Le dinamiche emotive tra madre e figlia e il bisogno di colmare un'assenza. Espandi ▽
Erika è una madre single di fine anni Novanta che cresce con grande dignità due figli, più un cane che trova per strada. Si scontra contro una serie di difficoltà, prima tra tutte l'ossessione di sua figlia Abigaëlle verso il padre mai conosciuto, che non l'ha riconosciuta e non sembra assolutamente intenzionato a incontrarla. Passano gli anni, i ragazzi crescono, la vita si complica, e il concetto di famiglia nell'adolescenza rischia di deflagrare, ma Erika con difficoltà saprà restituirgli un senso.
Lottando, come sempre ha fatto, per ottenere giustizia in ogni campo, dalla scuola al canile, fino a un'accesa discussione con i genitori del bullo che perseguita suo figlio. Eppure lei continua a lottare e a insegnare ai suoi figli il senso del verbo amare.
È un toccante dramma familiare, il film di Rudi Rosenberg Quelques mots d'amour, così colmo di empatia da riuscire ad arrivare dritto al cuore. Il regista si rivela molto bravo a raccontare senza patetismi e scene madri cosa si agiti nell'anima di una figlia disperata perché mai riconosciuta e in quelli di una madre intenta a tutelarla dal dolore e dall'illusione, ma al contempo mostrarsi dalla sua parte. Recensione ❯
Nantes, 1978. Sono tanti, troppi, i Puig, famiglia ingombrante che sposa il suo ultimo figlio. Jacques ama Martine, giovane sposa che sa bene il guaio in cui si sta cacciando, perché i Puig hanno bandito per sempre il padre (violento) e fanno corona attorno alla madre. Sette figli uniti contro quel rimosso che non vogliono replicare e a cui non vogliono assomigliare. Ma le ferite dell'infanzia pesano soprattutto sui figli maschi e maggiori, uno è sopravvissuto agli orrori dell'Algeria, l'altro è sopraffatto dagli scacchi della vita. Raramente le famiglie sono un bello spettacolo, e i Puig non fanno eccezione mescolando la glassa della torta nuziale con una violenza pronta a esplodere alla prima frizione. Dietro gli adulti, i bambini stanno a guardare sognando forse un po' di pace da sciogliere nell'acqua con la polvere al gusto d'arancia. Recensione ❯
Una serie sia sequel che spin-off di Yellowstone. Espandi ▽
Ritroviamo nel Montana un pezzo della famiglia Dutton, con Beth, Rip e il giovane Carter che si godono il ranch, la natura e le lunghe cavalcate. Troppo bello per durare, perché una catastrofe incombe e la famiglia deve ricominciare da capo in Texas, dove gli equilibri di potere sono ben diversi e la felicità è tutta da conquistare, tra una rivalità e l'altra.
La serie composta da nove episodi in onda su Paramount+ è il prodotto più vicino allo spirito della storia originale, il cui successo di pubblico e critica è stato ampiamente celebrato. La serie è proprio un degno sequel di Yellowstone, che ha le linee narrative, le tematiche e i tempi giusti per trasportare lo spettatore in una dimensione unica, affascinante, controversa e inaspettatamente ancora interessante. Recensione ❯
Gianina, una giovane rumena, lavora come domestica per una famiglia borghese a Bordeaux. La sera, prova il ruolo di una cameriera con una compagnia teatrale amatoriale. Espandi ▽
Gianina, giovane madre rumena, ha lasciato il suo Paese per assicurare alla figlia un futuro migliore, magari proprio a Bruxelles, dove lavora come domestica per una ricca famiglia borghese. La sua vita si divide tra faccende di casa, la cura di un bambino e un corso di teatro amatoriale che sta allestendo "Le journal d'une femme de chambre" di Octave Mirbeau. La notte racconta favole di principi tristi al figlio della coppia mentre la sua bambina cresce lontana e frustrata. Ma Natale è vicino con la sua promessa di ritrovarsi in Romania.
Il film è clinico, sferzante e magnificamente caustico nella sua rappresentazione della borghesia da salotto, portatrice chic di razzismo passivo e incarnata insopportabilmente da Vincent Macaigne e Mélanie Thierry. Se il film funziona così bene, è anche grazie alla sua protagonista, interpretata con una formidabile economia di gesti da Ana Dumitrascu.
Radu Jude resta magnificamente gourmand, satirico e osceno. Senza perdere nulla della sua radicalità politica. Recensione ❯
Un doc che pensa al futuro. E ai giovani a cui vuole trasmettere il valore delle grandi personalità del cinema del passato. Documentario, Italia2026. Durata 90 Minuti.
