosa immedesimazione, che finirà per condannarsi, disegnando un percorso in forma di deriva. Il problema col cinema di Van Dormael è che tutto quello che lo rende spettacolare e sorprendente, l'umorismo, l'oniricità, il lirismo, le sospensioni, le metafore, le incursioni nel fantastico, i folgoranti intermezzi, finisce quasi sempre per annullarne la profondità e la sostanza anche quando a reggere i destini del mondo (e del film) ci sono attori efficaci e imprevedibili come Benoît Poelvoorde e Yolande Moreau. Diffusa di una saggezza popolare e naïf e stordita da effetti digitali, la nuova commedia di Van Dormael è un incrocio singolare tra Il favoloso mondo di Amélie e Una settimana da Dio, a cui si aggiunge una colonna sonora composta da 'brani facili' e più adatti ad accompagnare intervalli pubblicitari. Furbo e didascalico, Le Tout Nouveau Testament galleggia su un immaginario di riporto che oscilla tra la legge di Dio e quella di Murphy, tra sentenza e motto, tra autocitazione e citazione ammiccante, su tutte quella 'bestiale' che innamora Catherine Deneuve di un gorilla, omaggio evidente a Max amore mio di Nagisa Oshima. Nondimeno, come tutti i film di Van Dormael, Le Tout Nouveau Testament muove al riso e al pianto e ha gli strumenti emozionali per diventare oggetto di inesauribile passione, fosse solo per quel dio 'umano troppo umano' che osserva il mondo in cattività e dentro un'orizzontalità assunta come asse espressivo della messa in scena. Una splendida operazione di 'abbassamento' che purtroppo non riesce a innalzarsi oltre l'universo artificiale che Van Dormael dispiega davanti ai nostri occhi. Amen.
Film dissacrante è stato detto. Tutt'altro. Quello di Jaco Van Dormael propone una coraggiosa idea di sacro. E lo fa con la forza del pioniere esperto, costruendo attraverso la narrazione cinematografica un pensiero fuori dagli schemi e però (o proprio per questo) robusto. The Brand New Testament è davvero un Nuovo Testamento, rivolto a coloro che sono pronti a un clamoroso [...] Vai alla recensione »
Confesso che quassù, dove sono da quasi quattro secoli e mezzo, non ho perso il vizio di arrabbiarmi. Feci troppo esercizio in questo senso, con Giulio II, che metteva il naso dovunque mentre lavoravo alla Cappella Sistina. La scusa era "io ti pago, ne ho tutto il diritto." Arrivavamo a metterci le mani addosso, in realtà lui le metteva a me, era il Papa, non potevo permettermi. Ma quante volte lo avrei fatto.
Secondo Jaco Van Dormael che firma Dio esiste e vive a Bruxelles, (titolo originale Le tout nouveau testament) Dio è un burlone cattivo che ha deciso, con applicazione implacabile e crudele, di farci soffrire. Salvo concederci, di tanto in tanto, qualche momento di pausa. La cifra è naturalmente grottesca, ma l'ambizione è molto grande, lo è tanto che va a snaturare, a svilire quella parte brillante, diciamo così, che qua e là emerge nei dialoghi e nella storia.
Una famiglia divina come quella descritta da Jaco Van Dormael è certamente tra le più bizzarre e anticonformiste che ci sia capitato di vedere, rispetto alla tradizione iconografica e narrativa della religione. Ma non l'unica. Per qualche motivo, il cinema si è sentito incaricato - specie nella modernità - di rappresentare l'irrappresentabile, ovvero la divinità, anche nei modi più ironici e sarcastici.
Dio esiste, abita a Bruxelles e ha il volto di Benoît Poelvoorde. Attore belga e clown febbrile, ha una personalità che bascula tra mostruosità comica e vulnerabilità infantile. Questa reversibilità perfetta, l'attitudine fuori norma, la furia compulsiva che trascina tutto al suo passaggio, sono la sua forza e corroborano ogni film che interpreta. Uomo ordinario o straordinario, amante folle o punkabbestia, Bruto o assassino, Poelvoorde può essere tutto e può recitare tutto.
"Dio esiste e vive a Bruxelles", dice il film di Jaco van Dormael. Il belga che sorprese quasi venticinque anni fa con la sua opera prima "Totò le héros" dove un uomo triste e frustrato è tanto convinto di essere stato scambiato alla nascita con un altro, che ha invece vissuto una vita piena di soddisfazioni, da decidersi, ormai vecchi entrambi, a farlo fuori per vendetta.