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mercoledì 27 maggio 2020

Daniel Auteuil

70 anni, 24 Gennaio 1950 (Acquario), Algeri (Algeria)
occhiello
Lei è mai stato innamorato?
Mi dev'essere successo...

dal film Un cuore in inverno (1992) Daniel Auteuil  Stephane
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Daniel Auteuil
Cesar 2020
Nomination miglior attore per il film La belle époque di Nicolas Bedos

Lumiere Awards 2020
Nomination miglior attore per il film La belle époque di Nicolas Bedos

Festival di Cannes 1996
Premio miglior attore per il film L'ottavo giorno di Jaco Van Dormael

David di Donatello 1993
Premio miglior attore straniero per il film Un cuore in inverno di Claude Sautet

David di Donatello 1993
Nomination miglior attore straniero per il film Un cuore in inverno di Claude Sautet



Nell'atteso film di Bedos l'attore francese fa letteralmente scintille e dimostra ancora una volta di essere un irriducibile animale da palcoscenico. Dal 7 novembre al cinema.

La nuova primavera di Daniel Auteuil, attore faro de La belle époque

venerdì 25 ottobre 2019 - Marzia Gandolfi cinemanews

La nuova primavera di Daniel Auteuil, attore faro de La belle époque Nella cornice del Festival Lumière di Lione, Daniel Auteuil ha tenuto la settimana scorsa una masterclass davanti a un pubblico entusiasta e numeroso. Dosando sapientemente ricordi, pragmatismo e humour, si è assunto la responsabilità dei film fatti, soprattutto i 'peggiori', da cui giura di aver appreso di più sul mestiere dell'attore. Distillando la sua lezione di cinema ha rivendicato le sue scelte, guidate sempre dal piacere e mai dalla carriera. Gli crediamo sulla parola ma è soprattutto per Un cuore in inverno, il film più crudele, più bergmaniano e più bello di Claude Sautet, che è conosciuto e amato dal pubblico italiano. Personaggio antiromantico e antitriffautiano che offre le sue carezze solo agli oggetti e che solo la musica emoziona perché lo allontana dalla vita, il liutaio di Daniel Auteuil è uno di quei personaggi che restano per sempre aggrappati all'immaginario dello spettatore. Personaggio assente, che non ha accesso ai sentimenti, che è chiuso dal di dentro. Un profilo introverso che l'attore francese, nato ad Algeri, ha declinato negli anni, alternandolo a ruoli comici, perché Daniel Auteuil resta ostinatamente simpatico.

Lo sa bene Nicolas Bedos che con La belle époque (guarda la video recensione) regala all'attore una nuova primavera. Un'esperienza totalmente inedita in una commedia drammatica in cui Auteuil interpreta un disegnatore depresso a cui offrono la possibilità di rivivere il maggio del '74 e l'incontro con la donna della sua vita. Se da Sautet ha appreso il rigore e la semplicità, da Bedos impara a lasciare andare e a lasciarsi andare.
Figlio di cantanti di operetta, Daniel Auteuil non nasce per poco in un teatro d'opera ma cresce nelle quinte di un teatro lirico. La musica e le arie cullano la sua infanzia e gli regalano quella relazione naturale con la scena, dove è sicuro che niente di male può accadere perché tutto è già stato previsto. A quattro anni era il figlio di Madame Butterfly, a sei anni marciava a testa alta con le sigaraie della Carmen sulla scena, dove incontra Yves Montand e Michel Simon, Annie Cordy e Luis Mariano, e coltiva il mestiere che da grande farà con eccellenza diretto da autori maggiori. Il soldato agricoltore per Claude Berri (Jean de Florette), l'edonista Enrico di Navarra per Patrice Chéreau (La regina Margot), l'inaccessibile liutaio per Claude Sautet (Un cuore in inverno), il fratello troppo tenero di Catherine Deneuve per André Téchiné (La mia stagione preferita), il borghese parigino per Michael Haneke (Niente da nascondere), Daniel Auteuil ha una carriera ragguardevole (e fluida) ma resta umile, muovendosi tra il registro dell'interiorizzazione, l'empatia pudica e la riservatezza divertita.

Come il bel personaggio che gli serve Nicolas Bedos, l'attore ha visibilmente lavorato su stesso per risolvere i suoi dilemmi. Meno angosciato e più filosofo ne La belle époque approfitta della vita e del piacere di recitare accanto alla più bella, Fanny Ardant, l'ultimo grande amore di François Truffaut e l'unico grande amore di Victor. A fianco della leggenda bruna del cinema francese e nella commedia gioiosa del fils prodige di Guy Bedos, Auteuil passa a una velocità superiore facendosi perdonare l'arcaismo fallocratico della sua ultima regia (Sogno di una notte di mezza età).