Marco Spagnoli dirige un documentario che approfondisce la grandezza degli sceneggiatori Age & Scarpelli. Espandi ▽
Grazie a un'accurata ricerca di materiali filmati e di documentazione, unita alle testimonianze di chi li ha conosciuti direttamente, si ricostruiscono l'attività e le dinamiche interne di una coppia di sceneggiatori che hanno arricchito il cinema italiano con la loro inarrestabile creatività, unita alla capacità di osservare il reale.
Marco Spagnoli aggiunge un altro quadro alla galleria di ritratti di personalità del cinema che meritano attenzione e riconoscenza.
Spagnoli ripercorre l'attività dei due autori mostrando come la loro fosse una compensazione di caratteri quasi opposti che finivano, forse proprio per questo, con il centrare ogni volta il bersaglio nella lettura della società italiana anche attraversando i generi. Recensione ❯
Un documentario sul Che per riflettere sulla Storia di oggi. Espandi ▽
La storia vera di quanto accadde in Bolivia nel 1967 dopo la morte di Che Guevara, in particolare esaminando i destini e il complicato percorso dei suoi più stretti compagni mentre cercano di scappare dal paese e raggiungere la salvezza verso Cuba mentre l'esercito li insegue. Pombo, Urbano e Benigno raccontano sessant'anni dopo quella battaglia per la sopravvivenza, intrapresa assieme ad altri combattenti e legata a doppio filo a mezzo secolo di politica internazionale che coinvolgerà Fidel Castro, De Gaulle e il governo francese, il Cile e Salvador Allende, con gli Stati Uniti sullo sfondo.
Sorprendente mix di documentario, animazione e raccolta di filmati d'archivio, l'opera di Christophe Dimitri Réveille è densa di rilevanza storica e politica, e riesce ad appassionare tanto i neofiti quanto chi già conosce le incredibili vicende che circondano la figura mitologica del Che.
Non una mera cronaca di una fuga, dunque: strato dopo strato, il lavoro meticoloso del regista paga e contribuisce a creare un ritratto che abbraccia il controverso e accetta le contrapposizioni. Recensione ❯
Dramedy che viviseziona gli equilibri di potere di una coppia. Espandi ▽
In una gara di mancanze ed egocentrismo, la coppia formata da Lindy Littlejohn (Elizabeth Banks) e Les Littlejohn (Matthew Macfadyen) è a un passo dalla rottura. Lei è una scrittrice ormai a secco, lui uno scienziato che non ha ancora raggiunto ciò che cerca. Un misterioso incidente legato ad una invenzione di Les metterà in evidenza la sproporzione emotiva percepita dalla protagonista.
Idea perfetta per un film o per una mini-serie, dieci episodi forse sono un po' troppi. Compensa il cast, davvero molto credibile. E come detto, regia e fotografia, così come scenografia, sono reparti che hanno lavorato con grande consapevolezza nel mettere lo spettatore di fronte alla giusta dose di tecnica in base alla situazione. Ci sono momenti virtuosi, ma sono dosati perfettamente, così da avere anche più risalto.
E il ritmo del montaggio è perfetto per una commedia ben fatta, ci permette di passare sopra la questione dei troppi episodi. Recensione ❯
Architettura, musica e cinema: Wenders fa dialogare le arti per il piacere e il beneficio del pubblico. Documentario, Germania, Svizzera2026. Durata 114 Minuti.
Dentro la vita e la carriera dell'architetto svizzero Peter Zumthor. Espandi ▽
Un'architettura essenziale, orientata alla permanenza, ma che deve anche poter invecchiare e trasformarsi. Un catalogo di lavori che nascono rigorosamente dal luogo su cui si innestano e dalla loro funzione: che siano case, cappelle, musei di arte contemporanea o memoriali per le donne norvegesi accusate di stregoneria e bruciate sul rogo. Quel che conta non è l'immagine dell'edificio ma l'esperienza dello stesso: un'esperienza sensoriale, che parte dalla considerazione dei corpi degli esseri umani che lo abiteranno. Con questa filosofia e i meravigliosi risultati che ha prodotto, non è difficile capire e condividere l'interesse del regista tedesco Wim Wenders per il celebre architetto svizzero Peter Zumthor.
C'è qualcosa di molto generoso nel modo in cui Wenders alterna ai propri film di finzione questi documentari sugli artisti che ama: Salgado, Pina Bausch, l'ensemble Buona vista social club, Anselm Kiefer, e adesso Peter Zuhmtor. Ed è una generosità che lo ripaga totalmente. Recensione ❯
Moderna e libera reinvenzione della sceneggiatura del film La vedova nera. Espandi ▽
In seguito alla morte del ricco rampollo Caleb Easton, l'agente dell'FBI di basso livello Alice Black si convince che una serial killer stia uccidendo alcuni uomini. Ottiene il reclutante aiuto di Nora Washington, a capo dell'unità crimini sessuali dell'FBI. Collabora da subito all'indagine anche l'ex collega della polizia di New York Danny Kelly, ma presto vengono aggiunti all'operazione anche un pusillanime agente FBI che vuole solo compiacere i suoi capi più potenti e, con grande sconforto di Alice, un altro ex collega del NYPD con cui lei ha avuto una relazione decisamente tossica e traumatica.
