L'attore racconta la storia di resistenza umana di Train Dreams. Su Netflix.
di Paola Casella
Train Dreams, il film Netflix diretto da Clint Bentley sulla base del romanzo omonimo di Denis Johnson, narra il percorso di vita (reale) di un modesto taglialegna, Robert Grainier, il cui unico obiettivo è di provvedere alla moglie e alla figlia di cui è innamoratissimo, e che lungo il suo percorso incontrerà una serie di personaggi con cui legare e affronterà una serie di traversie da superare. È un film contemplativo, pieno di amore per una natura a volte anche ostile e pericolosa, che a tratti ricorda il Terrence Malick di Tree of Life. E la sua efficacia riposa in gran parte sulle spalle del suo protagonista, in scena dall’inizio alla fine, intrepretato dall’attore australiano Joel Edgerton.
Edgerton non ha dubbi su cosa l’abbia convinto ad accettare questo ruolo. “La sceneggiatura, scritta dal regista insieme a Greg Kwedar ,era bellissima, e uno degli elementi che ho apprezzato di più è che la storia d’amore fra Robert e sua moglie Gladys non è raccontato come il solito romance, ma come un progetto di vita. È il racconto di un’esistenza di frontiera che aveva a che fare con la sopravvivenza quotidiana, alla quale sia Robert Grainier che sua moglie contribuivano ogni giorno, al di là dei sogni romantici. La loro vita domestica era fatta anche di tensioni e di incertezze sul futuro, su come essere genitori in una situazione estrema, e richiedeva una collaborazione totale fra i coniugi, senza tempo da perdere in smancerie o battibecchi inutili”. Al suo fianco, nei panni della moglie di Robert Grainier, c’è Felicity Jones, con cui la chimica è evidente. “Sono felice che mi si sia presentata proponendosi per interpretare il ruolo di Gladys Grainier, altrimenti Train Dreams sarebbe stato un film molto breve (ride)”.
Il film è essenziale, di poche parole, raccontato per momenti salienti e per eventi che cambiano la vita del protagonista. “Molti film si perdono in chiacchiere inutili, invece Train Dreams è succinto, quasi reticente nel raccontare la sua storia, come se il protagonista non la ritenesse importante, e invece il film, così come il romanzo, restituiscono una dignità eroica a quest’uomo comune che per tutta la vita non ha fatto altro che il suo dovere nei confronti della famiglia, mantenendo una comune decenza e un grande rispetto per gli altri e per la natura”.
Train Dreams è infatti una storia di resistenza umana. “Mi commuove la capacità di certi uomini di risollevarsi anche dopo un lutto o una calamità e andare avanti, per riparare e ricostruire quello che è stato distrutto. In questo percorso conta molto la gentilezza degli altri, la volontà di darsi una mano e sostenersi a vicenda, cosa che si vede soprattutto nei momenti più difficili: e questo, a titolo personale, mi dà grande fiducia nell’umanità. Un mio zio, dopo la morte della moglie, ha incontrato la sua seconda compagna attraverso Internet quando la Rete era appena nata, ma credo che ci sia qualcosa di solenne e dignitoso in coloro che, dopo aver perso l’amore della propria vita, scelgono di non risposarsi, facendosi bastare il ricordo della persona speciale che hanno perso,e vanno avanti lo stesso”.
Per Joel Edgerton perdere uno dei suoi cari è la paura più grande. “Ho due gemelli di quattro anni nati prematuri che hanno dovuto rimanere in ospedale per qualche tempo, e io ero impazzito per l’ansia, immaginando continuamente che non ce l’avrebbero fatta. Questa esperienza mi ha aiutato molto nell’interpretare Robert Grainier e la sua costante preoccupazione per la moglie e la figlia, la sua sofferenza nell’essere spesso lontano da casa nel svolgere il suo lavoro di taglialegna nei boschi, incapace di proteggere la sua famiglia dai pericoli”.
Train Dreams è ambientato in un’epoca in cui la vita scorreva molto più lentamente rispetto a quella di oggi. Come si relaziona alla velocità del presente? “L’altro giorno ho visto mia nipote e i suoi amici guardare i video su TikTok e ho pensato: ‘Non fa per me’. Poi ho provato a giocare con l’intelligenza artificiale. Ho detto ad AI: ‘Mostrami un cane che fa lezione in un’università degli anni Cinquanta” e poi ‘Trasforma il cane in un terrier’. Poi però non ho scaricato il video sul cellulare per l’imbarazzo. Mi barcameno fra la voglia di rimanere al passo con i miei figli, per cui TikTok e AI saranno parte della quotidianità, e la diffidenza verso ogni tipo di innovazione tecnologica. Ma il cinema è già pieno di effetti speciali generati al computer, quindi in qualche modo ci sto già in mezzo”.