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La politica degli autori: Kathryn Bigelow

Il cinema 'macho' di una regista con gli attributi.
di Mauro Gervasini

In foto Kathryn Bigelow.
Kathryn Bigelow (68 anni) 27 novembre 1951, San Carlos (California - USA) - Sagittario. Regista del film Zero Dark Thirty.

mercoledì 6 febbraio 2013 - Approfondimenti

Il più superficiale commento possibile nei confronti di Kathryn Bigelow è quello di «regista con gli attributi». Benché fatto spesso da (giornaliste) donne, è il massimo del maschilismo perché presuppone il modello "macho" come unico possibile per un cinema come il suo. Quasi sempre declinato seguendo le regole dell'action e dei generi (dal biker movie dell'esordio, The Loveless, 1981, all'horror e al war movie) e quindi, secondo una definizione comoda, "virile". La situazione è molto più complessa. Ogni singolo film dell'autrice fa storia a sé, e anche formalmente tra Il buio s'avvicina (1987), The Hurt Locker (2008) e Zero Dark Thirty, nelle sale dal 7 gennaio, ci sono significative differenze. Tuttavia è ricorrente una tipologia di sguardo totalmente femminile. Anche a livello di caratterizzazione: a seguire e spesso modificare storie di uomini sono soprattutto (se non sempre) donne. Dalla giovane Marin Kanter di The Loveless, attratta fisicamente dal motociclista Willem Dafoe dal quale si lascia sedurre per ribellarsi al sistema di valori gretti (e machisti) del padre; alla Jenny Wright vampira di Il buio si avvicina, unica figura del film a mantenere un legame carnale con i due mondi, quello fantastico della gang di creature della notte e quello umano dell'amante-preda Adrian Pasdar. Anche la magnifica Lori Petty di Point Break - Punto di rottura (1991) è sguardo critico e razionale nei confronti di un gruppo dominato da due maschi alpha (Patrick Swayze e Keanu Reeves), per cui fa testo la sua tranciante battuta: «c'è troppo testosterone nell'aria».

Proprio questo è considerato il peccato originale di Kathryn Bigelow. Si sottrae allo stereotipo mentale della cineasta donna incapace di affrontare in modo personale il sistema dei generi. Le due figure di maggiore rilievo nella sua produzione sono Angela Basset in Strange Days (1995) e Jessica Chastain di Zero Dark Thirty, i suoi capolavori. Entrambe ribaltano con intelligenza il ruolo femminile nella mitologia western. La prima, body guard costretta ad attraversare l'infernale Los Angeles di fine millennio, mantiene il carattere tipico della donna del West che cerca di dissuadere il proprio uomo dal mettersi nei guai. Allo stesso tempo però - e qui c'è il superamento dello stereotipo - ha le capacità (soprattutto "marziali") per determinarne il destino. Presenza salvifica e redentrice quindi, ma solo perché sa perfettamente come muoversi nel contesto dark dell'esistenza, senza restarne ai margini e senza mai subirlo. Jessica Chastain è invece una specie di Ethan Edwards, il John Wayne di Sentieri Selvaggi, ed è chiamata ad un attraversamento molto più simbolico, tra lo spazio e il tempo. Figura puramente mitica (si definisce solo nel rapporto con l'impresa, il passato è incerto) determina addirittura il progredire della Storia con la s maiuscola, dato che solo grazie alla sua abnegazione la Cia riesce a eliminare Osama Bin Laden.

Con la sola eccezione di The Hurt Locker, molto influenzato dal ruolo embedded che ebbe in Irak il suo compagno ex giornalista Mark Boal, sceneggiatore del film, non esiste titolo di Kathryn Bigelow dove sia assente questo sguardo femminile motore della narrazione. Nell'irrisolto e sfortunato Il mistero dell'acqua (2000) il personaggio di Sarah Polley influenza addirittura due piani del racconto ambientati in epoche diverse, mentre in Blue Steel - Bersaglio mortale (1991) la "sbirra" Jamie Lee Curtis domina la sfera materica (acciaio, asfalto) tipicamente maschile ribaltando le proporzioni e finanche i rapporti di potere.

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