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La rassegna L'eterna illusione accende i riflettori su Frank Capra

Fino al 17 marzo al cinema Quattro Fontane di Roma una selezione di titoli del cineasta che è stato l'interprete efficace e partecipe dello spirito vibrante, rinnovatore, del New Deal. 

venerdì 9 febbraio 2024 - Evento

Prosegue la rassegna L'eterna illusione iniziata con una ricca selezione di titoli di Ernst Lubitsch. Ora propone fino al 17 marzo, al cinema Quattro Fontane di Roma (e poi al cinema Anteo di Milano), una rassegna di lungometraggi di Frank Capra.

Il 24 ottobre del 1929 la Borsa di new York crolla. È l’inizio di quella che viene chiamata la crisi della grande depressione, che dall’America si estende in tutto il globo. Nel 1932 irrompe un uomo straordinario, Franklin Delano Roosevelt. È al suo primo mandato di presidente, ne seguiranno altri tre.

Roosevelt diede vita al New Deal, un percorso di rilancio dell’economia e di rinascita del paese. Il presidente contava di recuperare quella fiducia e quell’ ottimismo che gli americani avevano perso. Strinse un patto, forte, con gli americani, convincendoli di potercela fare e di uscire dalla situazione devastante della depressione. Cambiò le logiche economiche e stimolò il pensiero del popolo. Riuscì a sovvertire la cultura. 

Ma non fu solo il popolo ad essere stimolato, Roosevelt intuì che il cinema avrebbe potuto giocare un ruolo decisivo

Del resto Hollywood era perfetto per quel mandato, era già la fabbrica dei sogni. Si trattava di perfezionare i modelli. Astaire-Rogers e Walt Disney furono fra i maggiori eroi di quella contingenza. I due ballerini nerobiancovestiti, erano agili come schizzi, eleganti più dei cigni, sorridenti a oltranza, affrancati dell'eterno happy end, e cantavano le canzoni, sempre felici, dei più grandi compositori, Gershwyn, Kern, Porter, Berlin. Che Accademia della gioia di vivere! E si muovevano negli ambienti architettonici, perfetti anche in prospettiva tanto da essere eterni. Tutto dispensava l’innocua felicità necessaria per aspettare tempi migliori. E i 7 nani si alzavano all’alba, scavavano diamanti grossi come mele, già tagliati, a sacchi, Cucciolo chiudeva la porta del forziere e appendeva la chiave a un chiodo esterno. Tornavano a casa al tramonto stanchi e felici, ma cantando, e vivevano come se fossero poveri. Era la trionfale metafora dell’avere ed essere: i diamanti, la ricchezza? Che importa, valgo io per quello che sono, e sto bene in povertà. In attesa del nuovo benessere, che certamente verrà. Tutto questo funzionava.

C’era poi un secondo pronunciamento, che oltrepassava la pura evasione. Un compito assunto da artisti immortali come Ford, Hawks, Huston, Wyler, Kazan e da immigrati di lingua tedesca come Wilder, Lang e Lubitsch.  

Ma l’eroe, il dominus incontrastato di quell’epoca e di quella missione si chiamava Frank Capra. Fu lui ad accreditarsi come il perfetto rooseveltiano. Diventando l’interprete, apparentemente ingenuo ma efficace e partecipe dello spirito vibrante, rinnovatore, del New Deal. Secondo una certa critica le sue storie erano troppo consolatorie, ma bastava porre attenzione maggiore per cogliere uno spirito critico che si adattava benissimo con quell’ottimismo di fondo così utile e prezioso in quegli anni. Capra pose sempre attenzione all’America degli umili e degli oppressi, in contrasto con la Hollywood dei frac e dei lustrini, degli hotel di lusso e delle ballerine di fila. Molti dei suoi film, istantanee di quel tempo sono “superclassici”. Senza Frank Capra il cinema sarebbe “meno” cinema. Chi segue il cinema lungo la sua storia e non solo “post Pulp Fiction”, non può non aver memorizzato titoli come Arsenico e vecchi merletti, Accadde una notteÈ arrivata la felicità, L'eterna illusione, Mr. Smith va a Washington, che fanno tutti parte della rassegna L’eterna illusione. I modelli scelti dal regista erano importanti, “necessari e sufficienti” usando una definizione matematica. Si trattava di Gary Cooper, il marito, il padre, l’amico sempre perfetto; James Stewart l’uomo tenace che si impegna nelle cause che sembrano perse, ma le risolve; Clark Gable, il seduttore simpatico e onesto, affidabile. 

