Un film che ripercorre la grande storia della casa automoblilistica. Espandi ▽
Inizio anni ‘60. Enzo Ferrari stava attraversando un periodo difficile. Aveva perso suo figlio Dino nel 1956 ad appena 24 anni a causa della distrofia di Duchenne. Il 12 maggio dell’anno successivo c’è stata invece la tragedia di Guidizzolo durante l’ultima edizione competitiva delle Mille Miglia dove la Ferrari 335 S è sbandata e ha ucciso nove persone, tra cui cinque bambini. L’ingegnere, per quell’episodio, è stato formalmente incriminato e rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo plurimo. Poi il 30 ottobre del 1961 ha fatto fuori lo staff dirigenziale e tecnico che non tollerava le ingerenze della moglie Laura Garello Ferrari e nominato Mauro Forghieri, che all’epoca aveva appena 26 anni, nuovo Responsabile della Scuderia. Il giovane ingegnere ha creato così la Ferrari 250 GTO, che oggi è considerata una delle vetture più belle, rare e desiderate tra i collezionisti. Ha dominato nella sua categoria nella 24 ore di Le Mans, per tre anni consecutivi, dal 1962 al 1964, Ce ne sono solo 36 esemplari e in un’asta il suo prezzo è arrivato a 70 milioni di dollari. Forghieri è rimasto alla Ferrari fino al 1987 anche se si è dimesso dal ruolo di Direttore Tecnico del Reparto Corse tre anni prima a causa di forti contrasti legati alla profonda ristrutturazione voluta dal gruppo FIAT. Ha vinto 11 titoli mondiali e 54 Gran Premi. È ricco di testimonianze, forse anche troppe. Ci sono così almeno tre documentari in uno. Sicuramente il racconto è anche appassionante ma Ferrari 250 GTO va spesso fuori tema finendo per mostrare troppe cose e non approfondire la funzione rivoluzionaria di Forghieri all’interno del team. In più l’accenno alla rivalità con la Ford e le interviste ai bambini sul tema della ricchezza provocano altri depistaggi. Serviva un montaggio più lineare ma anche più centrato. Nell’ansia di non perdere alcuni fatti storici, il documentario diventa debordante (anche negli 80 minuti circa di durata) e finisce così spesso fuori strada. Recensione ❯
Silenzio, lentezza ed equilibrio per raccontare la storia e il lavoro dello scultore Jago. Documentario, Italia2024. Durata 94 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
La vita, i viaggi, i sogni e le ambizioni di un giovane scultore italiano che ormai tutti conoscono nel mondo come il nuovo Michelangelo. Espandi ▽
Il film racconta due anni della vita di Jago, da quando si trasferisce da New York a Napoli e, in piena solitudine, lavora giorno e notte alla sua nuova scultura: una versione moderna e personale della Pietà. Per diversi mesi sarà da solo assieme al blocco di marmo, in uno stretto rapporto di amore e odio, desiderio e paura. Ma Jago non è solo l'artista che ripercorre le orme dei grandi maestri del Rinascimento, è anche una giovane pop star con oltre un milione di followers sui social che seguono costantemente ogni suo progresso e sono presenti in massa alle sue mostre. Ed è un instancabile viaggiatore che si muove in ogni angolo del mondo e un imprenditore che ha sfidato le regole dell'arte contemporanea per fuoriuscire dalle logiche del mercato e provare a indicare ai ragazzi una nuova strada per approcciare e raccontare l'arte. Recensione ❯
Un dramma romantico, una storia di amore perduto ambientata in un'epoca di crescente difficoltà verso i sentimenti e le relazioni. Espandi ▽
Shun Fujishiro è uno psichiatra in procinto di sposarsi con la veterinaria Yayoi. Quando riceve una lettera da una precedente fidanzata, Haru, la ignora, ma improvvisamente Yayoi sparisce. Il tentativo di ritrovare la sua promessa sposa lo conduce in un viaggio a ritroso intrecciato con la relazione di dieci anni prima con Haru, quando entrambi erano appassionati di fotografia e sognavano di girare il mondo.
Basato sull'omonimo romanzo di Genki Kawamura, autore di "Se i gatti scomparissero dal mondo", April Come She Will è una lieve variazione sul tema.