Attore imprescindibile del cinema popolare francese (Quasi nemici - L'importante è avere ragione, negli ultimi anni ha avviato un significativo ritiro qualitativo e quantitativo sul fronte della scena cinematografica. È con soddisfazione allora che lo ritroviamo in un film che abita a pennello e in cui dimostra ancora una volta di essere un irriducibile animale da palcoscenico. Un ruolo in cui fa letteralmente scintille, un personaggio che è come un vecchio amico che accompagna sul set. Un plateau che ricostruisce un'epoca e ripara una vita sentimentale.

Daniel Auteuil è oggi il simbolo dell'attore di qualità francese che ha imparato a mettersi in pericolo, recitando come respira. Un attore dégagé in un mondo di attori engagé che recita una cosa alla volta, una vita alla volta. Un attore istintivo col naso tordu, il cui fascino viene dallo sguardo, dal suo barlume, da una fissità e una concentrazione che sentono bene l'inquietudine. Ci sono attori che aderiscono a un gruppo, a un'immagine, a una causa. Daniel Auteuil non sposa niente. "Non prendetevi per quello che dicono che siete", confessa al pubblico, chiudendo qualsiasi discorso sulla stigmatizzazione di un attore.

Il protagonista di 36 Quai des Orfèvres compie 60 anni.

Daniel Auteuil, 60 anni a servizio del cinema

domenica 24 gennaio 2010 - Valeria Filippi cinemanews

Daniel Auteuil, 60 anni a servizio del cinema Uno dei maggiori attori francesi odierni giunge oggi al traguardo dei 60 anni e guardando indietro alla sua filmografia non possiamo che apprezzarne la versatilità tra ruoli che spaziano da un genere all'altro e il talento internazionale che gli ha permesso di dedicarsi di tanto in tanto anche al cinema nostrano.
Figlio di due cantanti di operetta, Daniel Auteuil è nato ad Algeri il 24 gennaio 1950; nello stesso anno gli Auteuil si trasferiscono ad Avignone e Daniel trascorre la sua infanzia vagando da un teatro all'altro; fin da bambino intuisce che quello dei genitori sarebbe diventato anche il suo lavoro. A diciassette anni, Auteuil lascia Avignone e si trasferisce a Parigi, dove inizia a studiare canto e recitazione; ma il '68 è alle porte e il giovane Daniel si lascia travolgere dalle occupazioni del movimento studentesco. In questo periodo un drammatico incidente fa sprofondare in coma Daniel; incidente del quale porta ancora oggi i segni sul suo tanto apprezzato volto cinematografico.
All'inizio degli anni settanta fa il suo debutto sul palcoscenico del Teatro Nazionale di Parigi e, nel 1972 entra a far parte del cast della commedia musicale Gospel.
Per vederlo debuttare sul grande schermo dobbiamo attendere il 1975, quando Gérard Pirès lo vuole nel suo Appuntamento con l'assassino al fianco di Catherine Deneuve e Jean-Louis Trintignant. Da questo momento sono molti i ruoli che Auteuil è chiamato a rivestire sia al cinema che in televisione; tra questi anche un teppista nel film di Claude Lelouch A noi due, ruolo che mostra quanto sia ancora difficile per Daniel imporsi definitivamente come interprete. L'affermazione giunge infatti solo nel 1986, grazie al grande successo di pubblico Jean de Florette di Claude Berri, dove spicca l'Ugolin di Auteuil.
Quest'ultimo film frutterà all'attore in ascesa un César come migliore attore protagonista e la conoscenza di quella che sarà la sua compagna per 11 anni e gli darà una figlia, Emmanuelle Béart.
Nel 1992 è di nuovo al fianco della sua compagna nel film di Claude Sautet, Un cuore in inverno, uno dei film più premiati in Europa l'anno seguente; per questo ruolo Auteuil si guadagna il David di Donatello come miglior attore straniero.
Dopo aver lavorato con André Téchiné in La mia stagione preferita, Auteuil lascia la sua amata Francia nel 1995 per recitare per Roberto Faenza nel film tratto dall'omonimo romanzo di Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira; nel 2001 torna in Italia per prestare il volto a uno degli ingegneri ideatori della diga del Vajont nel drammatico film diretto da Renzo Martinelli, Vajont – La diga del disonore. L'ultima fatica girata al di fuori dei confini francesi risale al 2006 ed è la commedia storica del toscano Paolo Virzì, N (Io e Napoleone), al fianco della collega italiana adottata dalla Francia, Monica Bellucci e del giovane Elio Germano.

