La trilogia è un autentico palazzo del cinema, riguarda tutti i codici dello spettacolo: la storia, il racconto, i significati, i promemoria. E poi l'arte, un concetto che raramente è applicabile al cinema.
Vito Corleone arriva a New York, bambino, all’inizio del secolo scorso. Fonderà un “impero” gestito da tre generazioni. Con tragedia finale greco-siciliana, dove a pagare sarà l’unica innocente.
I “Padrini” sono qualcosa di molto importante, che riguarda tutti i codici dello spettacolo, quello alto: la Storia, il racconto, i significati, i promemoria. E poi l’arte, un concetto che raramente è applicabile al cinema. Detto in altri termini: se da qualche parte, schermo grande o piccolo, rassegne o anniversari, vengono proposti i “padrini”, si va a vederli. La “trilogia” è un autentico palazzo del cinema. Contiene tutto, al livello più alto.
Per cominciare la memoria popolare. Inutile dilungarsi. Le classifiche: i primi due “padrini” fanno parte perenne della parte alta della classifica Sigh&Sound, il magazine inglese che farebbe testo. Il regista: super accreditato, è notorio, un gigante, sei Oscar, oltre al resto, fra regia e scrittura. Non servono altre parole. Gli attori: Brando, come nessun altro “è” il cinema. E qui è indispensabile evocare l’Actors Studio. La scuola, e il metodo, che cambiarono il cinema. La trilogia ospita testimoni di generazioni diverse, da Brando, appunto, a Pacino, De Niro, Garcia. Ma c’è di più, ospita Lee Strasberg, fondatore dell’Actors e maestro di tutti. Non so se, altrove, esiste una simile concentrazione. La “morale”, certo virgolettata. Possiamo chiamarla “parallela”. Significa che il grande cattivo – chi più di un mafioso - diventa un modello buono. Nella sua logica criminale ci mette qualcosa di positivo: soprattutto perché di Brando trattasi. Un episodio: quando gli viene proposta la droga, rifiuta “è un business cattivo” e quasi gli costa la vita.
La letteratura: anomalia interessante. La base di Mario Puzo è certo robusta, ma qui il cinema sorpassa la letteratura, e non accade quasi mai. La storia: avventura, famiglia, violenza, mistero, potenza, “America”. Il tutto secondo Coppola, dunque perfetto. Estetica e scenari: da New York, al New Jersey, a Las Vegas, a Cuba, alla Sicilia naturalmente. Distribuzione sapiente, con quel supporto rapinoso che è il tema di Rota, uno dei più eseguiti, in tutti i contesti, del novecento. La politica: si assiste a uno dei momenti fondamentali del secolo scorso, la rivoluzione di Castro. E Cuba che finisce di essere il giocatolo americano. E Michael Corleone (Pacino) lo capisce prima degli altri. L’eredità: è Sofia Coppola, che nel tempo saprà raccogliere le indicazioni paterne. Infine il sortilegio: qualcosa di non misurabile che appartiene e certi film, pochi. Quel “quanto” che pone l’opera in una dimensione particolare. Infine , ed è molto importante: i “Padrini” hanno messo d’accordo pubblico e critica. Anche questo non accade quasi mai.