Il film si sviluppa attraverso quattro linee temporali: il presente solitario di Shun, il suo passato con Yayoi, la sua relazione universitaria con Haru e il viaggio attuale di Haru. Questa struttura narrativa complessa permette di esplorare le dinamiche delle relazioni umane e le difficoltà nella comunicazione emotiva. La regia di Yamada utilizza paesaggi mozzafiato e una fotografia evocativa per sottolineare l'isolamento e la ricerca interiore dei personaggi, indulgendo in ritmi lenti e musiche che tendono all'enfasi. Recensione ❯
Il detective Axel Foley si ritrova trascinato negli opulenti dintorni di Beverly Hills per indagare sulla prematura scomparsa di un suo confidente di lunga data. Recensione ❯
Una commedia sentimentale che unisce un cinico giornalista ad una psicologa. Espandi ▽
Quando un giornalista scettico partecipa suo malgrado a un programma per cuori infranti per scrivere un articolo, finisce per aprirsi all'affascinante psicologa. Recensione ❯
Un drama incentrato sulla figura di un artista che soffre di sinestesia. Espandi ▽
Una storia d'amore di formazione che segue un aspirante creatore affetto da sinestesia, che deve fare i conti con un futuro incerto, mentre affronta le pressioni dell'amore, della famiglia e della sua cultura brasiliana a Newark, nel New Jersey. Recensione ❯
Una commedia dark romantica scritta da Diablo Cody. Espandi ▽
Lisa è una ragazza poco popolare al liceo e solitaria. La giovane riporta per caso in vita il cadavere di un teenager dell'epoca vittoriana durante un temporale e inizia a "ricostruirlo". Recensione ❯
Lee, Imogen e Maeve vivono sotto lo stesso tetto, votano per decidere chi deve fare cosa e badano l'una all'altra. Ma Lee è la zia delle ragazze che sembrano non avere nessun altro, la loro casa è immersa nel verde dei boschi eppure non si possono allontanare più di tanto e quando cala la notte l'unica fonte di luce è la fiumana di candele accese. Qualcosa si è abbattuto su di loro, qualcosa avvenuto dieci anni fa: un virus che ha colpito il mondo intero portando morte e desolazione. Lee si è presa cura delle nipoti, facendole crescere al sicuro nella baita fuori città, e ora, quando può, si reca in macchina tra le rovine di Seattle per procurarsi cibo e attrezzature. Un giorno, però, un giovane di nome Owen viene trovato ferito vicino al loro rifugio, che le tre chiamano Lazareth. Ogni cosa è compromessa. Recensione ❯
L'anime che mette faccia a faccia uno dei personaggi horror più famosi di Go Nagai e i cyborg creati da Shotaro Ishinomori. Espandi ▽
Diretto da Jun Kawagoe su soggetto e sceneggiatura di Tadashi Hayakawa, CYBORG 009 VS DEVILMAN vede per la prima volta insieme in un prodotto animato i fan delle due storiche saghe. Fonte di ispirazione per diversi lungometraggi animati e tre serie anime, Cyborg 009 è un manga ideato da Shotaro Ishinomori, originariamente pubblicato a puntate in Giappone dalla Shonen Gahosha sulle riviste Shonen Magazine e Shojo Comic. Devilman nasce invece come manga di Go Nagai pubblicato sulla rivista Weekly Shonen Magazine di Kodansha tra il 1972 e il 1973 e raccolto in cinque tankobon. L'opera dimostrò ben presto la sua essenza transmediale grazie alla serie televisiva anime della Toei Animation, all'adattamento OAV, alla trasposizione cinematografica live-action e ai numerosi manga spin-off. Con Mazinga Z e Mao Dante, Devilman è considerata fra le serie più famose dell'autore, tanto che l'anime contribuì negli anni Settanta allo sviluppo e al successo dell'animazione giapponese in quello che è considerato il suo decennio d'oro. Recensione ❯
Un documentario che pone al centro dell'attenzione Albert Einstein. Espandi ▽
Cos'è successo ad Einstein dopo la fuga dalla Germania nazista? Usando immagini di repertorio e le parole del protagonista, questo docudrama racconta la mente di un genio tormentato. Recensione ❯
La serie è basata sul libro best-seller di Patrick Radden Keefe, che si è recentemente classificato al n. 19 della "100 Best Books of the 21st Century" del New York Times. Espandi ▽
Una storia di omicidi e di memoria durante il periodo del conflitto nordirlandese.
Ambientata nell'arco di quattro decenni, la serie si apre con la scioccante scomparsa di Jean McConville, una madre single di dieci figli rapita da casa sua nel 1972 e mai più vista viva.
Incentrata sulla storia di diversi membri dell'Irish Republican Army (IRA), Non Dire Niente esplora i limiti fino a cui alcune persone sono disposte a spingersi in nome delle proprie convinzioni, il modo in cui una società profondamente divisa può improvvisamente esplodere in un conflitto armato, l'ombra lunga della violenza radicale per tutte le persone colpite e i costi emotivi e psicologici dell'omertà. Recensione ❯
Misteriosi omicidi in cui si ripete sempre la stessa dinamica: tutte le vittime sono bruciate e accanto ai corpi compare un pupazzo di Curro, l'iconica mascotte dell'Expo '92 di Siviglia. Espandi ▽
Dopo la morte del marito in un'esplosione sospetta, Amparo (Marian Alvárez) inizia a cercare risposte con l'aiuto di Richi (Fernando Valdivielso), un ex poliziotto alcolizzato che lavora come guardia di sicurezza. Gli omicidi seguono tutti lo stesso schema: vicino ai cadaveri bruciati delle vittime c'è un pupazzo di Curro, l'iconica mascotte dell'Expo '92 di Siviglia. Recensione ❯
Un thriller indonesiano su una donna detective che deve fare i conti con il proprio passato. Espandi ▽
Una detective metropolitana indaga su una serie di cruenti omicidi lungo il confine tra Indonesia e Malaysia ed è così costretta ad affrontare fantasmi del passato. Recensione ❯
In un mondo inospitale, una ginecologa pratica in maniera inflessibile il suo lavoro, facendo nascere bambini o praticamente aborti illegali. Espandi ▽
Ostetrica e ginecologa in un ospedale della Georgia, la cinquantenne Nina viene messa sotto inchiesta dopo la morte di un neonato subito dopo il parto di una giovane donna. In attesa dell’esito dell’inchiesta, Nina non interrompe la sua missione ma aiuta una povera donna sordomuta forse violentata, consapevole del pericolo non solo professionale che corre. April non è un film facile, nemmeno vuole esserlo: le inquadrature di Dea Kulumbegashvili sono spoglie e fisse; il ritmo del montaggio è piano e dilatato; i dialoghi sono artificiosamente laconici ed estenuanti; le azioni sono mostrate nella loro nettezza ed evidenza. Se la messinscena di Kulumbegashvili rimanda in modo fin troppo evidente al cinema d’autore europeo, la sua rappresentazione del rapporto fra femminilità e mondo è unica e potentissima. Recensione ❯
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