Salò o le 120 giornate di Sodoma

Consigliato assolutamente sì!
3,85/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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L'ultimo film di Pier Paolo Pasolini si rifà al celebre romanzo di de Sade trasportandolo al tempo della Repubblica di Salò.
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Requiem per una civiltà che ormai non è più tale
Giancarlo Zappoli     * * * * -

Quattro Signori (il Duca, il Monsignore, Sua Eccellenza e il Presidente) al tempo della Repubblica Sociale di Salò si riuniscono in una villa assieme a 4 ex prostitute ormai non più giovani insieme a un gruppo di giovani maschi e femmine catturati con rastrellamenti dopo lunghi appostamenti. Nella villa i Signori per 120 giorni potranno assegnare loro dei ruoli e disporre, secondo un regolamento da essi stessi stilato, in modo assolutamente insindacabile dei loro corpi. La struttura del film è divisa in 4 parti: Antinferno, Girone delle Manie, Girone della Merda e Girone del Sangue.
Dopo la "Trilogia della vita" (Il Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una Notte) Pasolini sente la necessità di affrontare una opposta e tragica lettura dell'uso della sessualità. Questa volta (grazie all'opera del marchese De Sade che offre l'idea di base) è il Potere di ogni tempo e non solo quello fascista ad essere chiamato in causa e condannato.
"Ora tutto si è rovesciato. Primo: la lotta progressista per la democratizzazione espressiva e per la liberalizzazione sessuale è stata brutalmente superata e vanificata dalla decisione del potere consumistico di concedere una vasta (quanto falsa) tolleranza. Secondo: anche la "realtà" dei corpi innocenti è stata violata, manipolata, manomessa dal potere consumistico: anzi, tale violenza sui corpi è diventato il dato più macroscopico della nuova epoca umana. Terzo: le vite sessuali private (come la mia) hanno subìto il trauma sia della falsa tolleranza che della degradazione corporea, e ciò che nelle fantasie sessuali era dolore e gioia, è diventato suicida delusione, informe accidia". Così si esprimeva il regista in un suo testo del 1975 pubblicato postumo. Rilette oggi queste sue parole assumono un valore non solo chiarificatore sugli intenti di un film che cerca lo scandalo e insiste sui particolari più turpi senza mai compiacersene ma con lo scopo dichiarato di provocare una reazione morale alla presunta immoralità della sua opera. Reazione che purtroppo ci fu ma scomposta e mirante a far scomparire per sempre l'opera dalle sale. Proiettato a Parigi per la prima volta a 20 giorni dall'uccisione del suo autore il film subì sequestri e dissequestri ma la sua libera circolazione fu sancita solo dieci anni dopo.
Il degrado delle mura entro il cui perimetro si svolgono le azioni ci mostra, grazie al mirabile apporto di Dante Ferretti, non solo i segni lasciati dal tempo sull'edificio ma quelli, ben più significativi, di un disfacimento a cui sembra impossibile porre rimedio. Quello di Pasolini si propone così ancora una volta come un grido di allarme questa volta quasi totalmente disperato (se si esclude il finale scelto tra 4 possibili). La mercificazione dei corpi e del sesso sarebbe divenuta, negli anni successivi, sempre più invasiva sotto le mentite spoglie di una apparente libertà. Da parte di alcuni si è voluto leggere il film come una sorta di testamento di Pasolini alla ricerca della morte ma si tratta di fatto di una lettura a posteriori e non necessaria per comprenderne la forza dirompente di un Requiem per una civiltà che ormai non è più tale.

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Ah beh è pasolini

giovedì 5 gennaio 2012 di cianoz

Questo film è il paravento perfetto per tutti coloro che sono pubblici perbenisti e finti sedicenti intellettuali, per tutti coloro che per paura e falso perbenismo aborrono pubblicamente pornografia, sesso e violenza quando sono dichiarati ed espliciti, per quel che sono, ovvero impulsi umani reali. Gente a cui il sesso e l'estremo piace ma guai a parlarne o ad ammetterlo per cui vai di brutto con vagonate di falsi moralismi. Questo film atroce è la maschera perfetta per queste persone, profondamente continua »

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Irripetibile come il suo autore

venerdì 25 luglio 2008 di pep82

Difficile parlare di Salò, sul quale si sono spesi fiumi d'inchiostro. La critica migliore di questo film comunque la fornisce lo stesso Pasolini nelle sue ultime interviste a Bachmann. Quest'ultimo propone due modi per giudicare il film: se lo si considera tecnicamente, pur essendo ben girato, con una buona fotografia e rappresentando il culmine dello stile cinematografico di Pasolini, non è granchè innovativo; ricordiamo, infatti, che all'epoca il cinema era in fase "rivoluzionaria" con i vari continua »

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L'anarchia del potere

lunedì 31 gennaio 2011 di giu/da(g)