La belle époque

La belle époque

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,58)
Un film di Nicolas Bedos. Con Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Doria Tillier, Fanny Ardant, Pierre Arditi.
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Genere Commedia, - Francia 2019. Uscita 07/11/2019.
Remi

Remi

* * * - -
(mymonetro: 3,00)
Un film di Antoine Blossier. Con Daniel Auteuil, Maleaume Paquin, Virginie Ledoyen, Jonathan Zaccaï, Jacques Perrin.
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Genere Drammatico, - Francia 2018. Uscita 07/02/2019.
Sogno di una notte di mezza età

Sogno di una notte di mezza età

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,67)
Un film di Daniel Auteuil. Con Sandrine Kiberlain, Adriana Ugarte, Gérard Depardieu, Daniel Auteuil
Genere Commedia, - Francia 2018. Uscita 18/10/2018.
Quasi nemici - L'importante è avere ragione

Quasi nemici - L'importante è avere ragione

* * * - -
(mymonetro: 3,13)
Un film di Yvan Attal. Con Daniel Auteuil, Camélia Jordana, Yasin Houicha, Nozha Khouadra, Yvonne Gradelet.
continua»

Genere Commedia, - Francia 2017. Uscita 11/10/2018.
In nome di mia figlia

In nome di mia figlia

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,60)
Un film di Vincent Garenq. Con Daniel Auteuil, Sebastian Koch, Marie-Josée Croze, Christelle Cornil, Lila-Rose Gilberti.
continua»

Genere Drammatico, - Francia 2016. Uscita 09/06/2016.
Filmografia di Daniel Auteuil »

mercoledì 13 maggio 2020 - Una figura controversa della storia più volte raccontata dal cinema. 

Napoleone nel cinema: eroe o criminale? Chissà, un giorno si saprà

Pino Farinotti cinemanews

Napoleone nel cinema: eroe o criminale? Chissà, un giorno si saprà Il 5 maggio, con la memoria dell’ode di Manzoni, ha rilanciato, nei giorni successivi l’eterno dilemma “Fu il più grande eroe o il più grande criminale della storia?”. Come sempre le opinioni si sono scontrate. Sarà sempre così, l’uomo è divisivo. Chissà cosa accadrà il 20 maggio del 2021, a duecento anni dalla sua morte nel borgo di Longwood in Sant’Elena.

Manzoni apprese della morte di Bonaparte il 17 luglio 1821, leggendo il numero della ”Gazzetta di Milano” nel giardino della sua villa di Brusuglio e seppe della sua conversione all’ultimo momento. Ne fu quasi sconvolto, lui, profondo spirito cristiano che aveva fatto di quel codice la cifra primaria delle sue opere. Scrisse “Il Cinque maggio” in soli tre giorni. Il Manzoni certo non beatificò Napoleone. Lo considerava l’uomo che aveva trasformato la società civile soprattutto attraverso codici e leggi.  Sulle “modalità” della violenza e delle battaglie, si asteneva. 
Nella sua epoca il generale, poi imperatore, impose il suo dominio totale, militare, civile, sociale, anche culturale, lui portatore, all’inizio, degli ideali della rivoluzione francese. Potenza, carisma e fascino: nessuno, alleato e anche nemico, fu immune dalla sua seduzione, figuriamoci un adolescente. Perché accadde che nel  marzo del 1800 il generale fosse a Milano, durante la sua seconda campagna d’Italia, e accadde che fosse ospitato nel palco reale della Scala, e che a pochi metri , nel palco della contessa Cicognani, fosse ospite il quindicenne Alessandro Manzoni. La storia racconta che gli occhi di Napoleone e quelli di Alessandro si incrociassero per un momento. Quegli occhi che  lo scrittore avrebbe definito i “rai fulminei”. 
Dunque, sulla grandeur dell’uomo certo non c’è discussione. Lo esprimo in un'unica sintesi fulminea. C’è quel modo di dire “è stata una Waterloo”, significa la sconfitta di Napoleone, non la vittoria di Wellington.  

