Centochiodi

Film 2007 | Commedia +16 92 min.

Regia di Ermanno Olmi. Un film Da vedere 2007 con Raz Degan, Luna Bendandi, Amina Syed, Michele Zattara, Andrea Lanfredi, Carlo Faroni. Cast completo Genere Commedia - Italia, 2007, durata 92 minuti. Uscita cinema venerdì 30 marzo 2007 distribuito da 01 Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,64 su -1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Amicizia, amore e vita quotidiana di un giovane professore alle prese con una nuova, necessaria, vita. Il film ha ottenuto 1 candidatura a David di Donatello. In Italia al Box Office Centochiodi ha incassato 2,4 milioni di euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,64/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,31
PUBBLICO 3,20
CONSIGLIATO SÌ
Il testamento autoriale di Olmi.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Un giovane e attraente professore universitario di filosofia si rende improvvisamente irreperibile. È infatti ricercato per un reato del tutto insolito: ha letteralmente inchiodato al pavimento e ai tavoli di una biblioteca ricca di antichi manoscritti e incunaboli quegli stessi volumi preziosi che avevano nutrito la sua formazione. Mentre i carabinieri lo cercano, il professore trova rifugio sulle rive del Po, a Bagnolo San Vito, dove una piccola comunità gli offre riparo e accoglienza.
Ermanno Olmi, classe 1931, ha deciso, da spirito libero quale è sempre stato: Centochiodi è il suo ultimo film di fiction. D'ora in avanti tornerà al primo amore o, meglio, al mezzo espressivo che per primo ha incontrato sulla sua strada artistica: il documentario. Ecco allora che questa 'storia' diventa una sorta di testamento autoriale. Cosa preme di più al settantaseienne autore? Gli preme, ancora una volta, guardare alla Fede attraverso l'uomo. Un uomo liberato dal vincolo del rigore della Legge che, per interessi del tutto umani, si pretende essere metro di tutte le cose. La parola, la parola scritta, codificata nei libri non vale un caffè con un amico. Olmi contro la lettura quindi? Assolutamente no. Olmi contro l'agitare i Libri (di qualsiasi fede e religione) per nascondere dietro quelle pagine, di cui ci si proclama unici e indefettibili interpreti, progetti di egemonia culturale o politica. Il Sacro per il regista è troppo importante per essere chiuso entro limiti. "Ma pur necessari, i libri non parlano da soli" afferma l'epigrafe che apre il film.
Chi parla veramente al cuore e alla mente del protagonista, un Gesù Cristo in autoesilio dal mondo freddo della 'Cultura', sono quegli umili che vivono sulle sponde del Po (fiume amato da Olmi che già ne aveva cantato la magia in un documentario) che sono capaci di accogliere con piena naturalezza (senza neppure far mancare quella carnalità che può anche sfociare nel motteggio volgare) lo Sconosciuto. Magari anche aiutandolo a riparare un tugurio, ricevendo poi in modo disinteressato la sua solidarietà nel difendere quegli argini che il mercantilismo cieco vorrebbe deturpare. È proprio in questa genuina umanità che si rispecchia il senso della vita secondo Olmi ed è un po' un peccato che il doppiaggio delle fasi iniziali del film e quello del valido Raz Degan (a riprova che i Maestri sanno trovare il talento là dove altri hanno visto solo l'esteriorità) in qualche modo ne falsino la compattezza, non solo stilistica ma anche sonora. Meglio sarebbe stato se Degan avesse parlato in quel suo italiano stentato che lo avrebbe fatto diventare un 'Cristo' venuto da lontano e ancor più pronto (rispetto a quello un po' declamatorio che ci offre il doppiatore) a 'imparare' dall'uomo che fa del dialetto il mezzo di comunicazione della sua saggezza popolare. Nonostante questo il film rimane nella mente e nel cuore spingendoci ad attendere il suo ritorno sugli schermi con i documentari che già sta realizzando.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 11 gennaio 2010
riccardo-87

