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La politica degli autori: Barry Sonnenfeld

Eccentrico cineasta "cresciuto" nella scuderia di Steven Spielberg.
di

Il regista Barry Sonnenfeld sul set di Men in Black 3.
Barry Sonnenfeld (63 anni) 1 aprile 1953, New York City (New York - USA) - Ariete. Regista del film Men in Black 3.

mercoledì 23 maggio 2012 - Approfondimenti

Pensando a questa politica degli autori dedicata a Barry Sonnenfeld (New York City, 1 aprile 1953) cineasta che immaginiamo molto simpatico e anche un po' eccentrico (John Turturro ha dichiarato di essersi ispirato a lui per la caratterizzazione del suo personaggio in Crocevia della morte, film del quale Barry curava la fotografia) abbiamo scoperto che il regista della saga di Men in Black (terzo episodio in sala dal 25 maggio) è da tempi non sospetti un alfiere della pellicola. Anzi, di più: un acerrimo nemico del digitale, che secondo lui (ma lo disse tempo fa, occhio) porterà il cinema alla rovina e l'immaginario alla colonizzazione. Stupefacente. Come può un regista di blockbuster "cresciuto" nella scuderia di Steven Spielberg (dopo una lunga collaborazione con i fratelli Coen ma in qualità di direttore della fotografia) rifiutare il digitale? Pensando alla realizzazione delle creature dei vari Men in Black, non certo in passo uno live action come ai tempi di Ray Harryhausen, viene proprio da sorridere. Si sarà ricreduto, ma fino a un certo punto. Ad esempio, Men in Black 3 è stato girato in 2D (sappiatelo: come nel recente caso degli Avengers la stereoscopia è posticcia, serve a spillarvi 2 euro e 50 in più sul prezzo del biglietto!!) e poi lavorato in postproduzione. Sonnenfeld ha scelto la conversione (da 2D a 3D) perché per girare direttamente in stereoscopia doveva piegarsi alla camera digitale e questo no!

Sono questioni di lana caprina, direte voi, in fondo contano il risultato e la sua resa sullo schermo. Vero fino a un certo punto, perché se un celebre e celebrato direttore della fotografia, noto per i suoi lavori sofisticati con i fratelli Coen (in particolare il primo, Blood Simple, ma è anche stato produttore di Ladykillers) sostiene che il digitale non sarà MAI la stessa cosa rispetto alla pellicola, dovrebbe suonare un campanello d'allarme. Poi, il regista ama i giocattoli e le creature fantasiose, al limite del macabro, spesso teratomorfe, anche se mai realmente orrorifiche. Non dimentichiamoci che il suo ingresso trionfale nel regno dei blockbuster, per volere del produttore Scott Rudin, fu con la versione cinematografica della Famiglia Addams (1991), grande successo non bissato dal sequel (La famiglia Addams 2, 1993) che pure era abbastanza divertente. Mentre del tutto trascurabile, nonché flop di notevoli proporzioni, è stato Wild Wild West (1999) un pasticciaccio brutto che rimanda a una serie tv di culto in Usa (e solo lì).

Il miglior film di Sonnenfeld resta senza dubbio Get Shorty (1995), che pur girato in California con un protagonista giunto da Miami (il brillante gangster cinéphile interpretato da John Travolta), e pur tratto dall'omonimo romanzo di un rude westerner nonché maestro del noir pulp come Elmore Leonard, trasferisce in modo esemplare lo spaesamento di un regista ebreo newyorkese e di un italoamericano del New Jersey (Danny DeVito, attore nel film e produttore) negli ingranaggi piuttosto strambi dell'industria hollywoodiana. I due, Barry e Danny, oltre a realizzare una commedia noir ben fatta, molto ironica, che non si prende sul serio e non si fa intimorire da modelli alti e altri (tipo Pulp Fiction, sempre co-prodotto da DeVito, ma qualcuno dice anche I protagonisti, che però a noi sembra un "minore" di Robert Altman) sono amici ed esponenti del movimento politico OneVoice Movement, che si propone di favorire il dialogo tra israeliani e palestinesi nonché una soluzione pacifica del conflitto in medio oriente.

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