43.ma edizione del Torino Film Festival, il programma dei 89 film. Torino - 21/29 novembre 2025. Le recensioni, trame, listini, poster e trailer, ordinabili per:
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Dracula rivive in storie diverse: un anziano vampiro attrazione turistica e un regista che usa l'IA per esplorare le sfaccettature di Vlad. Espandi ▽
Il mito e la storia di Dracula rivisti attraverso una moltitudine di racconti diversi: mentre un anziano “vampiro” si fa inseguire da un'orda di turisti come attrazione vacanziera, un regista chiede a un'applicazione di intelligenza artificiale di creare degli intermezzi narrativi che indaghino le mille sfaccettature di Vlad, tra passato e presente. Cultore dell'eccesso, intrepido formalista, indagatore delle perversioni contemporanee: è il profilo di Radu Jude, autore rumeno che come pochi altri ha saputo interpretare il cinema (e il mondo) di questi tumultuosi anni venti. Era forse inevitabile che i grandi successi lo portassero a un certo punto a confrontarsi con l'icona culturale suprema della sua Transilvania, e Jude lo fa a modo suo: come uno scherzo, indirettamente, e sovraccaricandone il simbolo per accumulo fino a farlo deflagrare in una galassia di riferimenti e provocazioni. Lo fa con un occhio da intenditore per l'estetica del brutto, un talento tanto singolare quanto indiscusso, e ampiamente messo in mostra già nei film precedenti. Recensione ❯
Una ragazza combatte contro la voce di una malattia che si dice sia diffusa dagli uomini gay attraverso il loro sguardo. Espandi ▽
1982. Mentre una malattia sconosciuta inizia a diffondersi in una piccola città mineraria nel deserto cileno, gli uomini gay vengono accusati di trasmetterla attraverso gli occhi. La dodicenne Lidia, unica ragazza della comunità, parte alla ricerca della verità. Recensione ❯
Il regista conquista una durata accessibile al grande pubblico ma non tradisce la sua estetica e le sue riflessioni. Drammatico, Portogallo2025. Durata 156 Minuti.
L'impresa di Ferdinando Magellano letta dal punto di vista dei sottomessi. Espandi ▽
Il film copre 16 anni nella vita del navigatore Ferdinando Magellano a partire da quando, nel 1504 in Malesia, compra uno schiavo che ribattezza con il nome di Enrique. Sposatosi con Beatriz successivamente ottiene il favore dei reali di Spagna e inizia un viaggio che ne trasformerà profondamente la personalità. Lav Diaz ritrova il colore, ingaggia un attore internazionalmente riconosciuto e conquista una durata accettabile dal grande pubblico. Girato tra Spagna, Portogallo e le Filippine il film consente al regista di continuare la riflessione sulla storia del suo popolo focalizzandosi in questo caso su un passato remoto che ne ha comunque influenzato i secoli a venire. Girato e montato direttamente da Diaz, il film, anche sul versante del ritmo narrativo, mostra delle novità che però non intaccano l’estetica di fondo di un regista che riesce ad aprirsi a nuovi sguardi senza tradire se stesso. Recensione ❯
Il dramma di un uomo senzatetto che cerca di dare una svolta alla sua vita. Espandi ▽
Mike, piccolo criminale vagabondo, prova a restare sobrio e a lasciare la strada, collezionando tante idee per il futuro e qualche amico di baldoria altrettanto instabile. Senza casa, finisce in prigione dopo aver aggredito un passante che voleva aiutarlo. Si impegna a riparare lavorando in una cucina di cui fatica tuttavia a seguire le regole. Il recupero è l’orizzonte ma l’autodistruzione è dietro l’angolo. Esordio di Harris Dickinson (Triangle of Sadness, Babygirl) alla regia, Urchin è un dramma sociale che scivola verso un realismo magico e visioni oniriche che sollevano dalla realtà il ragazzo di strada del titolo. Per il suo debutto, Dickinson sceglie di raccontare la vita ordinaria di una persona indigente, illuminata da una fotografia di colori saturi e artificiali che contrastano col realismo sociale tipico di Ken Loach o Mike Leigh. Harris Dickinson rivela un individuo nelle sue capacità e debolezze, ma anche nel suo desiderio di essere all’altezza di un’esistenza conforme. Niente di troppo pesante, la regia punta sulla fluidità delle emozioni e sull’umanità dei suoi personaggi, raggiungendo una forma di meraviglia. Recensione ❯
Durante il 25° compleanno della figlia, eventi imprevisti sull'isola privata di Markos Timoleon mettono a rischio il suo potere e la sua stabilità. Espandi ▽
A metà degli anni settanta, una splendente isola sul Mar Egeo fa da oasi privata per Marcos Timoleon, ricchissimo e solitario armatore di origini greche e di influenza cosmopolita. Nell'arco di una giornata, l'uomo aprirà le porte della sua residenza a un colorito gruppo di amici e conoscenti da tutto il mondo, riunitisi per la festa di compleanno della figlia Sofia. Rimasta l'unica erede della famiglia dopo la dolorosa morte del primogenito di Marcos, la giovane donna ha una sorpresa da confidare al padre, il quale però tratta gli affetti come gestisce gli affari, e non si fa dunque mai trovare impreparato.