Uno dei film meglio pensati e più importanti del nuovo millennio, che si incentra su una filosofia di pura apertura alla vita, contro il sacro ma soprattutto contro la chiusura delle porte della vita a favore del “libro”. “Centochiodi” di Olmi è l’annullamento della parvenza di presenza del libro come sostituto del contatto diretto con gli altri, è una critica radicale al modo di vedere questo come [...] Vai alla recensione »

mercoledì 29 aprile 2009
Mattia Pascal

Incollo, come mia recensione, una e-mail scritta ad un amico che mi aveva consigliato questo film, così, perchè mi sono divertito nello scriverla e spero che venga intesa con lo stesso spirito. ----- Di uno che pianta i chiodi sui libri penseresti che è un po' semo, poi pensi "ma no, ci sarà sicuramente un motivo profondo e poetico alla base di questa azione"; poi lo vedi che butta via le chiavi [...] Vai alla recensione »

giovedì 3 novembre 2016
Howlingfantod

La citazione del professore (Raz Degan) del filosofo Karl Jaspers a conclusione dell’anno accademico “ il reale e l’arte che lo rappresenta è legato al profitto e in tempi come questi forse l’unica via d’uscita è la follia”. Follia lucida ed evangelica dello stesso professore che compie il gesto sconvolgente di crocifiggere i libri, la sapienza. La follia rivoluzionaria di Gesù Cristo è quella che [...] Vai alla recensione »

domenica 16 gennaio 2011
tommasoliguori50

In centochiodi Olmi affronta in maniera poetica il rapporto tra cultura potere e popolo. La matrice cristiana del film ne è la chiave, in quanto rende possibile affrontare in maniera "lieve" un argomento altrimenti ostico. Lo stesso argomento è trattato in maniera molto analitica da Zygmunt Bauman in un suo saggio recentemente pubblicato da Bollati boringhieri.

domenica 10 gennaio 2010
Angela Palumbo

Gran bel film! molto lineare, ma ricco di significati. Persone vere, semplici, che si accontentano di vivere la vita con amore e con istinto, lontane dal volere desiderare più di quel che serve...felici per la vita stessa. Un modello di società ideale! Peccato che è solo un film e che la realtà è ben diversa.

domenica 13 settembre 2015
darkovic

Chissa come mai questa volta in  quasi tutte le recensioni negative,sono molto  presenti frustrazione ,rabbia ,anche violenza verbale ,verso questo nostro grande maestro italiano,che solo per l'eta' ,e per quello che precedentemente ci ha dato ,meriterebbe sicuramente piu' rispetto. Presumo che tutta questa rabbia e frustrazione venga indirizzata verso il film ,ma inconsciamente [...] Vai alla recensione »

lunedì 15 aprile 2013
w.canalini

Di solito non riguardo i film già visti, con due eccezioni: Amadeus e Centochiodi; due opere ovviamente profondamente diverse, ma che nobilitano certamente l'arte cinematografica. Quando ho poco tempo guardo i primi 10 minuti di Amadeus e gli ultimi 10 minuti di Centochiodi; ogni volta è un'emozione, che cosa chiedere di più da un'opera d'arte.

giovedì 25 marzo 2010
ultimoboyscout

Il film inutile per l'attore (ma ne siamo certi???) inutile. Ma non è meglio se balla ( ma ne siamo certi???)? Noiosissimo e di nessn impatto.

Frasi
Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico.
Una frase di Il professorino (Raz Degan)
dal film Centochiodi - a cura di zazozamcoz
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Giacomo Vallati
Avvenire

Piantare un chiodo. Ovvero: «Rifiutare i modelli imposti, fare una scelta di campo e lasciarci alle spalle tutto ciò che ci soffoca e ci opprime». In una parola: dire basta. Con il suo scorrere solenne e indifferente, l'aria sospesa fra gli argini immensi, il Grande Fiume sembra il luogo meno adatto alle scelte drastiche. E invece è proprio qui, sugli argini del Po, nella piatta e luminosa campagna [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

«Tutti i libri del mondo non valgono un caffè, una carezza». «Le religioni non hanno mai salvato il mondo». «Nel giorno del Giudizio, sarà Dio a dover rendere conto della sofferenza degli uomini». Magari sono queste idee ad aver bloccato a lungo Centochiodi di Ermanno Olmi, ad aver fatto sì che RAICinema rifiutasse il film a Festival, e neppure lo facesse vedere a chi chiedeva di vederlo.

