Il gattopardo

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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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Il principe di Salina, legato alle sue tradizioni ma capace di capire il corso delle cose, deve affrontare l'arrivo in Sicilia dei piemontesi. Il suo ...
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primo piano
Visconti fa parlare il passato nel presente per riportarci alla decadenza della nobiltà siciliana
Edoardo Becattini     * * * * -

Dall'alto della propria villa, la famiglia nobiliare dei Corbera accoglie con preoccupazione la notizia dello sbarco delle truppe garibaldine in Sicilia per rovesciare il regno borbonico e avviare il processo di unificazione dell'Italia. Il capofamiglia Fabrizio, principe di Salina, sfruttando la propria intelligenza politica e l'attivismo dell'ambizioso nipote Tancredi Falconeri fra le file delle camicie rosse, comprende che i tempi stanno cambiando e che il potere politico e istituzionale è ormai in mano ad una nuova classe di ricchi borghesi. Per adattarsi al tramonto dell'aristocrazia e difendere il prestigio della propria casata, il principe decide così di attendere la presa di Palermo da parte dei garibaldini, appoggiare apertamente l'annessione all'Italia ed accettare le nozze fra l'adorato Tancredi e la bella figlia di un sindaco ricco e incolto, perché "affinché niente cambi, bisogna che tutto cambi".
Memoria e realismo solitamente parlano due tempi differenti: la prima si esprime al passato dei ricordi e dei racconti, il secondo al presente del resoconto e della cronaca. I percorsi paralleli dell'eco e della parola, della nostalgia e della testimonianza, di Proust e di Verga, tendono invece a incrociarsi sistematicamente nel cinema di Luchino Visconti. Nella ricercatezza delle sue immagini si fondono più arti e linguaggi, storie e discorsi di varie epoche e diversi contesti, che trovano ogni volta una temporalità specifica nel presente continuo del cinema. Rispetto alle più libere trasposizioni di Verga (La terra trema), Dostoevskij (Le notti bianche) e Camillo Boito (Senso), con Il Gattopardo il progetto culturale e cinematografico di Visconti si modella perfettamente su quello storico-letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: raccontare il passato al presente, riportare la memoria del passato ad una dimensione esistente e visibile per potervi leggere all'interno il tempo del "sempre umano", ovvero quegli uno o due secoli di passaggio allo stato sociale di cui il principe di Salina si fa portavoce.
Ispirandosi più ai principi del realismo letterario che a quelli del (neo)realismo cinematografico, Visconti consacra la messa in scena alla raffinatezza del dettaglio, alla ricchezza dell'ornamento e alla profondità della descrizione, per riportare la Sicilia moderna a quella dei tempi dell'Unità d'Italia. Le due dimensioni temporali del film convivono in una rappresentazione tanto complessa quanto necessaria, nelle intenzioni del nobile regista milanese, ai fini di creare quell'esatta "nuova vecchia Sicilia" vista attraverso gli occhi e l'ideologia del principe Fabrizio.
È raro vedere un "film in costume" affrontare le questioni realmente politiche del tempo raccontato. Ancor più raro è fare della minuziosità scenografica e dell'eleganza estetica il principio per veicolare in modo ancor più preciso e dettagliato la filosofia socio-politica del protagonista. Alla fine, il film non propone che una soggettiva di Salina (quella in cui mostra gli affreschi della villa al Generale di Garibaldi), peraltro inserita nella cornice del ricordo e marcata dagli sguardi in macchina degli attori. Ma è l'intero sguardo sul film, più che quello nel film, a raccontare un passaggio epocale sotto ad una prospettiva politica. Un'ideologia conservatrice quando non addirittura reazionaria, ma che fra i drappi e le tappezzerie delle ville barocche del palermitano fa aleggiare continuamente sensazioni di morte e di decadenza, tanto per la deriva culturale della classe borghese, ecclesiastica e militare, che per il passatismo di certa aristocrazia nobiliare.
Il sogno ottocentesco di Visconti non auspica un vero ritorno dal "tempo degli sciacalli e delle iene" al "tempo dei gattopardi e dei leoni", ma è in fondo quello di un meticoloso restauratore: far rivivere il passato in un presente artefatto, cambiare tutto affinché niente cambi.

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Premi e nomination Il gattopardo

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Nastri d'Argento
3
0
Festival di Cannes
1
0
David di Donatello
1
0
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Un classico mondiale...

sabato 14 aprile 2007 di ziogiafo

ziogiafo - Il Gattopardo - Italia, Francia 1963 – Il Gattopardo è un raffinato affresco cinematografico, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, messo in scena dal superlativo Luchino Visconti, che con grande maestria dirige un cast di “stelle” per la rappresentazione dello storico trapasso fra il regno borbonico e il regno d’Italia. Don Fabrizio Principe di Salina è il personaggio centrale del famoso romanzo e quindi di questo bellissimo film, figura austera ed autorevole interpretata continua »

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Il gattopardo

giovedì 11 marzo 2010 di G. Romagna

Sicilia, 1860. Tancredi (Alain Delon), giovane di famiglia aristocratica, si arruola nelle Camice Rosse garibaldine. Suo zio, il principe di Salina (Burt Lancaster), desideroso di mantere i suoi possedimenti e fiducioso nella conservazione dello status quo nobiliare sotto la monarchia dei Savoia, decide di supportare la nascita del Regno d'Italia. Una volta che ciò è compiuto, Tancredi passa a militare nella guardia regia regolare e si fidanza con la bellissima Angelica (Claudia continua »

