Rapito

Film 2023 | Drammatico, 134 min.

Regia di Marco Bellocchio. Un film Da vedere 2023 con Enea Sala, Leonardo Maltese, Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi, Barbara Ronchi. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2023, durata 134 minuti. Uscita cinema giovedì 25 maggio 2023 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 4,10 su 34 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 24 maggio 2023

Il film ricostruisce la figura di Edgardo Mortara, il bambino ebreo il cui rapimento da parte del Vaticano nel 1858 divenne un caso internazionale. Il film ha ottenuto 9 candidature e vinto 6 Nastri d'Argento, 11 candidature e vinto 5 David di Donatello, 1 candidatura a Cesar, In Italia al Box Office Rapito ha incassato 1,9 milioni di euro .

Consigliato assolutamente sì!
4,10/5
MYMOVIES 4,25
CRITICA 4,14
PUBBLICO 3,90
ASSOLUTAMENTE SÌ
Un horror ammantato di carità cristiana che manda a gambe all'aria ogni convinzione precostituita.
Recensione di Paola Casella
martedì 23 maggio 2023
Recensione di Paola Casella
martedì 23 maggio 2023

Bologna, 1858. Edgardo Mortara, un bambino ebreo di quasi sette anni, viene sottratto alla sua famiglia e consegnato al "Papa Re" Pio IX. La motivazione ufficiale fornita dal Diritto canonico è che a sei mesi il bambino era stato battezzato e dunque non può che ricevere dalla Chiesa un'educazione cattolica che lo "liberi dalle superstizioni di cui sono imbevuti gli ebrei". I genitori di Edgardo, Momolo e Marianna, non si rassegnano e continuano a cercare di riavere il figlio, sollevando un caso internazionale che vedrà schierati contro il Papa la comunità ebraica mondiale, la stampa liberale e persino Napoleone III. Ma Pio IX non teme la disapprovazione di nessuno, rispondendo alle richieste di restituire Edgardo alla sua famiglia con un "non possum" e il sorriso serafico di chi si ritiene al sopra delle umane regole. E nonostante il clima sia quello risorgimentale la Chiesa rimane inamovibile, contando sulla sua sedicente inviolabilità.

Marco Bellocchio sceglie una storia che aveva già attratto l'interesse di Steven Spielberg e la realizza con una comprensione profonda del momento storico in cui si è svolta l'azione e della complessità dei rapporti fra Stato e Chiesa.

La fonte letteraria è "Il caso Mortara" di Daniele Scalise, cui si ispira la sceneggiatura di Bellocchio e Susanna Nicchiarelli, e la perfetta ricostruzione di quel tempo (lo scenografo è Andrea Castorina) è ricca di dettagli che ci calano in quel mondo controllato da un potere temporale ubiquito. E l'antisemitismo della Chiesa si manifesta con virulenza, tanto che il Papa arriverà a minacciare il capo della comunità romana di "costringere gli ebrei a tornare nel loro buco", risigillando la porta del ghetto.

Ma al di là dell'aderenza storico-politica e dei contrasti religiosi, questa storia è fatta per Bellocchio perché racconta il trauma esistenziale di un'identità negata, e le storture che tale diniego provoca nella vita degli uomini. Ben tre volte (il che equivale ad una sottolineatura indelebile), il montaggio parallelo di Francesca Calvelli e Stefano Mariotti incatena situazioni opposte: una sessione di preghiere incrociate, l'una che spera, l'altra che inchioda il bambino al suo destino (quando la scena più bella del film è quella in cui il piccolo Edgardo toglie i chiodi dal corpo di Gesù "ucciso dagli ebrei"); un verdetto di tribunale e una cerimonia confirmatoria; un ostinato "ora pro nobis" e un'irruzione della Storia laica.

E per tre volte l'identità di Edgardo verrà nascosta sotto un telo - la gonna della madre, la tonaca del Papa, il lenzuolo del letto del "rapito" - che ogni volta cambieranno il senso e il tono della domanda "Dove è finito Edgardo?", rimando ad una scena iconica di Fai bei sogni, dove la madre, come qui, era Barbara Ronchi.

Numerose e ripetute sono le situazioni in cui un essere umano viene umiliato: lo strisciare del capo della comunità ebraica romana (un inedito Paolo Calabresi) o il bacio del pavimento della chiesa, con tanto di leccate, sono degni di un film carcerario, di quelli in cui la mortificazione dei sottoposti viene esercitata per ribadirne la condizione sottomessa. Rapito è un film di una violenza non grafica ma efferata, tanto più grottesca e terribile perché perpetrata con quel senso di titolarità moralista che è al centro di ogni oppressione (non a caso il rapimento di Edgardo viene organizzato da un ex inquisitore) e sostenuta da una struttura di potere che nega o minimizza la gravità di ogni sua scelta con un "non è successo niente".

È violenta la palette cromatica di Rapito, a cominciare dal sigillo rosso sangue con cui viene ratificato il destino di Edgardo, è violento il contrasto caravaggesco fra le poche luci e le molte ombre (la fotografia è di Francesco Di Giacomo); e supremamente violento è l'atto di strappare un figlio alla madre. Il padre di Edgardo, pur ben intenzionato, non ha la forza ferina di sua moglie, né la sua lucidità nel rifiutare compromessi. Ronchi e Fausto Russo Alesi sono molto efficaci nei ruoli dei genitori, ma il film appartiene ai due interpreti di Edgardo, il bambino Enea Sala e Leonardo Maltese, straordinario in una scena che mostra il contrasto lacerante fra indottrinamento e ribellione; così come appartiene al sorriso untuoso di Paolo Pierobon nei panni di Pio IX, e a Fabrizio Gifuni, l'ex inquisitore Feletti convinto di essere nel giusto.