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Cento chiodi conficcati in cento libri, proprio nel loro corpo, uguali ai chiodi che nell'iconografia tradizionale trafiggono il corpo di Gesù sulla croce: questo si vede nel punto più alto della prima sequenza di Cento chiodi. È un'immagine terribile per gli occhi di chi creda che nei libri stia la più grande ricchezza degli uomini e delle donne. D'altra parte, in coerenza con il “professore” del [...] Vai alla recensione »

Marco Lodoli
Diario

Chiedo venia agli angeli dei cielo, ai migliori critici cinematografici, ai conduttori televisivi più attenti, a tutti coloro che con sommo gaudio hanno osannato il film di Olmi: vorrei essere nel coro, far sentire anche la mia vocina perfettamente intonata alla laude, ma purtroppo la mia coscienza mi Costringe a dire la verità, anche se suonerà blasfema.

Roberto Nepoti
La Repubblica

Dopo aver trafitto con grossi chiodi i preziosi manoscritti di una biblioteca universitaria, un giovane professore di filosofia dell'università di Bologna fa perdere le proprie tracce; poi si nasconde in un rudere lungo l'argine del Po. Dato alle fiamme il trattato che gli ambienti accademici attendevano da lui, l'uomo (che per tutto il film resterà innominato) intreccia nuovi rapporti con gli abitanti [...] Vai alla recensione »

Natalia Aspesi
La Repubblica

Il film di Ermanno Olmi si apre con una scena folgorante per bellezza visionaria e senso profondo: un'antica, fastosa biblioteca universitaria, simile a una chiesa, appare sconvolta da una violenza sacrilega, violata nella sua solennità, con decine e decine di opere rare, di incunabili preziosi, buttati a terra, aperti e trafitti da grossi chiodi, rovinati per sempre.

Valerio Caprara
Il Mattino

Il lettore odia giustamente i giochi d'equilibrio critico, ma nel caso di «Centochiodi» dobbiamo praticare questo sport che non ci piace. Mentre lo si guarda, infatti, l'ultimo film dell'austero e autorevole Ermanno Olmi profonde un calore narrativo, un'apertura visionaria e un'euforia spirituale che non hanno termini di confronto nel cinema italiano odierno; quando, però, ci si dispone a raccoglierne [...] Vai alla recensione »

Eugenio Scalfari
L'Espresso

Aspettavo con una certa impazienza e molta cu.riosità di vedere il film di Olmi "Centochiodi". Il regista - uno dei più importanti del cinema italiano - ne aveva parlato in alcune prestigiose trasmissioni televisive preannunciando tra l'altro che sarebbe stato il suo ultimo film. Il tema poi cadeva nel bel mezzo d'una polemica teologica, culturale e politica tra il pensiero cattolico e quello laico. [...] Vai alla recensione »

Ritanna Armeni
Liberazione

Quella Chiesa, e che vuole occupare lo spazio pubblico per dirigere i cattolici e per definirne i comportamenti in politica. A essa Ermanno Olmi non contrappone certo valori mondani, non contrappone, per dirla con le parole di Benedetto XVI e dei suoi cardinali, il relativismo, l'edonismo, il consumismo, il mondo così come è tanto è inutile opporsi alle grandi forze che lo dominano.

Morando Morandini
Film TV

Olmi potrebbe cambiare idea («Sarà il mio ultimo film narrativo») ma non c'è dubbio che con Centochiodi abbia chiuso in bellezza: un film straordinario, soltanto in apparenza semplice e scandaloso. Non so se andrà a Cannes, dove, fuori concorso, potrebbe diventare il vincitore morale, ma sono già disposto a scommettere che, con o senza Cannes, avrà un vasto successo di pubblico.

