Advertisement
Romulus, Matteo Rovere: «cerco sempre un'arena dove l'individuo deve tirare fuori tutto se stesso»

«Amo le avventure dove la posta in gioco è altissima». Ospite alla Festa del Cinema di Roma, il regista racconta a MYmovies la genesi della sua nuova serie, le ispirazioni, i temi che la animano e le relazioni con Il primo Re. Dal 6 novembre, ogni venerdì, su Sky e in streaming su NOW TV.
di Paola Casella

Romulus

Impostazioni dei sottotitoli

Posticipa di 0.1s
Anticipa di 0.1s
Sposta verticalmente
Sposta orizzontalmente
Grandezza font
Colore del testo
Colore dello sfondo
0:00
/
0:00
Caricamento annuncio in corso
sabato 24 ottobre 2020 - Sky

I primi due episodi di Romulus, la serie Sky Original in dieci episodi che debutterà su Sky e in streaming su NOW TV il 6 novembre, contengono già i temi più cari a Matteo Rovere, suo ideatore, showrunner, produttore (con Sky e Cattleya) e regista (gli otto episodi successivi saranno diretti da Michele Alhaique ed Enrico Maria Artale).

Girato in un Lazio che sembra Africa, ambientato nell’VIII secolo a.C., Romulus racconta la storia di due gemelli e della lotta di potere che si scatena fra i sovrani che controllano il territorio, molto tempo prima delle vicende di Romolo e Remo che erano al centro del film Il primo Re, sempre diretto e prodotto da Rovere.

Come si relaziona Romulus a Il primo Re?
Sono due progetti completamente diversi sia per genesi che per tema. La differenza fondamentale è che Il primo Re metteva in scena la leggenda di Romolo e Remo come fosse vera, Romulus invece mette in scena la genesi di quella vicenda, immaginando cosa potrebbe essere successo nel Lazio dell’Ottavo secolo avanti Cristo, quali possono essere stati i turbinii e gli sconvolgimenti di quell’epoca che poi hanno generato il racconto riassunto dagli antichi Romani nella leggenda mitologica che conosciamo. In realtà mi era venuta in mente prima la serie del film, e ho girato Il primo Re per approcciarmi a questo racconto che era molto complesso anche dal punto di vista produttivo. E se Il primo Re gravava intorno a un unico tema e a un sentimento molto preciso, in Romulus il racconto è più esteso, ci sono molti personaggi, c’è un tema centrale, che è la genesi del potere della politica, ma anche tante altre storie che si intrecciano, di passione, di sentimenti, di azione.

Un tema molto presente sia ne Il primo Re che in Romulus è quello della fratellanza, e se vogliamo anche del doppio.
Sono temi centrali, perché il mito fondativo che vede protagonisti due fratelli gemelli è comune a tante culture, pensiamo al Mahbahrata, l’epopea in sanscrito dei discendenti di Baharata: una sorta di poema omerico della cultura indiana che ha per protagonisti due fratelli cresciuti nel bosco e allevati da una lupa. La fratellanza appare nella mitologia nelle sue diverse declinazioni, ed è un tema ricorrente anche nel mio cinema, ad esempio in Veloce come il vento. Con Il primo Re ho scelto i fratelli più interessanti di tutti da raccontare, perché sono quelli che hanno dato vita al pensiero occidentale contemporaneo.

Un altro tema di Romulus è il contrasto fra fato e libero arbitrio.
I personaggi di Romulus, soprattutto la generazione degli adulti, vivono in un mondo che immaginano fortemente predeterminato dagli dei, dove il libero arbitrio ha uno spazio molto esiguo. Poi però arriva una nuova generazione di giovani che invece cercano di ribellarsi al percorso che la vita sembrerebbe aver scelto per loro, e combattono attraverso prove durissime affrontando sentimenti intensi per dimostrare che è possibile essere artefici del proprio destino.