Nel mentre l'assassina Catherine fa perdere le proprie tracce attraverso un centro di aiuto alle donne minacciate da compagni violenti e si infiltra nella vita e nell'appartamento del suo prossimo bersaglio, un ricco avvocato che, come le sue precedenti vittime è legato a un giro di traffico sessuale.
Moderna e libera reinvenzione della sceneggiatura del film La vedova nera, Furious è la serie crime che affronta il mondo scoperto dagli Epstein Files. Recensione ❯
Il terzo saggio cinematografico e psicanalitico con Slavoj Zizek. Espandi ▽
È il terzo capitolo della celebre serie di saggi cinematografici e psicoanalitici iniziata con The Pervert's Guide to Cinema (2006) e proseguita con The Pervert's Guide to Ideology (2012) con Slavoj Zizek. Recensione ❯
Intrecci di destini diretti dalla regista Sarah Leonor. Espandi ▽
In una valle dei Vosgi Lucien cerca la pace nella solitudine più totale, Aline affronta le sue paure più recondite seguendo le tracce di un lupo e la giovane Jade si confronta con la sua vera natura. I destini dei tre personaggi si intrecciano nel cuore di questa regione remota. Recensione ❯
Ottima qualità e raffinatezza. Una della migliori versione del Cavaliere Oscuro. Animazione, 2026.
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A Gotham, Batman protegge un testimone mentre il caos cresce: emerge Nygma, criminale ossessionato dagli enigmi, tra culti, esplosioni e minacce oscure. Espandi ▽
Batman pattuglia le strade della notturna Gotham City e cerca di assestare un colpo decisivo alla criminalità organizzata, proteggendo il testimone chiave del processo contro il malavitoso Thorne. Ma quando si crea un vuoto di potere nel mondo del crimine presto qualcuno emerge a colmarlo: è il caso di Eddie Nygma, un uomo di Thorne particolarmente psicopatico. Violento rapinatore con la passione per gli indovinelli e i vestiti di color verde, seminerà il terrore a Gotham e si rivelerà un osso duro anche per Batman, che nel mentre sarà impegnato pure da altre questioni: l'esplosione in un laboratorio scientifico, un culto dedicato a una divinità pipistrello e persino un poliziotto corrotto non morto motivato dalla vendetta. All'ombra di tutto trama però una pallida figura dalla filosofia nichilista... Recensione ❯
Fausto non c'è più e la famiglia alla quale ha affidato i figli Libero ed Ercole non è riuscita a tenere insieme i ragazzi, come da esplicita richiesta del defunto, in quanto Libero si è trasferito in una casa famiglia per sua volontà, e nonna Lucia, zio Valerio e gli amici di famiglia Demetrio e Maria non vogliono costringerlo a tornare a casa. Fulmine a ciel sereno arriva Gaetano, l'ex marito di Lucia, e i già precari equilibri domestici saltano. Inoltre Maria è appena tornata dalla Spagna con un nuovo compagno, Pau, e una notizia bomba, Valerio si è rifugiato da Valeria, la ragazza conosciuta alla fine della prima stagione, per evitare di scontrarsi quotidianamente con il padre, e Sergio, il compagno di Lucia, patisce Gaetano come rivale in amore. Recensione ❯
Dieci mesi dopo gli eventi che avevano chiuso il primo ciclo, The Pitt riprende all'alba di un nuovo turno, concentrato ancora una volta in quindici ore continue, ma collocato in una giornata che mostra da subito una violenza diffusa e ordinaria: il 4 luglio. Robby entra in ospedale. Ad accoglierlo c'è Baran Al-Hashimi, chiamata a sostituirlo e portatrice di un'idea di efficienza più normativa. Intanto Langdon rientra dopo la riabilitazione e prova a meritarsi di nuovo uno spazio che non gli viene restituito automaticamente, mentre i casi si accumulano sempre più vertiginosamente e verso uno strappo di questa costante tensione.
Se la prima stagione è stata in grado di rifondare il medical come macchina di immersione, mostrando il pronto soccorso come condensatore di corpi e conflitti sociali, la seconda mette in crisi l'idea stessa di sostituibilità su cui ogni istituzione si regge.
La seconda stagione sposta il discorso dalla crisi come evento alla crisi come condizione permanente; con questo passaggio, The Pitt non racconta più l'emergenza, ma l'usura quotidiana della cura, delle istituzioni e, soprattutto, di chi le attraversa: noi. Recensione ❯
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