Valerio Guslandi
Ciak

Ermanno Olmi è da quasi 50 anni una voce diversa, profonda, sincera e sensibile nel panorama del cinema italiano. Una carriera esemplare e coerente che ci ha regalato sempre, anche nelle sue opere meno riuscite, spunti di riflessione sull'uomo e sulle "circostanze" (per riprendere un titolo della sua filmografia) della vita. Anche questo che lui stesso annuncia come il suo ultimo film - se non ne avremo [...] Vai alla recensione »

Paola Casella
Europa

Lasciate parlare i vecchi, che ne sanno più di noi dice uno dei personaggi di Centochiodi, il nuovo film di Ermanno Olmi presentato ieri alla stampa, e da fine mese nelle sale. Il regista 70enne, in conferenza, ha aggiunto: «Alla mia età, certe domande non sono più rinviabili». Nella saggezza di chi ha vissuto a lungo facendo tesoro dell'esperienza acquisita e nel coraggio di porre domande essenziali [...] Vai alla recensione »

Elfi Reiter
Il Manifesto

Cento chiodi, il film che Ermanno Olmi sta girando (fino al 24 giugno) sulle rive del Po nelle vicinanze di S. Giacomo Po nel Mantovano, in realtà voleva intitolarlo «99,99» in onore dei prezzi al supermercato, dice il regista scherzando a tavola il regista. Al contrario delle opere precedenti, Il mestiere delle armi e Cantando dietro i paraventi, questa irrompe nel presente.

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Ermanno Olmi, Il Poeta Solitario del cinema italiano, ci ha lasciato sempre intuire, in tutti i suoi film, il suo personalissimo anelito alla spiritualità. Sia, esplicitamente, rifacendosi ai Vangeli come in "Cammina, cammina..." o parafrasandoli come nella "Circostanza", sia, implicitamente, anche solo citando le guerre, l'odio, il perdono, la pace: come nel "Mestiere delle armi" e, di recente, in [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Ermanno Olmi dice addio al cinema-cinema con una parabola evangelica ambientata nel nostro presente rapace e consumista. Un film che ci riporta al narratore corale e fanciullesco di Camminacammina, innamorato degli umili e capace di improvvise accensioni comiche. Una fiaba moderna che dopo un fulminante prologo in città ritrova volti e luoghi del Vangelo lungo il Po, fra pescatori e contadini che parlano [...] Vai alla recensione »

Nicola Falcinella
L'Indipendente

È il grande artigiano del cinema italiano e si è formato 'in fabbrica' . Un percorso anomalo per uno dei cineasti più fuori dagli schemi e dalle congreghe, Ermanno Olmi. Un regista che, come un fiume carsico (l'immagine è del critico Aldo Viganò), negli anni tante volte si è inabissato e poi è tornato prepotentemente alla ribalta. Com'è il caso del recente Centochiodi, un apologo generoso per una ricerca [...] Vai alla recensione »

Bernardino Marinoni
La Provincia di Como

Povero cristo è espressione corrente e in dialetto accade anche di designare "cristo" un qualcuno ignoto ma che in quell'appellativo ha un riscontro forse fisionomico, forse semplicemente "giusto". In Centochiodi, il nuovo e ultimo; per volontà del regista, film di finzione di Ermanno Olmi, nella coloritura del suo dialetto la gente semplice del o incontra Cristo nel sembiante di un ancora giovane [...] Vai alla recensione »

Alberto Crespi
L'Unità

Ermanno Olmi è una persona molto seria, quindi la sua affermazione («Centochiodi è il mio ultimo film, d'ora in poi farò solo documentari») va presa sul serio, non come una boutade per finire sui giornali. Ermanno Olmi è tutto il contrario di ciò che va di moda oggi in questo paese: non lo vedrete mai da Vespa o in nessun altro salotto tv, non ci tiene particolarmente ad andare ai festival e non verrà [...] Vai alla recensione »

Giancarlo Mancini
Il Riformista

Un professore affermato seppur ancor giovane, esperto di questioni religiose, abbandona la propria vita di ricercatore lasciando nella biblioteca, in cui tanto tempo aveva speso a studiare i grandi testi della tradizione filosofica occidentale, in segno di un rifiuto senza appello a quello che era o stava per diventare. Un dotto, un erudito, un chierico.

Callisto Cosulich
Left

Centochiodi di Ermanno Olmi inizia con una didascalia attribuita a Raymond Klibansky: «Ma, pur necessari, i libri non parlano da soli». Subito dopo, però, il regista radicalizza questa posizione. Quando un custode di un'università cattolica vede la sala di lettura devastata, con i suoi preziosi testi antichi sparsi per terra e le loro miniature inchiodate al pavimento.

