| Titolo originale | Hors-la-loi |
| Anno | 2010 |
| Genere | Azione, |
| Produzione | Francia, Algeria, Belgio |
| Durata | 138 minuti |
| Regia di | Rachid Bouchareb |
| Attori | Roschdy Zem, Samir Guesmi, Régis Romele, Mourad Khen, Ahmed Benaïssa, Stéphane Temkine, Larbi Zekkal, Corentin Lobet Jean Reynès, Chafia Boudraa, Alain Blazquez, Jean-Pierre Lorit, Sabrina Seyvecou, Jamel Debbouze, Damien Bonnard, Charles de Gaulle, Abdelkader Secteur, Mustapha Bendou, Bernard Blancan, Thibault de Montalembert, Assaad Bouab, Sami Bouajila. |
| Uscita | mercoledì 11 maggio 2011 |
| Distribuzione | Eagle Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,63 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento mercoledì 19 dicembre 2012
Tre fratelli algerini si trovano coinvolti, chi più chi meno, nella lotta armata che porterà al distacco dell'Algeria dal dominio francese. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura a Satellite Awards, In Italia al Box Office Uomini senza legge ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 46,8 mila euro e 34,3 mila euro nel primo weekend.
|
CONSIGLIATO NÌ
|
Nell'Algeria colonizzata crescono tre fratelli e il risentimento contro l'occupazione francese. Espropriati dai coloni della terra dei padri, Saïd, Messaoud e Abdelkader svolgeranno i loro destini altrove. Protettore e faccendiere a Pigalle Saïd, soldato dell'Esercito francese sul fronte indocinese Messaud, militante del movimento di indipendenza algerino detenuto nelle carceri francesi Abdelkader, i tre fratelli si ritroveranno anni dopo a Parigi costretti nelle banlieues e occupati alla Renault. Tra la loro gente repressa e indotta a una vita indigente matura in Messaoud e Abdelkader la coscienza nazionale e la convinzione che non avrebbero mai salutato il Tricolore come propria bandiera. Entrato in clandestinità e diventato in poco tempo e molte azioni (armate) leader del Fronte Popolare di Liberazione, Abdelkader trascinerà nella causa i fratelli fino all'alba della liberazione.
C'è una scommessa ambiziosa all'origine di Uomini senza legge, quella di combinare epos e noir. Dell'epos il contestato film di Rachid Bouchareb ha la coralità, la complessità narrativa e il proposito di penetrare la storia dei personaggi dentro la scena della grande Storia, provando a interrogarsi sul labile e incerto confine che separa la giustizia dall'ingiustizia, il bene dal male. Dal noir Uomini senza legge deriva invece il cupo pessimismo, il tono pesante e torbido della fotografia, la claustrofobia urbana, il fatalismo che sembra guidare lo svolgersi della vicenda e ancora la nemesi che colpisce letteralmente al cuore il protagonista (Abdelkader) un attimo prima che riesca a varcare la soglia e ad affacciarsi sul futuro indipendente della sua nazione. Guardando alle contro-epopee del crimine di Brian De Palma, Francis Ford Coppola e Scorsese, il regista franco-algerino mette in scena il sanguinoso confronto tra il governo francese e il Fronte di Liberazione Nazionale, il movimento clandestino che sostenne l'indipendenza dell'Algeria attraverso la lotta armata sul territorio metropolitano (europeo) e su quello arabo. Avviato il film con un'espropriazione, Uomini senza legge ha un impianto circolare che troverà la 'quadratura' nel riscatto realizzato da un'armata di ombre resistenti come i 'partigiani' di Jean-Pierre Melville ma devianti come i criminali degli anni di piombo.
