| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, Storico, |
| Produzione | Italia, Francia |
| Durata | 110 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Damiano Michieletto |
| Attori | Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi, Hildegard De Stefano Cosima Centurioni, Federica Girardello, Rebecca Antonaci, Chiara Sacco, Miko Jarry, Valentina Bellè, Stefano Accorsi. |
| Uscita | giovedì 25 dicembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia |
| MYmonetro | 3,77 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 30 dicembre 2025
Il film liberamente tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa. In Italia al Box Office Primavera ha incassato nelle prime 11 settimane di programmazione 2,6 milioni di euro e 563 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Venezia, 1716. Cecilia è un'orfana che la madre ha affidato all'Ospedale della Pietà, e come le altre ospiti dell'istituto ha imparato a leggere, scrivere e soprattutto suonare uno strumento musicale, nel suo caso il violino. Le musiciste più dotate dell'orfanotrofio si esibiscono in pubblico dietro ad una grata perché non possono farsi vedere in volto, e sono di fatto prigioniere finché non vengono date in sposa a qualche pretendente disposto a pagare una cospicua dote all'istituzione.
Quando la loro offerta musicale subisce la concorrenza di un gruppo parallelo, le ragazze vengono affidate alla guida di un prete di grande talento ma fallimentare come impresario musicale. Si tratta di Antonio Vivaldi, malato e caduto in disgrazia, ma ancora in grado di commuovere profondamente il pubblico. E Vivaldi intuirà in Cecilia un talento simile al proprio, e un'analoga passione per la musica.
Sgombriamo subito il campo dal possibile paragone fra Primavera e Gloria!, malgrado alcuni punti di contatto: sono entrambe opere prime cinematografiche che raccontano un gruppo di musiciste in un'epoca in cui il talento artistico femminile era considerato inferiore. Ma Primavera è molto diverso.
Il film si discosta da Gloria! nel suo svolgimento, soprattutto perché il film di esordio di Damiano Michieletto, regista teatrale affermato in Italia e in Europa soprattutto per la messa in scena di opere liriche, avvicina le figure di Antonio Vivaldi e di Cecilia creando fra di loro una comunicazione musicale irresistibile.
Vivaldi, prete per necessità, risveglia nelle ragazze, e in particolare in Cecilia, la passionalità a lungo sopita, e la rabbia per la condizione di sottoposta il cui valore è dato solo dalla possibilità di generare entrate per l'Ospedale, principalmente attraverso il matrimonio. Una volta andate in sposa infatti le musiciste dovranno abbandonare per sempre il loro strumento. Non è un caso che la prima composizione di Vivaldi affidata alla loro esecuzione si intitoli "La follia": c'è qualcosa di febbrile e di pericoloso nella musica vivaldiana, un afflato romantico disperato che non potrà non fare presa soprattutto su Cecilia, l'unica musicista che suona non per il plauso del pubblico ma per la propria necessità espressiva. E in questo è unica anche rispetto a Vivaldi, che invece è sensibile alle lodi e alle opportunità a lui, a differenza delle ragazze, accessibili.
Primavera mostra anche, attraverso il suo commento musicale, la genesi di "Le quattro stagioni", il capolavoro di Vivaldi, composto proprio nel periodo in cui si svolge questa storia. La composizione melodica che accompagna il film è eccezionale nel sostenere il racconto e occasionalmente agire da contrappunto: una scena di ballo ambientata fra nobiluomini e nobildonne truccati e parruccati, grottesca e primordiale al punto giusto, è da antologia. "State rovinando la nostra pace", dirà Cecilia a Vivaldi, ma la musica deve fare proprio questo, e in parte è vero che gli strumenti sono stati dati alle ragazze "per maledire la loro situazione".
Michieletto conosce bene la musica e ne capisce il potere, e capisce anche il potere dello spettacolo, dunque crea un film colto ma accessibile al pubblico, classico ma contemporaneo, con l'aiuto di una sceneggiatura solida, scritta insieme a Ludovica Rampoldi, che non fa mai l'errore di travisare il passato in base alle sensibilità contemporanee, pur parlando chiaramente anche dell'ingiustizia della condizione femminile.
Il secondo asso nella manica di Primavera è la sontuosa fotografia di Daria D'Antonio, che illumina in modo fortemente pittorico composizioni sceniche che sono quadri viventi. Terzo asso è l'interpretazione appassionata ma rigorosa di Tecla Insolia, che si conferma la migliore attrice italiana della sua generazione, ma tutte le interpreti del gruppo musicale sono molto efficaci, il che significa che Michieletto è capace di cura e comunicazione con tutti gli interpreti e tutti i reparti: una cura evidente anche nel tenere a freno Michele Riondino nei panni di Vivaldi, impedendogli ogni istintiva fuga sopra le righe.
