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Totò

Totò (Antonio de Curtis) è un attore italiano, scrittore, sceneggiatore, musicista, è nato il 15 febbraio 1898 a Napoli (Italia) ed è morto il 15 aprile 1967 all'età di 69 anni a Roma (Italia).
Nel 1967 ha ricevuto il premio come miglior attore al Nastri d'Argento per il film Uccellacci e uccellini. Dal 1952 al 1967 Totò ha vinto 2 premi: Nastri d'Argento (1952, 1967).

Il più grande comico italiano

A cura di Giovanna Grassi

Figlio illegittimo del principe Giuseppe De Curtis e della giovane Anna Clemente, che solo nel 1921 riusciranno a sposarsi, Totò nasce a Napoli, nel famoso Rione Sanità, nel 1898. Registrato all'anagrafe con il cognome materno, Totò verrà riconosciuto come figlio dal principe soltanto nel 1941. Nel 1933 si farà adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi, che gli trasmetterà i suoi titoli gentilizi. Solo nel 1946, un anno dopo la morte del Principe De Curtis, il Tribunale di Napoli autorizza Totò a fregiarsi del nome e del titolo di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, Altezza Imperiale, Conte Palatino, Cavaliere del Sacro Romano Impero,... All'educazione del piccolo provvede la madre, che gli darà il nomignolo di Totò. Dopo aver frequentato le scuole elementari, si iscrive al collegio Cimino, dove un suo precettore, tirando di boxe, gli causa quella deviazione del setto nasale che col tempo sarebbe diventata un tratto caratteristico della sua maschera. Dopo il collegio, a 14 anni, abbandona gli studi e prende a recitare in piccoli e scalcinati teatri di periferia imitando il macchiettista Gustavo De Marco. Con lo scoppio della grande guerra, nel 1915, si arruola volontario, ma riesce ad evitare la prima linea fingendo un attacco epilettico. Ed è proprio sotto le armi che conia il celebre motto: « Siamo uomini o caporali? », originato dall'incontro con un graduato che lo costringeva ai compiti più umili, che in seguito sarà la sua filosofia di vita. Nel 1918, alla fine del confitto, torna a Napoli e comincia a recitare in piccoli teatri con un repertorio di imitazioni. Nel 1922, dopo un clamoroso "fiasco" al Teatro Della Valle di Aversa, decide di lasciare Napoli per Roma. Qui ottiene una scrittura al Teatro Ambra Jovinelli prima, al Teatro Umberto poi, entrambe coronate da un enorme successo. La sua figura di marionetta disarticolata, in bombetta, tight fuori misura, scarpe basse e calze colorate, si consolida ben presto e Totò conserva questo personaggio per tutta la vita. Con la notorietà arrivano anche le relazioni sentimentali. Dopo una sua burrascosa relazione con la cantante del cafè-chantant Liliana Castagnola, iniziata nel 1929 (la donna si sarebbe poi tolta la vita un anno dopo a causa di un litigio), Totò sposa nel 1932 la diciassettenne Daria Rogliani, che nel 1933 dà alla luce una figlia chiamata Liliana, come il suo primo amore scomparso. A causa della tremenda gelosia del comico, il matrimonio viene annullato nel 1940 ma la coppia resterà insieme fino al 1950, separata definitivamente dalle voci di un presunto flirt fra l'attore e Silvana Pampanini, conosciuta sul set del film47 morto che parla (1950). In preda alla gelosia, l'ex moglie finirà per lasciare il comico e sposare un altro uomo. Ciò ispira a Totò il testo della stupenda canzone Malafemmena. Intanto in Italia, all'inizio degli anni '30, ha un grande successo l'avanspettacolo. Fiutato l'affare Totò diviene impresario e finanziatore della sua compagnia che, fra il 1933 e il 1940, rappresenta in tutta Italia diversi spettacoli. Nel 1940, a Roma, viene messa in scena la rivista Quando meno te l'aspetti, con Anna Magnani e Mario Castellani, che segna l'inizio della collaborazione tra Totò e Michele Galdieri. La Magnani torna a lavorare con Totò in Che ti sei messo in testa?, del 1943. Nel dopoguerra è ancora in teatro come interprete di riviste esilaranti come C'era una volta il mondo (1947) e Bada che ti mangio! (1949), nel quale propone per la prima volta il famoso sketch del "vagone letto". Sul grande schermo aveva esordito nel 1937 col film Fermo con le mani, diretto da Gero Zambuto, dove faceva chiaramente il verso al personaggio del vagabondo di Chaplin. La pellicola nella quale afferma il suo vero personaggio sarà San Giovanni Decollato (1940), tratta dall'omonima