Paolo Caroli
Adige

Dopo «II mestiere delle armi» e «Cantando dietro i paraventi», Olmi torna al presente, ad un presente a noi fin troppo noto: l'epoca neocapitalistica in cui tutto, dalle cose, alle persone, ai sentimenti, sembra aver perso il suo risvolto spirituale ed essere stato svalutato a mero oggetto. «Ogni spiritualità» recita a inizio pellicola Raz Degan, citando Jaspers, «si converte in profitto e la felicità [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

A 76 anni, dopo 20 lungometraggi e 48 anni di lavoro, Ermanno Olmi ha annunciato che "Centochiodi" sarà il suo ultimo film narrativo: come Tolstoi dopo "Resurrezione" smise di scrivere romanzi, farà magari i documentari con cui aveva cominciato, forse regie liriche, ritratti oppure nulla. "Centochiodi" è infatti un film d'addio che condensa le idee e cose più amate da regista.

Dario Zonta
L'Unità

L'ultimo film di Ermanno Olmi (il regista di II mestiere delle armi ha dichiarato che non girerà più film di finzione, ma solo documentari) è di struggente attualità e di ampio respiro. Dice, con l'aura apodittica che solo taluni film «testamentari» possono avere, che il Verbo quando scritto, e quindi in possesso del potere degli uomini, non ha valore.

Fabio Canessa
Il Domenicale

In principio era il Verbo, ma Dio si è fatto carne. Strenna pasquale di alta spiritualità e di feconda provocazione culturale, l'ultimo film di Ermanno Olmi esce accompagnato da un bel volume fotografico che ne impagina in edizione lussuosa le splendide immagini. Ma che contiene soprattutto tre contributi scritti, almeno due dei quali risultano Illuminanti come punto di partenza per qualsiasi discussione [...] Vai alla recensione »

Jennifer Grego
Financial Times

"Un bel film, ti mette in crisi", ha detto una signora al suo amico, uscendo dal cinema. Nel suo ultimo nuovo, e a quanto dice il settantacinquenne regista, ultimo film, Olmi ha un approccio rivoluzionario alla religione e sfida l'ortodossia corrente secondo cui la sapienza dei libri è fondamentale. Un giovane filosofo, docente in un'autorevole università (Bologna?), si libera di tutti i suoi beni [...] Vai alla recensione »

Alberto Pesce
Il Giornale di Brescia

«I libri, pur necessari non parlano da sol»: prima ancora dei titoli di testa, ce lo detta l'esergo del film. E il protagonista - il «professorino», come amano etichettarlo i suoi studenti, Raz Degan con una figurazione che pare ricalcare la tradizionale icona del Cristo - lo ribadisce più volte. «Non salvano il mondo, come non lo salvano le religioni» precettistiche fatte di doveri e divieti, di più [...] Vai alla recensione »

Davide Zanza
Film Tv

San Giacomo sul Po, provincia di Mantova, in un pomeriggio piovoso, agli argini del fiume. Un vecchio casale immerso nel verde fa da scenario ai) una storia che non sembra avere nessuna definizione di genere, come afferma da subito Ermanno Olmi: «Per favore, non chiamatelo thriller!» Sono le ultime settimane di riprese di Cento chiodi, titolo provvisorio del film, prodotto da Cinema Undici e Rai Cinema, [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Dove l'avevamo già vista, la scena del puro di cuore – meglio se appena diventato tale – che rinuncia agli orpelli per cominciare una nuova vita? Era in Cuore sacro di Ferzan Ozpetek: alla stazione della metropolitana, Barbara Bobulova si levava gli orecchini, le scarpe con il tacco, la camicia e il reggiseno, e usava le sue ricchezze per servire la minestra ai poveri.

Maurizio Cabona
Il Giornale

Ermanno Olmi deve aver amato Calabuig, capolavoro di Luis Berlanga sceneggiato da Ennio Flaiano, se nel cinquantennale della sua uscita lo ripropone - mutatis mutandis - col titolo Centochiodi, mettendo un filosofo della religione (Raz Degan) al posto dello scienziato nucleare e la riviera del Po al posto della riviera catalana. Per il resto si scontrano ancora derive sociopolitiche ed esigenze personali. [...] Vai alla recensione »

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