È un messaggio importante da comunicare in questo momento?
Credo che in questo momento, in cui stanno venendo meno tante certezze di dominio sull’esistenza, la natura, la scienza e i tanti accadimenti che non dipendono da noi, l’idea di avvicinare i conflitti contemporanei a quelli di questi personaggi così lontani nel tempo eppure così vicini quanto ad emozioni e al loro drive - ovvero la loro domanda rispetto alla vita, la loro voglia di essere felici e di reagire ad uno status quo - sia una delle spinte che mi ha convinto a realizzare questa serie.

Anche la componente ferina della natura umana è molto presente in Romulus, come ai tempi del suo corto, Homo homini lupus.
Homo homini lupus è stato l’ultimo dei miei corti, quello con cui sono passato al lungo, e in cui mi ero interrogato in maniera più semplice sull’uomo carnefice dell’altro uomo. Un tema che torna in questa serie che racconta esseri umani intenti a combattere per resistere da una parte alla natura, dall’altra al predominio degli altri uomini e all’ingiustizia. E il fatto di rappresentare e incarnare i valori che combattono la sopraffazione andando verso l’istinto di sopravvivenza li rende moderni.

Fra le sue ispirazioni per la serie potremmo mettere Shakespeare, Virgilio e persino la Bibbia…
I nostri sono personaggi animati da conflitti archetipici e quindi c’è un po’ di tutti gli autori che ha citato: di Shakespeare, senza ombra di dubbio, ce n’è tanto! Ma abbiamo attinto anche alla cultura dei poemi epici indiani: prima citavo il Mahabarata, ma molte culture hanno alla genesi una mitologia con elementi comuni. A me piacciono le avventure dove la posta in gioco è altissima, cerco sempre un’arena dove l’individuo è messo in pericolo e deve tirare fuori tutto quello che ha dentro, che non è per forza solo l’istinto verso il combattimento ma può essere anche una dolcezza, un saper vedere le cose in maniera anticonformista.

In Romulus è particolarmente interessante il personaggio di Wiros, interpretato da Francesco Di Napoli, che ricordiamo esordiente ne La paranza dei bambini.
Wiros è un orfano solo al mondo, uno schiavo vessato da tutti che deve sopravvivere, e per farlo impara a usare le armi dell’intelligenza e dell’eloquio. Rappresenta un po’ l’origine della politica, la capacità di utilizzare non solo la forza ma anche gli strumenti che servono quando la forza non ce l’hai.

Sergio Romano, che interpreta Amulius, il fratello di Numitor, si rivela in Romulus un attore strardinario.
Amulius è un personaggio in bilico fra il Male e il Bene, in maniera molto contemporanea e scespiriana, e Sergio Romano gli ha dato corpo in modo assolutamente unico. Una delle fortune della serialità è proprio quella di poter far emergere quegli attori che non sono ancora star, anche se lavorano da tanti anni ad altissimi livelli.

Quali sono i suoi prossimi progetti?
Questo sarà un periodo per me denso di uscite: sarò al cinema in veste di produttore dal 26 al 28 ottobre con La belva, diretto da Ludovico Di Martino e con protagonista Fabrizio Gifuni, poi il 12 novembre con Il cattivo poeta diretto da Gianluca Iodice con Sergio Castellitto nei panni di Gabriele D’Annunzio: cerchiamo di uscire in sala anche in questo periodo complicato.

E la sua prossima regia, Il sergente nella neve, tratto dal romanzo di Mario Rigoni Stern?
Ci sto lavorando con Andrea Paris e Fabrizio Mosca come produttori. È un film molto complesso e ambizioso che dobbiamo avere la forza di mettere in piedi, perché sono un grandissimo fan del romanzo, dunque mi sento molto responsabile della sua buona riuscita cinematografica.  


ROMULUS: VAI ALLA SCHEDA COMPLETA
news correlate

{{PaginaCaricata()}}

Home | Cinema | Database | Film | Calendario Uscite | MYMOVIESLIVE | Dvd | Tv | Box Office | Prossimamente | Trailer | Colonne sonore | MYmovies Club
Copyright© 2000 - 2020 MYmovies.it® - Mo-Net s.r.l. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale. P.IVA: 05056400483
Licenza Siae n. 2792/I/2742 - Credits | Contatti | Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso | Accedi | Registrati