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Il gattopardo/1

giovedì 28 luglio 2011 di il cinefilo

"Dobbiamo cambiare tutto affinchè non cambi niente"è la frase storica,e vagamente"eccessiva",che Tancredi(Alain Delon)pronuncia davanti a suo zio il principe di Salina(un grandissimo Burt Lancaster)e già queste parole,in sè,rappresentano(insieme,soprattutto,anche al bellissimo dialogo tra don Fabrizio e il funzionario Chevalier sul"sonno"dei siciliani)un patrimonio-capolavoro di stile e ideologia liberale(per quanto,comunque,anche discutibile continua »

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Un magnifico affresco!!!

domenica 18 febbraio 2007 di Renato Corriero

Ritengo sia il miglior film di Luchino Visconti, almeno tra quelli che ho visto, rappresenta prorio bene la Sicilia di quel tempo con la sua nobiltà e la saggezza del principe di Salina ad andare nel modo più indolore possibiile in fronte ai cambiamenti! (Ottima comunque la frase:"Bisogna che tutto cambi se vogliamo che tutto resti come prima!") Una grande interpretazione di Burt Lancaster, una bellissima Claudia Cardinale ed ottime anche le parti secondarie di Alain Delon, Paolo Stoppa e la breve continua »

Il principe di Salina (Burt Lancaster)
I siciliani non vorranno mai migliorare, perché si considerano già perfetti. In loro la vanità è più forte della miseria.
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Tancredi (Alain Delon)
Cambiare tutto perché niente cambi.
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Il principe di Salina (Burt Lancaster) a proposito dell'aristocrazia al crepuscolo
Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.
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Uscita in DVD

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SOUNDTRACK | Il gattopardo

La colonna sonora del film

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FOCUS | L'Italia del Gattopardo.

Il cinema in movimento

domenica 27 ottobre 2013 - Roy Menarini

Il cinema in movimento A che cosa serve un restauro? Nell'epoca del digitale, dove potremmo convincerci di avere praticamente tutti i film a nostra disposizione, perché recarsi in sala a vedere un film conservato e riproposto secondo criteri di accuratezza storica? Scavalcando d'un balzo l'abusato tema della pellicola contro il digitale, o dell'originale contro la copia, o ancora dell'esperienza in sala contro quella casalinga, si dovrebbe - almeno per il cinema italiano - inforcare altri occhiali. Facciamo un esempio concreto, di questi giorni.

   

di Gian Luigi Rondi Il Tempo

Discusso, discutibile ma certamente non privo di belle immagini e di intensi valori emotivi, ecco Il Gattopardo, il film che Luchino Visconti ha tratto dal romanzo omonimo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Al suo centro, come nel libro, c’è un personaggio che domina su tutti gli altri, quello del principe palermitano Fabrizio di Salma, travagliato da una crisi personale che è anche la crisi del suo tempo; è un gentiluomo di antica razza venuto a trovarsi, per nascita, a cavallo tra due generazioni, quella che ha lealmente servito gli ultimi Borboni di Napoli e Sicilia e quella che, con lo sbarco dei Mille e la proclamazione del Regno d’Italia, si affaccia ai tempi nuovi, pronta a dimenticare il passato e a profittare dell’avvenire; lui, però, anche se non stima gli attuali Borboni, non può dimenticare del tutto il legame che li univa a quelli passati e, per quel che riguarda l’avvenire, vede il nuovo Regno troppo facile strumento di una casta fino a ieri tenuta a distanza, per poter allearsi senza riserve a della gente che, in fondo, non apprezza; così, dopo un primo, contraddittorio e quasi cinico tentativo di venire a patti con i tempi nuovi, se ne ritrae silenziosamente, lasciando ai più giovani di seguire il destino della loro generazione. »

di Gian Piero dell'Acqua

Un principe siciliano, la sua famiglia, le sue terre, il suo confessore, i suoi contadini, all’indomani del 1860: una società tramonta, un’altra comincia il suo cammino. Un grande e sontuoso affresco, con pagine di bellissimo rilievo figurativo, come la lunga sequenza finale del ballo, e psicologico (come il colloquio fra il Gattopardo e il rappresentante del governo piemontese Chevalley); ma anche il film più imbarazzato e incerto di Luchino Visconti, che quanto aveva da dire, in argomento analogo, l’aveva già detto con Senso. »

di Georges Sadoul

Fedele adattamento del celebre romanzo, quadro straordinario della Sicilia, nel 1860, all'epoca dell'epopea garibaldina. Le parti più riuscite sono: i combattimenti per le vie di Palermo, il viaggio della nobile famiglia attraverso le campagne aride, e il ballo finale, che dura circa un'ora sullo schermo, in cui il Principe, interpretato con vigore da Burt Lancaster, capisce d'essere alla vigilia della propria morte e della fine del suo mondo. Il paragone con Senso, come film d'ambiente storico su un periodo non troppo lontano da questo, è però a tutto favore del dramma della contessa Serpieri. »

di Giuseppe Marotta

Domenica 31 marzo, vidi (buon ultimo, rispetto ai miei colleghi) Il Gattopardo al Metropolitan di Napoli. Scelsi il primo spettacolo; avevo letto che la proiezione dura tre ore e un quarto e m'ero avviato pensando: “Ah che lavoraccio... ah dannato Visconti... non possiamo dire, con te: vado al cinema, tu ci obblighi a svernarvi, muniti di pemmican e di antiscorbutici... nulla da fare per quanti soggiacciano a disturbi vescicali o prostatici... chi entra col pappagallo è rimandato, suppongo, e dovrà attendere la sabbiosa relazione di Guido Aristarco, nella quale soffocherà vivo”. »

Il gattopardo | Indice

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