Nathalie ha cinquantacinque anni, due figli, un marito e una madre fragile. Insegnante di filosofia, la sua vita si muove tra casa e scuola, principi filosofici e interrogativi morali. Affidabile, onesta e leale, Nathalie si prende cura della sua famiglia e di una madre anziana sfinita dalla vita. Il suo procedere spedito dentro le cose umane è interrotto dalla confessione improvvisa del consorte, che vuole lasciarla per un'altra, e dalla morte della madre, ricoverata a malincuore in una casa di riposo. Disorientata dal doppio abbandono e da una libertà ritrovata, Nathalie ripiega nel 'rifugio' di un ex allievo brillante e anarcoide. In quell'intervallo esistenziale e in compagnia di una gatta nera ereditata, ritrova il senso e il bandolo di sé.
A trentacinque anni e nello spazio di cinque film, Mia Hansen-Løve s'impone come uno dei talenti più luminosi del giovane cinema francese. Portatrice sana di prodigiosa e secca eleganza, di economia narrativa e costruzione sentimentale di un eroe, di un'eroina o di un movimento artistico (Eden), l'autrice francese esplora con L'avenir i suoi temi prediletti: il tempo (che passa), l'abbandono e la riaffermazione di sé. Ma c'è una novità.
All'Hotel Europa a Sarajevo ci si sta preparando per accogliere gli ospiti che arriveranno in numero cospicuo per la celebrazione del centenario dell'assassinio dell'Arciduca Ferdinando da parte di Gavrilo Princip. L'hotel versa in cattive acque e da due mesi i dipendenti non ricevono lo stipendio. Quindi ritengono che sia giunta l'occasione di scioperare avendo a disposizione un forte richiamo mediatico.
Un hotel come metafora dell'odierna Sarajevo nel film diretto dall'autore di No Man's Land.
Il direttore consente invece l'uso di metodi intimidatori perché ciò non avvenga. Intanto sulla terrazza si sta realizzando una serie di interviste per uno speciale in commemorazione dell'evento mentre il relatore principale della celebrazione è nella propria suite inconsapevole di essere ripreso da una telecamera nascosta.
VAI ALLA SCHEDA COMPLETA
sabato 20 febbraio 2016 - Berlinale
L'Italia trionfa alla 66esima edizione del Festival di Berlino con Fuocoammare di Gianfranco Rosi, un'opera coraggiosa e onesta sull'isola di Lampedusa - moderna terra di confine - e sulla tragedia dei migranti vista dai suoi abitanti. La francese Mia Hansen-Løve vince l'Orso d'Argento per la regia del suo L'avenir mentre a conquistare il Gran Premio della Giuria è Danis Tanovic per Death in Sarajevo. Tra gli attori premiati Majd Mastoura e Trine Dyrholm, rispettivamente per la loro interpretazione in Hedi di Mohamed Ben Attia e La comune di Thomas Vinterberg. Il Premio Alfred Bauer va al maestro filippino Lav Diaz per A Lullaby To the Sorrowful Mystery. L'Orso per il Miglior Contributo Artistico, infine, va a Crosscurrent di Yang Chao.