Cinema di qualità in un'epoca in cui le sicurezze sono quelle dei programmi pomeridiani della televisione. Ora su TIMVISION.
I nomi in gioco sono decisamente importanti: Massimo Gramellini, scrittore e Marco Bellocchio, regista. Il romanzo di Gramellini è stato uno dei rari bestseller italiani, in testa alle classifiche di vendita per molte settimane. Giudicato un libro assolutamente sincero, lo era.
Gramellini racconta la storia della morte di sua madre quando lui era ancora un bambino. Il successo di quel romanzo diede una nuova dimensione allo scrittore, già molto accreditato, aprendogli tutte le piattaforme: lo troviamo in una rubrica quotidiana, in prima pagina, sul Corriere, in televisione e naturalmente attivo nei libri. Una copertura totale che l’autore dovrà valutare, e gestire, in futuro. Marco Bellocchio è un riferimento indispensabile del cinema e della cultura italiana. Un autore sicuro, affidabile, portatore, in questa epoca di cinema dove comandano i reboot e affini, di contenuti importanti. Su di lui mi sono spesso espresso in questi termini: è una delle poche prove dell’esistenza in vita del cinema italiano. Gli dobbiamo oltre mezzo secolo di cinema. A partire da quei Pugni in tasca, del 1965, un titolo che inaugurava una lettura personale e potente del sociale, della politica e della mistica. Quel titolo rimane il suo “assoluto” anche se nel suo percorso successivo Bellocchio ha sempre mantenuto quei contenuti “ribelli” e allarmanti e una qualità molto alta.
Fai bei sogni gli è perfettamente congeniale. La vicenda del bambino che viene tenuto all’oscuro delle ragioni della morte della madre, gestita in flashback, emersa in età adulta, contiene molti dei temi tradizionali del regista: la solitudine, l’abbandono, la verità nascoste, la ricerca che non ha approdi. In questa epoca in cui le sicurezze sono quelle dei programmi pomeridiani della televisione, dove il pensiero non è neppure debole, ma volgare e deleterio, ecco che due come Gramellini e Bellocchio, portano della qualità. Benemeriti.