commedia di Martoglio. In seguito partecipa ad altri film, ma solo con I due orfanelli (1947) e Fifa e arena (1948) otterrà il vero e meritato successo cinematografico. Seguono altri stupendi film, come Totò le Mokò (1949), Totò cerca casa (1949), Totò sceicco (1950) e Napoli milionaria (1950). I lazzi, gli sberleffi, la mirabile capacità gestuale, si completano al cinema con l'uso di un linguaggio che si rinnova in continuazione attingendo con intelligente tempismo ad inflessioni dialettali, a paradossali giochi di parole e ad espressioni tratte dalla vita quotidiana. Nel 1951, per l'interpretazione del film Guardie e ladri, di Steno e Monicelli, riceve il Nastro d'argento e la Maschera d'argento. In seguito è il magnifico interprete di esilaranti pellicole, come Totò a colori (1952), primo film italiano a colori nel quale propone lo sketch del "vagone letto", Miseria e nobiltà (1954), L'oro di Napoli (1954), Siamo uomini o caporali? (1955) e Totò, Peppino e la... malafemmina (1956), nel quale c'è l'indimenticabile scena della dettatura della lettera fra Totò a Peppino De Filippo. Intanto nel 1952, grazie ad un giornale, conosce Franca Faldini, con la quale vivrà fino alla morte. Nel '56, dopo una lunga parentesi cinematografica, Totò torna in teatro con la rivista A prescindere. Purtroppo mentre recita a Palermo viene colpito da un male agli occhi e, nonostante non riesca più a vedere, recita fino all'ultimo. Si tratta di "corioretinite emorragica essudivante a carattere virale", ed è probabilmente causata da una precedente polmonite mal curata. Pian piano le condizioni migliorano ma il grande comico ha timore che "il telefoni non squilli più". Invece il regista Camillo Mastrocinque lo vuole come protagonista di Totò, Vittorio e la dottoressa (1957), divertente commedia accanto a Vittorio De Sica. A questo film seguiranno altri successi, come I soliti ignoti (1958), Totò a Parigi (1958), Signori si nasce (1960), Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi (1960) e I due marescialli (1961). Una grande occasione gli viene offerta da Alberto Lattuada, che lo dirige ne La mandragola (1965), tratto dall'opera di Machiavelli, nella quale veste i panni del corrotto fra Cristoforo. L'anno seguente avviene l'importante incontro col regista Pier Paolo Pasolini. Il primo frutto del loro incontro sarà il film Uccellacci e uccellini (1966). Nella rappresentazione del film Totò ha un senso profondo di disillusione, tristezza e malinconia, legato alla descrizione della realtà del suo tempo. Il comico nel film si fa scoprire dal pubblico come attore di gran sensibilità e intelligenza, in un ruolo che incarna una gran capacità di sarcasmo e riserva anche momenti di profonda commozione. Per questa interpretazione si aggiudica il Globo d'oro. Con Pasolini Totò girerà ancora gli episodi "La terra vista dalla luna", dal film Le streghe (1967), e "Che cosa sono le nuvole?", dal film Capriccio all'italiana (1968). Da ammirare è anche la sua attività di poeta: dalla sua penna scaturiscono straordinarie poesie che spesso rispecchiano la sua vena napoletana malinconica. La più famosa è certamente'A livella. Poco prima di morire il regista Daniele D'Anza lo vuole come protagonista della serie televisiva "Tutto Totò", che comprende nove divertentissimi telefilm, nei quali ripropone il meglio del suo repertorio teatrale. Il 15 aprile 1967, intorno alle tre e mezzo del mattino, dopo un susseguirsi di vari attacchi cardiaci, Totò si spegne. Quel giorno se n'era andato il più grande comico italiano di tutti i tempi.

Ultimi film

Comico, (Italia - 1980), 101 min.
Comico, (Italia - 1968), 90 min.
Commedia a episodi, (Italia - 1967), 105 min.
Commedia, (Italia - 1965), 103 min.

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FOCUS
martedì 16 agosto 2011
Antonio De Curtis

Se ne parla tanto. La statua di Totò è stata rimossa da una piazza di Alassio. Il sindaco l'ha sostituita con quella di un personaggio locale benemerito. Apriti cielo,e il cielo si è aperto. Tutti a protestare, tutti a volere la statua. Si è mosso, napoletano risentito, anche un grande scrittore, Raffaele La Capria. E tutto nasce da una cattiva interpretazione del personaggio, dell'eroe Totò. Come se fosse "semplicemente" un napoletano

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