Note di merito per Andrea Pennacchi nel ruolo del direttore dell'Ospedale, Valentina Bellè nei panni di una cortigiana non priva di empatia, e soprattutto Fabrizia Sacchi, che interpreta il personaggio più straziante della storia: una donna perfettamente consapevole dell'iniquità della situazione delle donne ma costretta a perpetuarla suo malgrado.
Tutto, in Primavera, è in perfetto equilibrio (con la possibile eccezione di Stefano Accorsi in un incongruo cammeo) nel raccontare una situazione strutturalmente squilibrata, sia dal punto di vista socioeconomico che dal punto di vista musicale, e in entrambi i casi la sperequazione è intenzionale, per mantenere un ordine costituito e per scompigliarlo a dovere. Il Vivaldi di Primavera è ossessivo e rabbioso, ma anche ispirato e autentico, può raccontare l'incanto di un pastore che si addormenta al pascolo come la minaccia di una tempesta in arrivo, è una mina vagante, come devono esserlo gli artisti, un sasso nell'ingranaggio la cui musica "esalta e stordisce, come la vita" chi, come lui e Cecilia, non si accontenta di "campare con la propria reputazione".
Primavera è "una questione di soldi, di musica e di morte" in cui i soldi servono (ma spesso non ci sono), la morte arriva, e la musica "non serve a niente" ma, come dice Vivaldi, "può fare tutto", e tanto basta.
Venezia. 1716. L'orfanotrofio dell'Ospedale della Pietà, il più grande della città, è una formidabile palestra di giovani musiciste. Tra loro spicca la ventenne Cecilia, una "putta", che di giorno strabilia con il violino e di notte scrive lettere alla madre mai conosciuta. Nel frattempo sciupa il suo talento esibendosi da dietro una grata con una maschera in volto per ricchi mecenati. La sua grigia quotidianità è stravolta, però, dall'avvento di don Antonio Vivaldi, nuovo insegnante di violino della struttura che ne diventa subito confidente e protettore, rendendola anche il primo violino dei suoi concerti, a patto che lei rinunci a sposarsi. Questa e altre imposizioni spingeranno via via Cecilia a ribellarsi per cercare la sua libertà senza abbandonare la musica.
Innestando l'Amadeus di Forman nella sensibilità femminista della cultura contemporanea, Damiano Michieletto firma la sua seconda regia dopo una fulgida carriera di opere liriche che lo ha portato a dirigere, tra i tanti teatri, alla Scala di Milano, alla Royal Opera House di Londra, all'Opera di Parigi e alla Staatsoper di Berlino.
Contrariamente a quanto si è scritto, infatti, Primavera è stato preceduto da Gianni Schicchi, esordio cinematografico del 2021 ispirato all'omonima opera comica di Puccini, in cui diresse Giancarlo Giannini insieme a cantanti di opera lirica.
Il regista - nato a circa trenta chilometri da quella Venezia dove si ambienta la storia e dove ha diretto sin dal 2009 molte opere liriche presso il Teatro La Fenice - guida un'ambiziosa operazione industriale: il film, girato tra la laguna e Roma, è una coproduzione italo-francese capitanata da Indigo Film e Warner Bros. Il soggetto è l'acclamato romanzo Premio Strega 2009 "Stabat Mater" di Tiziano Scarpa, edito in Italia da Einaudi l'anno prima e tradotto in più di venti paesi stranieri.
Sceneggiata dello stesso operista con Ludovica Rampoldi (anche lei dedicatasi di recente alla regia con una Breve storia d'amore, che condivide con questo film il compositore Capogrosso), l'opera è fotografata da Daria D'Antonio, ormai fida collaboratrice di Sorrentino, che ha attinto a fonti pittoriche del Settecento per illuminare gli ambienti quasi esclusivamente con delle candele. L'emergente Walter Fasano lo ha montato, Gaspare De Pascali, dopo Duse, altro biopic "veneziano", ha scenografato gli ambienti oscuri e opprimenti dell'orfanotrofio, mentre i costumi d'epoca sono cuciti dalla decana Maria Rita Barbera che vanta collaborazioni pluriennali, tra gli altri, con Bellocchio, Andò, Moretti e Mazzacurati.
Lo sforzo produttivo (quasi otto milioni di budget) ha prodotto per ora, dopo l'Audience Award al Chicago International Film Festival e l'anteprima mondiale in concorso a Toronto 2025 (sezione "Special Presentations"), la vendita del film, curata da Paradise City Sales, in più di venticinque paesi esteri (numero destinato a salire nelle prossime settimane).
