“Sono più emozionato quest’anno che quello del debutto”, dice Giulio Base, direttore artistico del Torino Film Fest, presentando la seconda edizione della kermesse torinese da lui capitanata (e la 43esima in senso assoluto). “Allora c’era una sorta di incoscienza, poi l’edizione precedente ha avuto un grande riscontro nazionale e internazionale, e adesso c’è più emozione perché le aspettative sono alte. Ma mi tranquillizza la consapevolezza di avere un ottimo programma, con tanta roba bella”.
In effetti la “roba” in mostra è tanta, nelle sezioni del festival: 120 titoli distribuiti fra i tre Concorsi (Lungometraggi, Documentari e Cortometraggi), Fuori concorso, Retrospettive e Zibaldone, per una “griglia snella di proiezioni”, con l’obiettivo di “custodire l’impronta autoriale e cinefila” del TFF. E bisogna dire che Base ha avuto più coraggio nelle sue scelte di altri festival più timidi: “Niente serie televisive, perché “da cinefilo, ritengo che un festival di cinema debba mantenere la sua specificità - non si suona musica lirica a Umbria Jazz - e rispettare la compiutezza di opere della durata di un’ora e mezzo o due”; tre film palestinesi in vetrina e uno israeliano, “ma filopalestinese”; l’ultimo lavoro del regista ucraino Sergei Loznitsa proiettato lo stesso giorno di quello del regista russo Aleksandr Sokurov; la copia restaurata di Salò o le 120 giornate di Sodoma per celebrare il cinquantenario della morte di Pier Paolo Pasolini nel giorno esatto in cui il film debuttò al cinema.
E poi una maggioranza di film a regia femminile in gara, una presenza 50-50 fra presentatrici e presentatori della rassegna dedicata a Paul Newman (con uno dei film preceduto dalla celebrazione dei 100 anni della Federazione Internazionale della Critica FIPRESCI), tre presidentesse di giuria – Ippolita Di Majo, Giovanna Gagliardo e Lina Sastri - per altrettante sezioni di Concorso; e un comitato di selezione formato da sei giovani under-35. C’è persino un documentario sulla Juventus, scelta che a Torino rischia di alienarsi il tifo granata: “Ma il documentario parte dalle sconfitte della Juve”, sorride Base, ricordando anche che l’intero incasso di quella proiezione andrà alla fondazione per la ricerca sul cancro.
GLI ITALIANI
In una selezione che ha voluto “proporre il meglio del cinema mondiale” gli italiani si ritrovano snocciolati fra varie sezioni. In concorso lungometraggi troviamo Eva di Emanuela Rossi, opera seconda dopo il debutto con Buio, e Il protagonista di Fabrizio Benvenuto, su un attore in cerca di un ruolo; nel Concorso documentari Bobò, di Pippo Delbono, visto al Festival di Locarno e incentrato su un interprete feticcio del regista; Mothers di Alice Tomassini, ambientato in Cambogia dove la maternità surrogata è criminalizzata; e Nel blu dipinti di rosso di Stefano Di Polito, che racconta l’avventura del Cantacronache, collettivo torinese di musicisti, poeti e scrittori. I corti italiani in concorso sono Futur Festival l’arca del Dora di Eleonora Danco e Marco Tecce, Souvenir de Paris di Claudio Paletto e La talpa di Marco Santoro.