In un momento imprecisato del 1944, quattro Signori fascisti, rappresentanti dei quattro poteri (giudiziario, aristocratico, economico, religioso) si rinchiudono in una decadente villa assieme a quattro megere, un gruppo di repubblichini ed un folto gruppo di ragazzi e ragazze, vittime che verranno sfregiate e massacrate in un crescendo di orrori fino al finale in sospeso. è chiaro che in Salò il fascismo repubblichino è utilizzato come allegoria di un fascismo molto più continua »

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L'inferno secondo pier paolo pasolini

sabato 26 giugno 2010 di il cinefilo

TRAMA:La storia si svolge durante il periodo della repubblica di Salò dove un gruppo di ragazzi e ragazze vengono catturati e tenuti prigionieri in una villa per ordine di quattro fascisti(il duca,il monsignore,l'eccellenza e il presidente)e dove,sfruttando i "racconti" di quattro megere,i ragazzi vengono torturati,sodomizzati e uccisi attraverso una serie di "rituali" depravati e mostruosi. RECENSIONE: Pier Paolo Pasolini dirige il suo ultimo film(poco continua »

Paolo Bonacelli, Il duca di Blangy, rivolto a Umberto Paolo Quintavalle
Ebbene eccellenza si è convinto. E dall'abisso di cloro che non godono ciò che godo io e soffrono i peggiori disagi che deriva i fascino di poter dire a se stessi: comunque io sono più felice di questa canaglia che si chiama popolo ... ovunque gli uomini siano uguali e non esista questa differenza, nemmeno la felicità esisterà mai!
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Paolo Bonacelli, Il duca di Blangy, rivolto a Umberto Paolo Quintavalle
Ebbene eccellenza si è convinto. E dall'abisso di cloro che non godono ciò che godo io e soffrono i peggiori disagi che deriva i fascino di poter dire a se stessi: comunque io sono più felice di questa canaglia che si chiama popolo ... ovunque gli uomini siano uguali e non esista questa differenza, nemmeno la felicità esisterà mai!
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Il presidente a Luigino
Presidente"Luigino dì non posso mangiare il riso con le dita così...." Luigino"Non posso mangiare il riso" Presidente " E allora mangia la me**a!"
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di Mario Soldati

Sere fa, in un cinema di Milano, ho fatto appena in tempo a vedere l'ultimo film di Pasolini. Il giorno dopo, tornavo a quel cinema per controllare il nome di alcuni attori. Spingo i cristalli: resistono. Che succede? Due impiegati, seduti in fondo all'atrio, mi fanno cenno di no. No? E perché? grido. Non rispondono. Seguitano a dirmi no coi soli gesti, come se temessero da me qualcosa: ma che cosa? che fracassi i vetri? Sono ormai un vecchietto inerme, dall'aspetto ottocentesco e mite. Invano chiedo mi si apra, invano spiego che vorrei soltanto dare un'occhiata alle scritte delle fotografie. »

di Roland Barthes

È certo che ai fascisti Salò non piace affatto. Ma essendo Sade divenuto per alcuni di noi un patrimonio prezioso, alte grida si levano anche da tutt'altra parte: "Sade non ha niente a vedere col fascismo!" Quanto agli altri, né fascisti né sadiani, hanno per dottrina immutabile e comoda di trovare Sade "noioso". Il film di Pasolini non può quindi catturare proprio alcuna adesione. Eppure, e in modo evidente, da qualche parte va a colpire. Ma dove? Ciò che colpisce, ciò che fa effetto in Salò, è la lettera. »

di Georges Sadoul

In una «anticamera» e tre «gironi», l'inferno dell'abiezione e della violenza in un condensato delle Centoventi giornate di Sodoma che vengono trasportate nella Repubblica di Salò, ultima roccaforte di crudeltà e follia del fascismo italiano non rassegnato alla sua caduta. In un ambiente a mezza strada tra la realtà storica italiana e i fantasmi di de Sade, alcuni dignitari fascisti umiliano, sporcano, ammazzano dei ragazzi. Per Pasolini è un modo di trattare metaforicamente il tema, conducendo al suo termine di disgusto la metafora stessa (il fascismo), ma ancora di più un modo per rappresentare la società di oggi. »

di Gian Luigi Rondi Il Tempo

Il film postumo di Pier Paolo Pasolini. Inedito fino a ieri a Roma, dopo un iter giudiziario durato quasi un anno e mezzo. Cominciamo da Sade, da cui prende anche il titolo. Il romanzo da cui si ispira, scritto nel 1785, proponeva, per 120 giornate di seguito, secondo gli schemi narrativi del Decamerone, degli episodi di perversioni sessuali, raccontati, cinque al giorno, da quattro cortigiane a quattro signori che, in un ben custodito castello della Selva Nera, di tanto in tanto li mettevano in pratica ai danni di un gruppo di adolescenti d’ambo i sessi, seviziati spesso fino alla morte. »

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