Primavera, infatti, scommette sulla capacità di richiamo internazionale del regista combinata alla notorietà globale di cui gode ancora oggi Antonio Vivaldi tra gli appassionati di musica. Tuttavia, nonostante l'allusività polisemantica del titolo, "non è assolutamente un biopic del compositore, anche se la parte musicale è ovviamente molto forte" ha chiarito Michieletto che ha affidato a Michele Riondino la parte del violinista veneziano. L'astro nascente del nostro cinema Tecla Insolia, invece, conclude un intenso biennio recitativo con il romanzo di formazione della protagonista Cecilia: dopo L'arte della gioia che gli è valso il David come miglior attrice protagonista del 2025 e ha propiziato il David Rivelazioni italiane, dal 2024 è apparsa in Familia (film che rappresenterà l'Italia nella corsa all'Oscar per il miglior film in lingua straniera), L'albero e Amata. Il duo principale è affiancato dalla sempre ottima Valentina Bellè e dal padovano Andea Pennacchi, senza dimenticare Fabrizia Sacchi e Stefano Accorsi.
Il rapporto esclusivo e ambivalente tra Cecilia e il suo maestro catalizzerà una trama che verosimilmente evidenzierà il coraggio, il talento e la spregiudicatezza di una giovane donna chiamata a liberarsi ad imposizioni e soprusi di una società profondamente patriarcale, simboleggiata tanto dal rigido microcosmo dell'orfanotrofio quanto da un Vivaldi dominante e ambiguo, alle prese con un momento di appannamento creativo.
Primavera è la proposta autoriale - qualcuno l'ha definito "l'anti-cinepanettone" - su cui punta Warner Bros Italia per sbancare il botteghino natalizio: sarà nelle nostre sale dal 25 dicembre 2025.
Un mélange della potente e innovativa musica di Antonio Vivaldi, della famosa orchestra delle orfane dell’ospedale della Pietà, in una Venezia del ‘700, potrebbe far pensare ad uno sviluppo agiografico e sdolcinato della storia, facile da fare, quasi banale. Ma il film Primavera di Damiano Michieletto non è niente di tutto questo.
Da oggi in streaming su MYmovies ONE, Dietro le quinte di Primavera è un documentario che racconta cosa si nasconde dietro e dentro all’esordio alla regia di Damiano Michieletto.
GUARDA ORA IL FILM
L’idea nasce dal libro Premio Strega di Tiziano Scarpa, Stabat mater, e diventa, anche grazie alla scrittura di Ludovica Rampoldi che ne firma la sceneggiatura, un racconto più ampio che ha al centro l’incontro tra una giovane talentuosa violinista, Cecilia, e il suo nuovo maestro, Antonio Vivaldi. Sullo sfondo una Venezia all’apice del suo splendore: siamo nel 1713, la Serenissima è in espansione e perfino per delle giovani orfane come Cecilia sembra esserci una possibilità di riscatto.
La sfida con cui si misura Michieletto è alta: un film in costume, in una delle più belle (e più riprese) città al mondo, il desiderio di raccontare una storia che ha un forza contemporanea, toccando temi attuali come l’emancipazione femminile, il talento, l’ambizione. E Vivaldi, con la sua musica, ancora così amata e ascoltata in tutto il mondo.
Il Dietro le quinte mostra come nasce Primavera, grazie alla collaborazione di alcuni tra i più importanti professionisti del cinema italiano contemporaneo: Daria D’Antonio alla fotografia, Walter Fasano al montaggio, Fabio Massimo Capogrosso alle musiche originali, Maria Rita Barbera e Gaia Calderone ai costumi, Gaspare De Pascali alla scenografia.
Attraverso le voci dei protagonisti, da Michieletto, a Michele Riondino, Tecla Insolia, Stefano Accorsi, Valentina Bellè, Andrea Pennacchi e Fabrizia Sacchi, ci si addentra nel cuore della messa in scena.
Primavera è una produzione Warner Bros. Entertainment Italia e Indigo Film, una coproduzione italo-francese con Moana Films, in associazione con Paradise City Sales con la partecipazione di Diaphana Distribution e uscirà nelle sale italiane il 25 dicembre 2025 distribuito da Warner Bros Pictures.
Dietro le quinte di Primavera è un documentario realizzato da Elio Di Pace e prodotto da Warner Bros. Entertainment Italia, Indigo Film e MYmovies.
C'è chi lo ha inquadrato come un clone più elegante ma meno fresco di Gloria!, il film diretto nel 2024 da Margherita Vicario, altra vicenda di sofferta emancipazione. Ed elegante Primavera lo è senz'altro, nella messa in scena e nello stile del racconto, qualità affinate dal veneziano Damiano Michieletto in molteplici regie teatrali e liriche, che gli sono valse la fama internazionale.