Nuovi Oscar, vecchi Oscar: come sempre a Hollywood la voce del padrone trasforma una rivoluzione in una sostanziale conferma dello stato delle cose. In questa edizione 2022, tornata in presenza al Dolby Theatre di Hollywood dopo quella pandemica dell’anno passato, a uscire vincitore è stato ancora una volta un outsider, come da prassi dopo la vittoria nel 2017 di Moonlight. I segni del cuore di Sian Heder (in originale CODA, acronimo di Children of Deaf Adults, dal momento che protagonista del film è la figlia udente e parlante di una famiglia di sordomuti) è risultato il Miglior film, mentre Jane Campion, favoritissima alla vigilia, ha vinto con Il potere del cane la statuetta per la miglior regia.
Due donne, dunque, e una, Sian Heder, per di più con un remake (di La famiglia Belier di Éric Lartigau, film francese del 2014) che affronta il tema della disabilità: più che la tendenza politicamente corretta (gli Oscar, si sa, da Rain Man a Il mio piede sinistro, sono sensibili all’argomento), colpisce come il presunto svecchiamento dell’Academy – ragione per cui un paio d’anni fa vinse Parasite e quest’anno tra i dieci candidati ci fosse un documentario animato come Flee o lo stesso Drive My Car, poi vincitore dell’Oscar per il film in lingua straniera – passi ancora per la consacrazione del cinema alla Sundance (dove I segni del cuore è stato presentato più di un anno fa), e cioè minimalista, sentimentale, vagamente ironico e immancabilmente cool.