Cinico e decadente, questo adattamento di un romanzo di Panos Karnezis funziona come compatta allegoria sui nauseanti effetti del potere. La gira lo spagnolo Miguel Ángel Jiménez, autore di corti e documentari in patria ma poco noto sulla scena internazionale. Recensione ❯
A Chongqing e Parigi, Wei e Ren cercano rifugio nella realtà virtuale LUZ, dove verità nascoste emergono, guidandoli in un viaggio di introspezione e rinascita. Espandi ▽
A Chongqing, in Cina, l'ex truffatore Wei cerca di ricucire il rapporto con la figlia. Nel frattempo, Ren, gallerista di Hong Kong trasferitasi a Parigi, assiste la matrigna malata terminale. L'isolamento spinge entrambi a cercare rifugio in LUZ, un universo di realtà virtuale che fa riaffiorare verità nascoste. La vita quotidiana si riflette così nel gioco, trasformando l'esperienza in un percorso simbolico d'introspezione e rinascita. Recensione ❯
In Africa occidentale, un responsabile dei lavori, un giovane ingegnere e la moglie appena arrivata affrontano una notte inquietante, quando un uomo si presenta chiedendo la restituzione del corpo di suo fratello, morto quel giorno nel cantiere. Espandi ▽
Da qualche parte nell’Africa occidentale, Horn, caposquadra di un complesso edile britannico, tenta invano di negoziare con Alboury, un uomo venuto a recuperare il corpo del fratello, operaio morto (accidentalmente?) nel cantiere. Una lunga notte tra vivi e fantasmi, che chiedono il conto ai colonizzatori moderni, pronti a tutto per proteggere i propri privilegi e gli interessi della loro azienda. Il film è ambientato in una regione dell’Africa che Claire Denis, cresciuta in Camerun, si rifiuta di collocare con precisione, un luogo che assomiglia a qualsiasi paese in cui domina l’ingiustizia. Denis è una delle poche registe francesi ad andare in fondo alle sue ossessioni, a mettere in scena la verità ultima di certi impulsi, c’è qualcosa di bestiale, ma anche di catartico, nella sua visione. Una potenza dionisiaca, cannibale, assunta e appagata, al di là del bene e del male. Le cri des gardes non è una “cosa da bianchi”, è una perla nera. Recensione ❯
Dopo la morte del padre, Alex ed Emily partono per Hollywood per scoprire l'identità di Billy Knight, figura legata al passato del padre sceneggiatore. Espandi ▽
Alex ha un’ossessione, fare cinema, ma qualcosa lo blocca e la morte recente del padre ha complicato le cose. A sostenerlo da sempre c’è Emily, aspirante sceneggiatrice a Los Angeles. Poi una scoperta curiosa, una scatola di sceneggiature incompiute e un nome ricamato su un fazzoletto di seta (“Billy Knight) scovati tra i memorabilia del padre, gli aprono (letteralmente) la via verso un altro mondo, una dimensione magica dove regna un vecchio regista hollywoodiano disilluso. Alec Griffen Roth, al suo esordio, sceglie di girare ‘il grande film sul cinema’, aggrappandosi, senza pudore e nessuna visione, al genere che più di altri richiede esperienza e spalle larghe. Il risultato è un filmetto che confeziona il tutto come un intreccio di significati disposti su un espositore, dove nulla trascende le inquadrature, spolverate a colpi di luci soffuse, e dove il cinema non ha altro ruolo se non quello di fare da sfondo: né immaginario, né memoria, né mistero, ma un fermaglio che permette al film di chiudersi su se stesso. Recensione ❯
Dopo la morte del padre, Helen ritrova la forza addestrando un astore di nome Mabel. Il legame con l'animale la guida in un percorso di rinascita. Espandi ▽
Dopo la morte del padre, Helen cade in depressione. Decisa a superare il dolore, recupera la passione per la falconeria del genitore e addestra un astore, un rapace selvatico che chiama Mabel. Attraverso la relazione con l'animale, Helen intraprenderà un viaggio interiore di guarigione. Recensione ❯
New Mexico, 1979. Il 14enne Olmo, diviso tra il padre malato e il desiderio di libertà, vive una notte di scoperta che lo riconcilia con la propria casa. Espandi ▽