I FILM IN PROGRAMMA

18 febbraio, ore 11.00

Arsenico e vecchi merletti (1944)
Due anziane sorelle sembrano le persone più dolci e tranquille del mondo, ma in realtà sono due pazze che assassinano la gente in nome di un senso umanitario decisamente mal interpretato. Un nipote scopre la faccenda e dopo molti guai riesce a farle rinchiudere in manicomio. Capra sapeva anche far sorridere.

25 febbraio, ore 11.00
Accadde una notte (1934).
Una capricciosa ereditiera scappa per sottrarsi a un matrimonio combinato dalla famiglia.  Sfugge alla ricerca dei detective, ma non a un giornalista che l’aggancia con l’intenzione di fare uno scoop. Si trovano ad attraversare l’America in autobus. Immancabili innamoramento e happy end. Il film è un cardine del cinema hollywoodiano e caposaldo della cosiddetta Screwball comedy, un genere più imprevedibile e sofisticato della commedia tradizionale, sul filo di una bella follia. Vincitore dei quattro Oscar più importanti: film, regia, attore (Gable) e attrice (Colbert) protagonisti.

3 marzo, ore 11.00
È arrivata la felicità (1936)
Mr. Deeds (Gary Cooper) ottiene un’eredità; è generoso, si mette a regalare soldi ai poveri. Viene preso per pazzo e attaccato. Deeds rappresenta l’americano buono e semplice ma sarà capace di farsi rispettare, da solo combatterà contro un sistema palesemente ingiusto, lontano da tutti i valori umani.

10 marzo, ore 11.00
L’eterna illusione (1938)
Due giovani di diversa condizione sociale si amano, ma non possono sposarsi a causa di un dissidio tra i rispettivi padri. Lei allora decide di andarsene; la famiglia di lui, ricca e intransigente, finirà col commuoversi.  Poesia, umorismo, realizzazione dell’impossibile. Tutti temi squisitamente alla Capra.

17 marzo, ore 11.00
Mister Smith va a Washington (1939).
Una cricca di politicanti corrotti fa eleggere al senato un giovane convinti di poterlo manovrare a piacimento. Ma Smith (Stewart) non è così sprovveduto, soprattutto è onesto. Così denuncia l’imbroglio e resiste a tutto ciò che la cricca gli rivolta contro.  Alla fine vince la sua battaglie e commuove tutti. Compreso i cattivi, che confessano i loro intrighi. Un cattivo politico che si pente non faceva parte della logica. Ma la logica è quella di Capra. Altro titolo da storia nobile del cinema.   

La rassegna non comprende La vita è meravigliosa (1946), un titolo che comunque non si può ignorare se racconti Frank Capra.
George Bailey è sempre pronto a sacrificarsi per gli altri, ma la vita non lo aiuta. Tanto che decide di farla finita. Ma c’è qualcuno che lo tiene d’occhio, un angelo. E alla fine è l’intera comunità della sua città a soccorrerlo. Anche questi, elementi decisamente di Capra. Il film, nel tempo, è sempre stato collocato ai primi posti delle classifiche dei capolavori. E ricorre, immancabilmente sul piccolo schermo durante i giorni intorno al natale. E sempre con gradimento costante. 


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