Da un romanzo poco conosciuto a un film pluripremiato: Ryan Gosling e Carey Mulligan nell'opera più apprezzata di Nicolas Winding Refn. Ora su TIMVISION.
Che uno scrittore accreditato, con una storia robusta alle spalle diventi celebre grazie al cinema, è una prassi normale. Ci sono esempi estremi, come Boileau e Narcejac, autori de La donna che visse due volte, sconosciuti fino a quando Hitchcock vide per caso quella copertina su una bancarella a Parigi.
James Sallis ha scritto Drive, che nel 2011 è diventato un film per la regia di Nicolas Winding Refn, regista danese, di qualità, considerato un “autore”, una di quelle firme presenti spesso alle grandi rassegne. Con Drive, la presenza ha prodotto un risultato importante, la Palma a Cannes come miglior regista. Dunque, come spesso accade, un film deve molto, se non tutto, a un libro.
Sallis, 1944, americano dell’Arkansas, prima di Drive, che lo ha reso celebre, aveva fatto ottimi esercizi, con due serie di romanzi noir, una con protagonista il detective con protagonista l’afroamericano Lew Griffin, l’altra con John Turner, un poliziotto rapinatore redento.
Drive è un “action” che, al primo impatto non presenta niente di diverso da tante storie viste nei film: un protagonista talentuoso, al volante in questo caso, che diventa complice, per la sua abilità appunto di rapire di altri. Il protagonista Driver ha solo questo nome e gli dà corpo e volto Ryan Gosling, uno dei nomi di maggior glamour in questa epoca. Le cifre ci sono tutte, consolidate ed efficaci. Driver si innamora di Irene e si affeziona a suo figlio, Benicio. Il marito della donna, Standard, esce dal carcere, ma deve vedersela col racket al quale ha sottratto un bottino cospicuo. E così Driver sarà costretto a fare da pilota in una rapina, che finirà malissimo con le debite conseguenze.
Il regista ha esorcizzato una trama già vista con la qualità che gli ha valso quel riconoscimento importante. Il doppio sentimento, verso madre e figlio, è un tema caro a cinema. Con un precedente che ha fatto storia, Il cavaliere della valle solitaria, di George Stevens, con Alan Ladd che faceva il misterioso Shane che libera la valle dai prepotenti. Con una differenza, Shane era eroe senza macchia, Driver è eroe a metà. Con un finale che se non è una prova è un indizio: come Shane il cavaliere, Driver il pilota, si allontana ferito nella notte, verso un destino sconosciuto.