La straordinaria storia vera del giorno che cambiò il destino delle donne in islanda e nel mondo. Espandi ▽
L'Islanda dei primi anni Settanta somiglia a molti altri Paesi europei, quanto a indipendenza femminile: le donne non possono aspirare a ricoprire alcuni ruoli professionali, né avere un conto in banca o un'istruzione superiore. Insomma niente a cui dedicarsi che non sia un'occupazione subalterna, la cura della casa, dei figli e di sé stesse (per non sfigurare e perciò "deludere" compagni e mariti). Ma in questo clima conservatore si agitano, un po' ovunque nel mondo, diversi movimenti che chiedono pari opportunità. Come quello delle Redstockings, nato a New York nel 1969, e di lì a poco le istanze femministe inonderanno le piazze.
Consapevoli del fatto che le proteste contano ma non sempre sono immediatamente risolutive, molti gruppi femminili, di Reykjavík ma anche delle zone più rurali, si mobilitano. Prima per informare e portare all'attenzione pubblica questa mancanza di parità, anche con atti eclatanti e chiedendo l'aiuto di alcuni media, poi per organizzare uno sciopero con l'obiettivo di paralizzare completamente il Paese per un giorno intero, il 24 ottobre 1975. Forse con l'evidenza della "forza lavoro" mancante gli uomini capiranno. Sarà un enorme successo, con un'adesione al novanta per cento, e un campanello d'allarme che fortunatamente verrà percepito da tutta la società.
Nel 2025, a mezzo secolo da quel giorno fatidico, alcune delle protagoniste ricordano e testimoniano lo sforzo comune per arrivare a un atto dimostrativo che ha avuto solo effetti positivi: oggi in Islanda, il Paese più avanzato in termini di parità di genere, le donne sono al 48% in parlamento. Tra le interpellate dal film, anche il capo di Stato Vigdís Finnbogadóttir, eletta nel 1980.