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Il sorpasso: un capolavoro, ma che finale amaro e doloroso…

Il film di Dino Risi avrebbe forse potuto concludersi diversamente, senza perdere la sua magia. Ecco come.
di Pino Farinotti

Vittorio Gassman 1 settembre 1922, Genova (Italia) - 29 Giugno 2000, Roma (Italia). Interpreta Bruno Cortona nel film di Dino Risi Il sorpasso.
martedì 8 ottobre 2019 - Focus

Qualche giorno fa il canale Iris ha proposto Il sorpasso, del 1962, di Dino Risi, con Vittorio Gassman. È un film eterno e grande. Fa parte della cosiddetta "Commedia all'italiana", la magnifica corrente che prese il testimone del neorealismo. E che testimone. Sopra ho scritto "eterno". Ci sono film storicizzati, che hanno segnato una stagione, ma passata quella stagione hanno perso molto, a volte tutto, della loro "vedibilità". Ho spesso fatto l'esempio di Jules e Jim, casualmente del 1962, manifesto della famosa, sopravvalutata Nouvelle Vague, per estetica e contenti. Adesso vale la pena di guardarlo se sei allievo di una scuola di cinema. Ma il Sorpasso non ti lascia un momento. Cominci e rimani fino alla fine. In quell'epoca i cineasti possedevano qualità e coraggio, prendevano posizione, alludo, fra gli altri, a titoli come La grande guerra (Monicelli), I mostri (Risi), Il Boom (De Sica), Tutti a casa (Comencini). C'era il coraggio dell'amarezza, del dramma e del finale non felice, ma raccontati con leggerezza e col sorriso. Grande cinema davvero. E ai registi aggiungo gli sceneggiatori, gente come Age e Scarpelli, Sonego, Scola e Maccari, che hanno saputo raccontare l'Italia, con un'efficacia che non riscontri nella letteratura nobile degli scrittori loro contemporanei.

Anche il Sorpasso ti diverte ma la chiusura è... crudele. Tutti ricordano la storia. Il quarantenne Bruno (Gassman) conosce per caso lo studente Roberto (Trintignant) a Ferragosto. La città è vuota e Bruno, affascinante e simpaticamente prepotente, "costringe" il giovane a passare due giorni con lui. Bruno guida un'Aurelia sport supercompressa, che all'epoca divenne di moda, come la Aston Martin DB 6 di Bond in Goldfinger, - fatte le debite ...sproporzioni - e siamo sempre nel '62, e la Mustang di Trintignant di Un uomo, una donna, pochi anni dopo. Gassman suona quel maledetto clacson e dispensa la sua filosofia spicciola. Accompagna Roberto nel posto delle sue vacanze da bambino, gli distrugge il ricordo della famiglia dimostrandogli il cugino non è figlio di suo zio, ma del fattore. Incontrano un domestico, Occhio fino, visibilmente gay. Gassman dice "Così avete anche la checca di campagna... non lo avevi capito? Occhio fino... finocchio." Nemmeno Risi, e nessun'altro, potrebbe permettersi un passaggio del genere in questa epoca.

Poi eccoli sulle spiagge della Versilia. E lì, quel genio di Risi sostiene il racconto con gli inserti irresistibili delle canzoni di allora, "L'uomo in frac" di Modugno, "Saint Tropez" di Peppino di Capri, "Quando calienta el sol" dei Marcellos Ferial, "Con le pinne fucile ed occhiali" di Vianello. Roberto, all'inizio imbarazzato e infastidito, a poco a poco sta al gioco. Si lascia sedurre dalla personalità di Bruno. Alla fine, in macchina è lui a premere il clacson, a incitare Bruno ad andare più forte. Tanto che hanno un incidente. Bruno resta illeso, Roberto muore.

Sia chiaro, Dino Risi è una della mie passioni, scontato che le sue scelte fossero corrette. L'ho detto più volte, niente è più discrezionale del cinema. Però una "discrezione" può essere quella di (ri)considerare, magari per puro esercizio, gli equilibri drammaturgici di una storia. Non c'è dubbio, che dopo aver seguito Gassman e Trintignant nel loro road, dopo la partecipazione, l'identificazione, l'assunzione, soprattutto il divertimento e il sorriso, quel finale cada come una mannaia. Ci resti male. Ti eri troppo affezionato. Ecco una proposta di alternativa. Il film iniziava con Roberto alla finestra che vede Bruno lì sotto, si parlano e nasce il rapporto. Roberto sta preparando un esame di giurisprudenza. Bruno vede il volume "mamma mia, che noia", poi fa la telefonata che doveva fare. E poi comincia il loro viaggio. Nuovo finale: Bruno riporta a casa Roberto, che dalla finestra vede Bruno che lo saluta dall'"Aurelia" e riparte strombazzando. Non c'è dubbio che Risi avrebbe dettato l'espressione e le mosse giuste a Trintignant, che si risiede davanti al testo di legge, con un sorriso vagamente amaro: ha toccato un'esperienza di vita che non sarà la sua. Migliore o peggiore, chissà. Ci poteva stare.


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In foto una scena del film Il sorpasso.
In foto una scena del film Il sorpasso.
In foto una scena del film Il sorpasso.
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