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Cannes 2010: grande successo di Luchetti e Germano

Assegnati i primi premi della 63° edizione.
di Marlen Vazzoler

Germano candidato assieme a Bardem
Elio Germano (38 anni) 25 settembre 1980, Roma (Italia) - Bilancia. Interpreta Claudio nel film di Daniele Luchetti La nostra vita.

venerdì 21 maggio 2010 - News

Germano candidato assieme a Bardem
Grande successo a Cannes invece per La nostra vita di Daniele Luchetti, presentato nella nona giornata del Festival. Il regista che ha dedicato la pellicola al padre, durante la conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina ha spiegato la genesi del film: "Sono partito da un documentario che avevo fatto a Ostia sull'assegnazione delle case popolari. Sono stato un po' con questa gente e ho scoperto che quello che si vedeva nei film italiani di un tempo ora vive li. La vita è la stessa. Solo che la piazza è diventata il centro commerciale, dove, nonostante si sia poveri, c'è l'idea di poter acquistare tutte le cose". A chi in sala gli chiede se nel suo film c'era la volontà di criticare la società italiana, Luchetti ha spiegato: "facendo le associazioni giuste, ma casomai solo la voglia di raccontare e sospendere poi il giudizio... Volevo essere attento a non attribuire ai personaggi tratti comici o paternalisti, troppo rozzi o stereotipati. Ecco perché non c'è un finale più forte. E se lo si vede in controluce, non è un lieto fine".
Zingaretti che interpreta uno spacciatore su una sedia a rotelle ha aggiunto: "Il mio personaggio è un po' il figlio del cambiamento di questo Paese. Uno spacciatore truce, ma solo nell'aspetto, di un'Italia non immorale, ma amorale. Un'Italia che deve cavarsela per arrivare a fine mese". Ben diverso invece il ruolo inedito di Bova, applaudito per la sua rappresentazione di Piero, che l'attore ha descritto come "[Un] ingenuo, nostalgico, uno che ama la famiglia. Una sincerità e una delicatezza, la sua, che ci può indicare però la forza per affrontare la realtà. È uno che ha sicuramente problemi con l'altro sesso". Quando la discussione si è spostata sulla tematica della paternità, l'attore Giorgio Colangeli ha infine aggiunto: "Io forse rappresento in questa Italia la generazione dei sessantenni quelli che hanno abdicato alla figura del padre. Uno che quando si mette a fare un po' il padre, come gli capita con Elio, è capace di insegnargli solo il cinismo".
Ma se in molti hanno complimentato Bova per la sua recitazione nel film di Luchetti, la performance di Germano è stata così convincente che si mormora una sua possibile contesa contro Javier Bardem per la Palma per il miglior attore protagonista, tant'è che Germano ha dichiarato "Per me è già una vittoria essere messo in gara con lui, indipendentemente da come finirà".

