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Ghost Rider: gli artigiani del fuoco digitale

Il superore della Marvel arriva sul grande schermo con il volto di Nicolas Cage
di Gabriele Niola

giovedì 15 marzo 2007 - News
Spesso le più grandi qualità di un film stanno nella sua fattura, negli espedienti tecnici e manufatturieri patoriti dagli artigiani che ci lavorano piuttosto che nel racconto o nella visione del regista. Con tutta probabilità, guardando Ghost Rider, ci troviamo proprio di fronte a uno di questi casi. Casi in cui per l'appunto sono le soluzioni tecniche l'unica cosa interessante di una pellicola che. Altrimenti. meriterebbe il dimenticatoio.
Per portare sullo schermo il film sul supereroe della Marvel, Mark Steven Johnson si è appoggiato a Kevin Mack e alla Sony Pictures Imageworks, società di effetti speciali e visivi interna al gruppo Sony. Il lavoro più grosso, com'è facile immaginare, è stato creare il personaggio principale, il motociclista scheletrico dalle ossa infuocate. Un personaggio che, contrariamente a molti altri supereroi, non poteva essere reso da un attore mascherato. Ghost Rider doveva necessariamente essere totalmente creato al computer e doveva anche muoversi in maniera simile al suo omologo reale, Nicholas Cage.

Un compito molto complesso, come spiega proprio Kevin Mack: "Abbiamo dovuto delegare ad altri studi gli effetti più tradizionali come la rimozione di elementi indesiderati o la modifica di sfondi e cieli. Ci dovevamo dedicare interamente e unicamente alla creazione del personaggio". Così delle 600 scene con effetti visivi la Sony Imageworks ne ha create 342, tutte quelle di Ghost Rider. E la priorità era il fuoco. Necessariamente non poteva essere reale, solo un fuoco totalmente creato in computer grafica poteva rispondere alle caratteristiche "demoniache" richieste dal regista (e dal personaggio).
Si sa che il fuoco, come del resto l'acqua, sono tra le cose più difficili da simulare e ricreare al computer. Hanno un movimento, una forma, una consistenza e dei colori imprevedibili e con i quali tuttavia tutti quanti hanno molta dimestichezza. Chiunque è quindi in grado di riconoscere al volo quando un'animazione del fuoco o dell'acqua lascia a desiderare. In più quello di Ghost Rider doveva essere un fuoco forte, potente e che reagisse agli elementi con cui entrava in contatto come il vento e l'acqua.

"La prima cosa è stata girare delle immagini di prova con dei manichini a cui davamo fuoco. Era fondamentale per capire l'esposizione per le scene. Perché quando il fuoco brucia va facilmente in sovraesposizione (cioè risulta molto più luminoso del resto dell'immagine, ndr). Ma del resto se regoli l'esposizione per illuminare bene il fuoco, ottieni ottimi colori e un bel dettaglio ma il resto della scena è sottoesposto (cioè troppo scuro, ndr)". Il problema non era da poco ma è stato risolto con la sbrigativa quanto risoluta idea che il fuoco era demoniaco e così doveva sembrare, dunque non sarebbe stato un problema se a vista fosse risultato più illuminato, o illuminato diversamente dal resto dell'immagine. Anzi sarebbe stato forse anche meglio. Più soprannaturale.
Ma i problemi non erano finiti. Infatti, sempre dai test con i manichini, era risultato che il vero fuoco non viene ripreso bene dalle macchine da presa. Queste infatti solitamente lavorano a 24 fotogrammi al secondo, cioè scattano 24 foto ogni secondo che, mostrate in sequenza, danno l'illusione del movimento. Il punto è che il fuoco si muove velocemente e 24 foto al secondo non sono sufficienti a cogliere bene i suoi movimenti. Quindi se si prova a filmarlo il risultato è un effetto simile a quello stroboscopico. Anche qui lo studio si è appoggiato al deus ex machina dell'origine diabolica del fuoco di Ghost Rider, ne ha così rallentato i movimenti donandogli una fluidità e un movimento quasi seducenti.

Nonostante possa sembrare una soluzione scontata e sbrigativa, quella di un fuoco non esattamente verosimile perché sovrannaturale è in realtà una conquista non da poco. Infatti l'origine infernale non giustifica ogni innaturalezza ma costituisce un elemento in più di complessità. Il fuoco deve essere reale e allo stesso tempo sovrannaturale.
Infine un ultimo elemento molto importante era la trasformazione. Nel film il personaggio interpretato da Nicholas Cage in più occasioni si trasforma e la transizione da essere umano in carne ossa a essere umano in ossa e fuoco doveva essere il più credibile possibile. Così è stato applicato un vecchissimo trucco del cinema, quello della sottrazione.
L'immagine del viso di Nicholas Cage al momento della trasformazione era continuamente proiettato sopra il modello 3D, di modo che lo coprisse. Poi, lentamente, alcune parti ne venivano sottratte scoprendo il teschio animato. L'effetto in questo modo è di un viso sul quale le bruciature erodono lentamente la pelle, scoprendo il teschio.
"Abbiamo davvero creato una serie di strumenti che ci hanno permesso di agire al meglio sul fuoco in termini di movimenti rapidi e reazioni realistiche a forze differenti" commenta un soddisfatto Kevin Mack "Alla fine avevamo il controllo completo sui suoi movimenti e sui colori. E questo lo considero il trionfo maggiore".
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