New Mexico, 1979. Olmo ha 14 anni e nonostante desideri passare il tempo col suo migliore amico Miguel, è costretto a occuparsi del padre malato. Quando però viene invitato a una festa dalla bellissima vicina Nina, farà di tutto per liberarsi dai suoi doveri, intraprendendo un folle viaggio notturno in cui potrebbe arrivare ad amare il luogo da cui ha sempre cercato di scappare: casa sua. Eimbcke ancora al Festival, dopo la vittoria nel 2013 con Club Sandwich. Recensione ❯
Accusata di apparire in un video porno non consensuale, l'insegnante Nima cerca la sua sosia Meto, scomparsa, e scopre un mistero che solo lei può risolvere. Espandi ▽
L'insegnante Nima viene accusata dopo essere comparsa in un video pornografico non consensuale. Per provare la sua innocenza, parte per il sud del Bhutan alla ricerca della sua sosia Meto, apparentemente scomparsa. Interrogando amici, vicini e parenti e ricomponendo i frammenti della vita di Meto, Nina s'immerge in un labirinto di dubbi e rivelazioni e si ritrova coinvolta in un mistero che solo lei è in grado di risolvere. Recensione ❯
Coline Morel, esploratrice moderna, affronta il crollo della sua vita e fugge tra i ghiacci della Groenlandia seguendo un antico proverbio Inuit. Espandi ▽
L'esploratrice Coline Morel è una moderna Calamity Jane dei ghiacci. Tornata nelle montagne del Giura in cui è nata, in pochi giorni vede la sua vita andare in pezzi. Un'escursione coi fratelli sembra riavvicinarla alla famiglia, ma Coline fugge da sola verso le distese bianche della Groenlandia sulle orme di un proverbio Inuit: «Se hai paura, cambia strada». Recensione ❯
In un quartiere povero e violento, il piccolo Felice sogna di fuggire. Grazie alla maestra e all'esempio di Armstrong, trova il coraggio di credere in sé. Espandi ▽
Felice è un bambino sensibile che cresce in una periferia di Napoli negli anni Ottanta. Ha dalla sua una forte immaginazione e un talento nel cantare, ma anche un cuore puro. Gli saranno utili per farcela, costruirsi una vita diversa e poi tornare lì, nel posto in cui è nato, per chiudere con gli spettri del passato. È un coming of age tormentato che sa di preghiera, Avemmaria. Il film segna il debutto alla regia cinematografica dell’attore Fortunato Cerlino, già regista teatrale, ed è tratto dal suo romanzo autobiografico “Se vuoi vivere felice”. Mira a essere una sorta di “altra faccia di Gomorra”, si parte dallo stesso contesto disperante in cui il piccolo protagonista cresce, tra disagi in strada e difficoltà in casa, ma il punto di arrivo è completamente diverso. Perché la scuola può salvare. Coltivare un sogno può salvare. Avere una maestra degna di questo nome può salvare. Quella di Cerlino si rivela un’opera prima molto sentita e ambiziosa, a cui si perdona volentieri qualche ingenuità, sbilanciamento e scena sopra le righe. Recensione ❯
L'ultimo film di Pier Paolo Pasolini si rifà al celebre romanzo di de Sade trasportandolo al tempo della Repubblica di Salò. Espandi ▽
Quattro Signori (il Duca, il Monsignore, Sua Eccellenza e il Presidente) al tempo della Repubblica Sociale di Salò si riuniscono in una villa assieme a 4 ex prostitute ormai non più giovani insieme a un gruppo di giovani maschi e femmine catturati con rastrellamenti dopo lunghi appostamenti. Nella villa i Signori per 120 giorni potranno assegnare loro dei ruoli e disporre, secondo un regolamento da essi stessi stilato, in modo assolutamente insindacabile dei loro corpi. La struttura del film è divisa in 4 parti: Antinferno, Girone delle Manie, Girone della Merda e Girone del Sangue. Recensione ❯
Gilliam, un regista la cui creatività è incontenibile sin dallo straordinario film d'esordio Brazil, questa volta è fedele al libro omonimo. Espandi ▽
Su una decappottabile Red Shark, noleggiata con una carta di credito scaduta e il bagagliaio pieno di alcolici e di droghe, il lisergico giornalista sportivo Raoul Duke (Depp) e il suo amico avvocato Dr. Gonzo (Del Toro), partono da L.A. verso Las Vegas. Recensione ❯