Jones dimostra di sapere bene che la fantascienza è dentro la testa dello spettatore. Uno dei migliori sci-fi degli ultimi anni, ora su TIMVISION.
Il film diretto da Duncan Jones è un collettore di codici del genere fantascienza. Come in certi polizieschi un solo caso non basta più per tenere l’attenzione dell’utente, ecco che la fantasy costruisce un autentico “polittico” di codici cercando di assembrarli.
Moon, la luna, il titolo, è la prima guida, ed è un soggetto decisivo. La fantascienza parte da lì. È un dato, è storia. Un’astronave vaga nel cielo stellato e centra in pieno l’occhio della luna che, dolorante si agita e fa smorfie di sorpresa e di dolore. In questa sequenza tratta da Voyage dans la lune, del 1902, di Georges Mèlès può essere racchiuso tutto il significato del cinema fantastico coi suoi elementi: la fantascienza appunto - la luna allora lo era - il surreale, la fiaba, l’horror. Tutti temi che poi il cinema ha velocemente sviluppato distribuendoli nei sottogeneri.
Moon racconta di Sam, un tecnico di una base lunare che controlla il funzionamento di estrattori di Elio 3, una materiale che potrà risolvere il problema dell’energia pulita sulla terra. Dunque implicazione ecologista. Sam deve relazionarsi con un computer, suo unico compagno. Ed ecco il rapporto uomo macchina. La lunga permanenza comincia a provocare in Sam malesseri e amnesie. Che forse non sono casuali ma fanno parte di un programma del quale il tecnico non è stato messo al corrente. Quando si ritrova a confrontarsi con un altro se stesso ecco l’ennesima implicazione, la clonazione.
Tutta roba seria. Il cinema, soprattutto quel “genere” non ha alcuna inibizione ad avventurarsi in materie così complesse, tutto gli viene perdonato purché l’invenzione, il trucco, giovino al botteghino. Di suo, squisitamente, il cinema ci mette l’estetica e lo spettacolo. E Moon, in questo senso non tradisce: gli spazi infiniti e scuri, le stelle immobili che assistono, le macchine abitanti e padrone dello scenario. In questo quadro si possono sviluppare tutti i temi. Diceva quel tale: “è la fantasy bellezza...”