Volgendo lo sguardo a un passato recente, Bouchareb (di)mostra che chi entra in clandestinità da questa o dall'altra parte della legge obbedisce a codici dissennati e persegue ostinatamente una causa in nome della quale uccide senza pietà. Non tace le responsabilità e gli omicidi del FLN a cui (cor)risponde con invariabile orrore il gruppo armato della Main Rouge, partorito dai servizi segreti francesi. E ancora non dissimula la mediocrità disumana dei 'terroristi', degli uomini fuori dalla legge (come suggerisce il più puntuale titolo originale) dentro una spirale di violenza senza regole e senza più ragioni. La scommessa di Bouchareb infine è vinta. Uomini senza legge rilegge la decolonizzazione dell'Algeria come un'epica gangster in cui i buoni sono banditi e la Storia filtrata e narrativizzata dalla televisione. Uomini senza legge non è ne vuole essere un documentario, è piuttosto un film di finzione che si concede il lusso di alludere, suggerire, ipotizzare il percorso di tre fratelli che tra il '45 e il '61 finirono per autodistruggersi, rifiutando (almeno due su tre) la mediazione, spingendo verso soluzioni radicali e bruciando sul rogo delle proprie speranze e illusioni. La centralità della fratellanza è la chiave d'accesso ai segreti della Storia e di una storia ancora tutta da comprendere.
Il lungo e violento processo di distacco dell'Algeria dal governo francese è passato anche per la lotta armata di gruppi estremisti come l'FLN. A prendervi parte sono due fratelli su tre di una famiglia algerina costretta al trasferimento a Parigi per non essere separata. I due fratelli attivisti sono uno molto coinvolto e uno meno, mentre quello che non si interessa della politica cerca di fare soldi come può (prima pappone, poi manager di un pugile). Anche lui però alla fine non potrà non rimanere coinvolto nella grande lotta.
Cinema storico che più classico non si può, allungato a forza di ignezioni di zucchero e senza la medesima intenzione di fare un ritratto anche vagamente obiettivo di ciò che è successo. La storia di un paese (o in questo caso della moderna emancipazione di un paese) attraverso la storia di una famiglia i cui membri hanno idee diverse, appartengono a fronti diversi ma si vogliono inguaribilmente bene.
Rachid Bouchareb non vuole raccontare la storia come si è svolta, pochi sono gli snodi di cronaca fondamentali che vengono indicati e pochi sono i fatti storici che vengono illustrati. Il suo obiettivo sembra più fare una storia sentimentale dell'indipendenza algerina, seguendo l'insegnamento della scuola di cinema statunitense, che al racconto dei fatti storici preferisce il racconto dei sentimenti della gente (che tende ad attirare di più il pubblico). Non come l'Algeria si sia staccata dal dominio francese ma cosa abbiano provato gli algerini quando erano oppressi, cosa li ha portati a scegliere la lotta armata e violenta e cosa ha potuto significare la conquista dell'obiettivo.
Così Outside the law, a partire dal titolo giustifica. Giustifica le azioni violente, le frasi violente e gli eccessi di un movimento, l'FLN, nato per essere estremo. Non senza qualche condanna agli aspetti decisamente più calcati il film non vuole però mettere in dubbio l'impellenza del sentimento rivoluzionario, imputando di fatto ai francesi stessi la colpa degli attentati ai loro danni perpetrati dagli algerini.
Curioso però che per fare questo racconto di presa di coscienza delle radici del proprio popolo Bouchareb giri in una maniera che non appartiene al cinema nordafricano ma sembra più venire dal modo in cui i francesi rielaborano l'immaginario e lo stile americano. Melodramma canonico, inserimento dei drammi particolari nel dramma di un popolo e un senso della retorica decisamente stucchevole.
Grandi polemiche in patria ma non ce n'era bisogno.
bellissimo film che segue la storia di tre fratelli algerini, dapprima espropriati della loro terra madre, poi emigrati in Francia ed entrati nella lotta armata del Fronte di Liberazione Nazionale. tre storie in parte divaricate, Saïd infatti si dedica allo sfruttamento della prostituzione e appoggia solo esternamente Messaoud e Abdelkader, che partecipano invece direttamente alle attività terroristiche. [...] Vai alla recensione »
Vorrebbe essere un filmone epico all’europea, ma nonostante il buon impianto «Uomini senza legge» soccombe all’eccessiva retorica dei proponimenti. Lo stesso team che ha firmato «Indigènes» (inedito in Italia) intendeva, infatti, proseguire la revisione della storia patria in un’ottica alternativa anti-nazionalista. Tra l’altro il pubblico italiano, che già non brilla per curiosità storico-politiche, [...] Vai alla recensione »