Un melodramma intimo, una storia d'amore non convenzionale nella New York degli anni Cinquanta. Con una splendida Cate Blanchett. Ora su TIMVISION.
Ancora una volta New York, teatro di tutte le storie, di tutti i sentimenti e di tutti i drammi. Il set più completo e “devastato” dal cinema.
1952: Therese lavora in un drugstore di Manhattan, ci passa tanta gente, e molti uomini le dedicano attenzione, ma l’attenzione della donna improvvisamente è rivolta a Carol. Basta un breve contatto, qualche parola, un acquisto, e quell’approccio veloce diventa la cosa più importante della loro vita. Più importante del loro status famigliare. Therese avrebbe un compagno, Carol un marito con quale non c’è più niente e una figlia che vorrebbe gestire da sola. Il rapporto prende forma e si perfeziona. Come Thelma e Louise affrontano un viaggio verso ovest , ed è una fuga fisica e simbolica, ma con sentimenti e paure più intensi.
Quel 1952 significa molto. È un anno decisivo dello stato dell’Unione, siamo in piena guerra fredda, il maccartismo sta seminando dubbi e angosce e scatena la famosa caccia alle streghe. Paura significa reazione che porta all’esperimento della bomba H, super devastante. Significa sospetto verso grandi intelligenze libere, come Chaplin e Einstein, che vengono messi sotto sorveglianza, o come Linus Pauling, che si vide ritirare il passaporto, restituitogli solo dopo che vinse il Nobel per la chimica. “Nobel” richiama il premio per la letteratura, assegnato in quello stesso 1952 – questa volta bella notizia- a Ernest Hemingway per Il vecchio e il mare.
È l’anno decisivo del caso di Julius e Ethel Rosemberg, accusati di aver passato ad agenti russi documenti segreti sulle armi nucleari. Furono condannati alla sedia elettrica. A quella sentenza si appellarono grandi personaggi dell’arte e della cultura, e non solo, come Brecht, Picasso, Sartre, e papa Pacelli. Una paura generale per il diverso.
Così come sono “diverse” Carol e Therese che tuttavia si gestiscono con coraggio e intelligenza tali da non subire un finale triste. Infine: vedere Cate Blanchett, modello di femminilità assoluta, sublimata dallo spot di un grande marchio italiano, nel ruolo di una omosessuale, un po’ sconcerta. Ma, si sa, è una grande attrice.