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Riviera International Film Festival, dal 20 maggio un festival che punta sui giovani

Un evento dallo spirito ribelle dedicato alle opere di registi under 35. In streaming su MYmovies fino al 30 maggio.
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di Tommaso Tocci

martedì 4 maggio 2021 - mymovieslive

È un festival giovane con i giovani in testa, il Riviera International Film Festival. L’edizione che va ad aprirsi il 20 maggio, e che proseguirà fino al 30, è la quinta totale, per un evento indipendente dallo spirito ribelle che sarà non soltanto disponibile tutto in streaming sulla piattaforma online di MYmovies, ma - e questa è davvero una bella notizia - inizierà a riaprirsi alla dimensione pubblica in presenza, grazie a un’edizione ibrida. In più, il luogo che ospiterà il festival è d’eccezione: la Baia del Silenzio a Sestri Levante.

Gli spettatori che si abboneranno all’evento attraverso MYmovies (tariffa unica a 7,99 euro) troveranno un programma equamente ripartito tra i dieci lungometraggi di finzione e i dieci documentari, per un totale di 20 film in due sezioni entrambe competitive (presidente della giuria per i lungometraggi sarà nientemeno che Kenneth Lonergan, mastodontico regista di Margaret e Manchester by the sea) ed entrambe ad ampio raggio, con selezioni internazionali provenienti un po’ da tutto il mondo.
 

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Per quanto riguarda i titoli di finzione, il programma prevede registi giovani, tutti al di sotto dei 35 anni. Come il russo Philipp Yuryev, autore di The Whaler Boy che bene aveva esordito alle Giornate degli autori veneziane: la storia tenera ma anche aspra di un adolescente in un villaggio di pescatori sullo stretto di Bering, che si innamora di una cam-girl in America e decide di raggiungerla in barca passando dal Canada. E poi un altro esordio, German Lessons del bulgaro Pavel G. Vesnakov, su un uomo con ambizioni di un futuro in Germania, ma saldamente ambientato a Sofia, in un’esplorazione dai toni esistenzialisti delle traiettorie personali. 

Per certi versi simile è Anne at 13,000 ft, film canadese che si è fatto notare sul circuito festivaliero e che tratteggia la vita di una ragazza “twentysomething” la cui normalità è interrotta da una prima esperienza di skydiving. Un’immersione nella complessità territoriale del Brasile è invece il focus di Bula, per la regia di Boris Baum: un viaggio caleidoscopico e assurdo assieme a un protagonista adolescente. Su toni di racconto più realisti si assesta invece Spagat di Christian Johannes Koch, che esamina la Svizzera profonda e come il sistema funzioni male per chi non ha i documenti giusti.

Sul fronte documentario, si segnalano opere particolarmente attente ai temi ambientali globali. Programmatico in questo senso è il film italiano A riveder le stelle di Emanuele Caruso, che immagina una testimonianza inesorabile da un futuro in cui l’umanità non è riuscita a salvare il pianeta. Partecipano nomi importanti come Maya Sansa e Giuseppe Cederna. Tutt’intorno, i documentari della sezione spaziano tra le pieghe dell’emergenza climatica più attuali, come nel caso di Meat the future sulle nuove prospettive del consumo di carne. C’è anche il lato marino, con titoli come l’avvincente Current Sea di Christopher Smith, sulla pesca illegale in Cambogia, oppure Envoy: Shark Cull, sulle pratiche con cui si cerca di tenere sotto controllo gli squali sulle coste australiane. In un mondo interconnesso, il commercio illegale di legname è una piaga che richiede indagini ad ampio spettro, documentate in Wood di Monica L?zurean-Gorgan, Michaela Kirst ed Ebba Sinzinge.

Un approccio più spirituale e indiretto al tema è offerto da altre opere, come The Magnitude of All Things di Jennifer Abbott, che lega i fenomeni del pianeta alle micro-esperienze di lutto e di crescita personali. Newtopia vede un regista norvegese, Audun Amundsen, finire in Indonesia per raccontare la storia di uno sciamano che vive una vita d’altri tempi. Nuclear Forever di Carsten Rau si interroga su un futuro senza nucleare in terra tedesca, e su come fare i conti con un presente invece ancora molto radioattivo. Nell’incertezza, sempre meglio affidarsi alla scienza, in particolare ai premi Nobel: ma come cambia la loro vita individuale dopo aver ricevuto l'onorificenza, e quali responsabilità porta? Se lo chiede Stéphane Goël in Citizen Nobel, il quale riceve le risposte del professore Jaques Dubochet.


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