Da adesso il  tema è la letteratura e il cinema. Le due discipline non potevano che avventarsi  su un personaggio del genere. Ci sono romanzi, superclassici, che vivono del contesto napoleonico. 
Da adesso il  tema è la letteratura e il cinema. Le due discipline non potevano che avventarsi  su un personaggio del genere. Ci sono romanzi, superclassici, che vivono del contesto napoleonico. 
Stendhal comincia il suo “La Certosa di Parma” con queste parole: “Il 15 maggio 1796 il generale Bonaparte entrò in Milano alla testa del giovane esercito che  aveva passato il ponte di Lodi e mostrato al mondo come dopo tanti secoli Cesare e Alessandro avessero un successore.” Il protagonista “vero” di “Guerra e pace” di Tolstoj è Napoleone. La vicenda di Edmond Dantès del “Conte di Montecristo” di Dumas, gira intorno all’imperatore. Sono solo tre delle infinite memorie letterarie.

Poi c’è il cinema, che non è da meno. Napoleone, da protagonista o meno, è stato interpretato da grandi divi. Anche se il primo modello non è un nome così popolare. Trattasi di Albert Dieudonné nel Napoleon di Abel Gance, del 1927. Un film, nella prima versione, di quasi sei ore. Raccontava della storia giovanile del futuro imperatore: dallo studente nel collegio militare al generale 27enne nella prima campagna d’Italia del 1796. Gance insistette nel 1960 quando firmò Napoleone ad Austelitz, protagonista un Pierre Mondy (Il commissario Cordier) davvero efficace. 

Greta Garbo era Maria Walewska nel film di Clarence Brown del 1937, “lui” era Charles Boyer, corretto, ma sovrastato dallo charme della sua amante Greta. Sergey Bondarchuk firmò Waterloo, nel 1970, un vero kolossal. Protagonista Rod Steiger, specialista in dittatori (ha fatto anche Mussolini), intenso per “metodo”, visto che era stato uno dei primi adepti dell’Actors Studio che ti insegnava ad “essere” il personaggio, non solo a interpretarlo. Un altro “Actors Studio”, direi il campione assoluto, è Marlon Brando, di Désirée (Henry Koster 1954). Brando più che Napoleone fa... Brando, irresistibile gigione. Désirée Clary (Jean Simmons) è uno dei primi amori del giovanissimo ufficiale. La sua famiglia gestisce il più prestigioso negozio di tessuti di Marsiglia. La ragazza felice e propositiva dice al fidanzato: “Vedrai, un giorno potrai diventare primo commesso della ditta.” Napoleone: “Ma sei matta? Il mio destino è di fare la storia.”.

E poi il Bonaparte “italiano”. Nel 2006 Paolo Virzì ha ripreso il testo di Ernesto Ferrero N (Io e Napoleone), premio Strega nel 2000, e ne ha fatto un film di qualità. Sconfitto a Lipsia Bonaparte viene mandato all’Elba. In attesa di organizzare la sua fuga, il “prigioniero” (Daniel Auteuil) chiama il giovane Martino per riordinargli la biblioteca. Martino, idealista che odia le dittature, cerca il modo per uccidere Napoleone. Non ci riuscirà. Auteuil è l’attore perfetto. Assomiglia all’originale, rimandatoci dall’immensa iconografia che lo riguarda, in modo impressionante. L’attore francese, grazie alla guida degli autori, ci mette del suo attribuendo al Bonaparte umorismo e un’ autoironia che in realtà non gli apparteneva, così come non appartiene ai dittatori, incapaci di non prendersi sul serio.

Voglio ricordare lo sceneggiato della Rai del 1973 Napoleone a Sant’Elena con un ottimo Renzo Palmer. Attraverso una ricerca accurata di documenti, si racconta del processo allo sconfitto di Waterloo, celebrato dalle nazioni della coalizione vincitrice, con gli inglesi che premevano per il patibolo. Ultima citazione, un titolo prezioso, quasi sconosciuto, Sant’Elena, piccola isola (1943) diretto da Renato Simoni e Umberto Scarpelli. Napoleone è Ruggero Ruggeri, gran maestro di recitazione, con quella voce da strumento musicale: era il Gesù di Don Camillo. Ruggeri aveva 72 anni, a fronte dei 46 di Bonaparte quando arrivò a Sant’Elena. Ma non ha importanza. Il grande attore trasmette alla perfezione la frustrazione di quell’uomo che era stato “in cima al mondo” e adesso doveva vivere vessato dal suo carceriere inglese, il generale Lowe. Indimenticabile è la sequenza della morte, con Napoleone circondato dai pochi fedeli rimasti con lui fino all’ultimo. 

   

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