La guerra in Iraq è il tema della nona giornata
Perfetto nel ruolo di Joe Wilson, è stato l'assente Sean Penn nel film di Doug Liman, Fair Game che racconta la vera storia di Valerie Plame Wilson, interpretata da Naomi Watts. Questa agente segreta che lavora ai vertici della Cia è stata incaricata ad indagare sulla possibile presenza delle armi di distruzione di massa in Iraq con l'aiuto del marito Joe, un diplomatico inviato in Nigeria sulle orme di una presunta vendita di uranio arricchito. Per colpire il marito che ha scritto un editoriale sul New York Times sulle sue conclusioni relative alla verità sulle armi di distruzione di massa, qualcuno dell'entourage presidenziale, al momento le accuse puntano su Rove, ha rivelato alla stampa l'identità segreta della moglie. Alcuni dei temi trattati nel film di Liman ricordano il recente Green Zone di Greengrass, che seguiva invece l'ufficiale Roy Miller nella sua ricerca del generale Al Rawi, l'unico uomo che conosceva la verità sulle armi di distruzione di massa in Iraq. Il regista che ha diretto il primo episodio della saga di Bourne ha dichiarato in conferenza stampa: "Non è un film strettamente politico ma un thriller che ci insegna qualcosa e che va oltre le fazioni politiche. Alla base della democrazia c'è sempre la verità. E bisogna lottare, quindi, per essa", ed ha poi aggiunto "È bello, dopo tante donne problematiche, avere a che fare con Valerie: è complessa, ma anche calma e forte. E con coraggio ha lottato per la verità".
Ma alla Croisette non sono purtroppo solo i film che fanno cronaca, l'attrice americana Lindsay Lohan ha fatto parlare di sé perché diventata oggetto di un mandato d'arresto emesso da un giudice della Coorte Suprema di Los Angeles, per non essersi presentata ad un udienza relativa al suo mancato completamento del percorso di educazione contro l'abuso di alcol, prescrittole durante la condanna per guida in stato d'ebrezza del 2007. Il motivo della mancata presenza è stato il furto del suo passaporto che ha bloccato l'attrice all'aeroporto di Nizza. Ma il giudice Revel ha dichiarato che il furto non è stato una causa sufficiente per la sua mancata presenza in corte, di conseguenza l'attrice, in libertà vigilata, ha dovuto pagare 100.000 dollari di cauzione per revocare il mandato d'arresto.
Tornando alle pellicole presentate a Cannes, Simon Werner a Disparu... è stato ieri presentato in Un certain Regard. Per molti quest'opera prima è stata un'autentica scoperta, un'ambiziosa pellicola adolescenziale su un misterioso omicidio caratterizzata da una singolare struttura narrativa, che il regista Fabrice Gobert non ha esitato a decostruire. Quatto vignette in progressione per quattro liceali, che mostrano ogni volta qualche cosa di più sul mistero delle sparizioni dei giovani al centro del film secondo un'altra prospettiva. In serata al Gran théatre Lumière è stato invece presentato Route Irish di Ken Loach, che affronta la morte di Frankie, un membro di una compagnia di sicurezza privata, morto sulla strada che collega l'aeroporto di Baghdad alla Green Zone irachena. A differenza del film di Liman qui l'azione si svolge principalmente a Liverpool e si segue lo studio della morte di Frankie attraverso gli occhi di un suo caro amico, Fergus.
In conclusione di serata sono state fatte le prime assegnazioni dei premi di questa 63° edizione del Festival: il Grande premio della Settimana della Critica è stato vinto da Armadillo di Janus Metz, un documentario danese su dei giovani attivisti in Afghanistan, mentre il Short Film Award è stato vinto da un altro danese Daniel Joseph Borgman con il corto Berik. Infine il film vietnamita Bi, Don't Be Afraid! di Dang Di Phan ha vinto il premio SACD.

Morte, fantasmi e conflitti famigliari
Venerdì sono presentati in concorso a Cannes Outside of the Law di Rachid Bouchareb che racconta la storia di tre fratelli sopravvissuti ai massacri di Sétif, solo due di loro si trovano però a Parigi a lottare per l'indipendenza dell'Algeria. Ma la battaglia contro la polizia francese devasterà questo piccolo nucleo famigliare. Di tutt'altro genere la pellicola di Apichatpong Weerasethakul, Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives, su un uomo che morirà in meno di 48 ore per insufficienza renale. Ma la sua malattia è legata anche ad un karma negativo causato dall'uccisione di troppi comunisti e Boonmee rivivrà i luoghi del passato assieme ala moglie defunta.
All'interno della Quinzaine verrà proiettato il film The Tiger Factory di Woo Ming Jin, che esplora il rapporto d'odio e amore di Ping Ping e di sua zia Madama Tien, che viene messo sottosopra quando la giovane scopre la verità sulle attività della zia. Diane Kruger è invece la protagonista di Lily Sometimes del film drammatico di Fabienne Berthaud, tratto dall'omonimo romanzo di Berthaud che racconta la storia di Clara, che si deve accollare la responsabilità della sorella minore Lily dopo la morte improvvisa della madre.

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