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La versione di Barney |
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Un film di Richard J. Lewis.
Con Paul Giamatti, Dustin Hoffman, Minnie Driver, Rosamund Pike, Rachelle Lefevre.
continua»
Titolo originale Barney's Version.
Commedia,
durata 132 min.
- Canada, Italia 2010.
- Medusa
uscita venerdì 14 gennaio 2011.
MYMONETRO
La versione di Barney
valutazione media:
3,20
su
64
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Barney Panofsky, ebreo canadese, ha una sua versione da raccontare su come sono andate le cose, tanto nella sua vita sentimentale (tre burrascosi matrimoni) che nel mistero legato alla scomparsa del migliore amico Boogie.
![]() Versione molto ‘gentile’ e poco yiddish del Barney di Mordecai Richler |
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Marzia Gandolfi
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Barney Panofsky è un produttore televisivo ebreo che vive a Montreal, dove colleziona mogli e bottiglie di whisky. Figlio affettuoso di un poliziotto in pensione col vizio del sesso e degli aneddoti, Barney è incalzato dalle ambizioni e dalle calunnie del detective O’Hearne, convinto da anni del suo coinvolgimento nella scomparsa di Boogie, amico licenzioso e scrittore dotato. Dopo l’uscita del libro di O’Hearne, che lo accusa di omicidio e di ogni genere di bassezza, Barney si decide a dare la sua versione dei fatti, ripercorrendo la sua (mal)educazione sentimentale e la sua vita fuori misura, consumata nell’Italia degli anni Sessanta e perseverata in Canada. Tra una partita di hockey e una boccata di Montecristo, l’irrefrenabile Barney rievoca il suo primo matrimonio con una pittrice esistenzialista e suicida, riesamina le seconde nozze con una miliardaria ebrea e ninfomane e riconsidera gli errori fatti con la sua terza e amatissima consorte, speaker garbata e madre dei sui due figli.
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premi nomination |
Premio Oscar 0 1 |
Nastri d'Argento 0 1 |
Golden Globes 1 1 |
Il mostro sono io
venerdì 21 gennaio 2011
di pepito1948
Lasciamo stare per una volta il confronto con il romanzo dell’ebreo Richler da cui il film è tratto; primo perché io non l’ho letto; secondo perché non si può chiedere ad ogni spettatore di conoscere la fonte letteraria dei film che va a vedere; terzo perché detto confronto nel 90% dei casi è a favore del libro; quarto perché la discussione se la trasposizione cinematografica sia o meno conforme alla sua fonte rischia di distogliere continua » |
La fenomenologia della bellezza
mercoledì 16 febbraio 2011
di Writer58
Policromo e suggestivo, evocativo nei luoghi, narrato con un ritmo rapido ma non frenetico, ben caratterizzato nei suoi personaggi principali - tra tutti spicca l'ottima prova di Paul Giamatti-, "La versione di Barney" mi è parso un film che lascia nello spettatore quell'insieme di suggestioni che definiamo con il termine sintetico "bellezza". La storia di Barney, rivista in flash back nel momento in cui il protagonista si avvicina alla morte, è continua » |
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Difficile dopo aver letto il romanzo...
domenica 16 gennaio 2011
di C.V.B.
Difficile,come sempre,ridurre la complessa materia di un romanzo in un film.E non sempre operazione lecita,neanche per invogliare alla lettura.Le persone che erano con me al cinema e non hanno letto il libro hanno capito poco di questo strano personaggio che è Barney,hanno solo visto magari l'ubriacone irriverente,non l'uomo buono,simpatico,capace di amare,generoso con gli altri che lui è.Non hanno colto il vitalismo che c'è dietro quel suo comportamento che sembra continua » |
Barney e la morte dell'autore
martedì 25 gennaio 2011
di laulilla
Mi chiedo quale senso abbia la polemica presente in quasi tutte le recensioni, relativa all'inadeguatezza del film rispetto al romanzo. Il film va, secondo me, giudicato di per sé, poiché si avvale, nel narrare la stessa vicenda del romanzo, di mezzi espressivi, grammaticali e sintattici completamente diversi. Parafrasando il famoso titolo di un'opera di Roland Barthes, "La morte dell'autore", che invitava il lettore a ignorare l'autore, per soffermarsi esclusivamente continua » |
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| Barney | |
| siate grandi nelle azioni come lo siete stati nel pensiero | |
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| Miriam | |
| ...la vita è reale, è fatta di piccole cose: minuti, ore, sonnellini, commissioni, routine... e questo deve bastare... | |
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| Barney | |
| Ma ho anch'io i miei principi. Non ho mai venduto droga, armi e cibi dietetici. | |
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mercoledì 22 dicembre 2010 - a cura della redazione
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Ma dov'è finita l'autoironia di Barney?
di Lietta Tornabuoni La Stampa
La versione di Barney di Richard J. Lewis, convenzionale, non arriva a trasporre il romanzo di Mordecai Richler (Adelphi): lo spirito caustico, l’autoironia, a volte il cinismo del canadese Barney Panofski (Paul Giamatti) diventano una sorta di tristezza alcolica; le scene girate a Roma, considerata una città di bohemien, sono goffe e non credibili; l’amore della vita, Miriam (Rosamund Pike) è banalizzato. Sembra che i realizzatori facciano fatica ad accettare l’umorismo ebraico. I quarant’anni di biografia del personaggio, che ha una società televisiva di fiction, tre mogli, due figli, un carissimo amico scomparso, una progressiva perdita della memoria e d’altre facoltà mentali, provocano soprattutto malinconia: e Giamatti, spesso così bravo, non sembra in grado di reggere il ruolo, diversamente da Dustin Hoffman che fa la parte dell’ex poliziotto suo padre. » |
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