L'inflessibilità della Chiesa appare lastricata di buone intenzioni e di cieca obbedienza che portano a liquidare ogni nefandezza con il moto "pace e bene" e l'affermazione di agire "per il bene altrui", senza riconoscere la differenza fra Bene e Male.

Rapito è un horror ammantato di carità cristiana, un "miserere nobis" che cancella ogni colpa con una formula assolutoria. "Ci vorrebbe Attila", si dirà ad un certo punto, davanti a tale bigottismo, e la regia muscolare di Bellocchio manda altrettanto a gambe all'aria ogni convinzione precostituita e autolegittimante, rifiutando radicalmente ogni sistema di potere basato sul senso di colpa in cui il regista stesso è stato immerso, e dal quale non potrà mai prescindere del tutto, come emerge con chiarezza dal suo cinema, e in particolare dal documentario Marx può aspettare.

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La vicenda di Edgardo Mortara.
Overview di a cura della redazione
lunedì 1 marzo 2021

Nel 1858, nel quartiere ebraico di Bologna, i soldati del Papa irrompono nella casa della famiglia Mortara. Per ordine del cardinale, sono andati a prendere Edgardo, il loro figlio di sette anni. Secondo le dichiarazioni di una domestica, ritenuto in punto di morte, a sei mesi, il bambino era stato segretamente battezzato. La legge papale è inappellabile: deve ricevere un'educazione cattolica. I genitori di Edgardo, sconvolti, faranno di tutto per riavere il figlio. Sostenuta dall'opinione pubblica e dalla comunità ebraica internazionale, la battaglia dei Mortara assume presto una dimensione politica. Ma il Papa non accetta di restituire il bambino. Mentre Edgardo cresce nella fede cattolica, il potere temporale della Chiesa volge al tramonto e le truppe sabaude conquistano Roma.

Recensione di Martina Grusovin
venerdì 26 maggio 2023

Nel 1858 la Romagna faceva parte dello Stato Pontificio governato dal Papa re Pio IX. Da lì a poco L'Italia sarebbe stata scossa dai moti d'indipendenza ma prima che il potere temporale della Chiesa si riducesse al solo Stato Vaticano, Edgardo Mortara, un bambino ebreo di appena sei anni fu rapito dalla propria famiglia poiché, a insaputa di questa, era stato battezzato. Per la legge vaticana il piccolo era diventato cristiano e in quanto tale la Chiesa doveva prendersi la responsabilità di educarlo secondo la dottrina cattolica. Di fronte a un tale dogma a nulla valsero gli appelli disperati del padre Salomone e della madre Marianna, né dell'intera comunità ebraica che, denunciato l'accaduto ebbe l'effetto di creare sdegno in molte nazioni. Pio IX però non fece alcun passo indietro nonostante la perdita di potere da parte della Chiesa e le critiche unanimi ricevute, e al piccolo Edgardo non rimase altro da fare che cercare di sopravvivere nella sua nuova vita. Rapito, il nuovo film di Marco Bellocchio presentato in concorso al festival di Cannes, racconta un fatto realmente accaduto e si basa su un libro di Daniele Scalise che descrive la vita di Edgardo Mortara. La vicenda senz'altro meno nota del caso Moro, altro rapimento a cui Bellocchio ha dedicato due film (Buongiorno notte ed Esterno notte), ha però il medesimo intento di raccontare l'Italia e le dinamiche di potere che la guidano. Se nei film su Moro la violenza irrazionale veniva dal terrorismo, in Rapito è la Chiesa Cattolica in quanto promotrice di dogmi a esserne il simbolo. E che cosa sia un dogma, ovvero un principio che si accoglie per vero o per giusto, senza esame critico o discussione, lo fa dire Bellocchio al piccolo Edgardo durante i primi anni della sua educazione cattolica. La coercizione a cui il bambino viene sottoposto non è mai fisica, anzi il papa con lui è particolarmente affettuoso come un padre con un figlio al prodigo, ma non per questo meno aberrante. Esiste una verità assoluta e tutto è ammesso in suo nome. In Rapito non vi è tuttavia una presa di posizione contro la Chiesa di Roma ma una messa in scena, che sfiora non a caso l'horror gotico durante il rapimento del bambino, della violenza operata in nome di una verità, qualunque essa sia. Di fronte alla disfatta politica e ai cambiamenti della società, chi opera per dogmi diventa inevitabilmente più violento e inflessibile, incapace di riconoscere l'evolversi della Storia. Così il papa con un ultimo e irrazionale colpo di coda e solo una decina d'anni prima della breccia di Porta Pia, può rapire un bambino senza che nessuno faccia nulla, ma anche quando arriva lo Stato e la Romagna diventa indipendente, la famiglia Mortara non riesce a trovare giustizia, perdendo per sempre il figlio. Inutile anche il ricongiungimento con la madre morente di un Edgardo ormai adulto che ha abbandonato questa volta consapevolmente la famiglia per la Chiesa. In punto di morte la donna rivendica la propria fede ebraica mentre la schizofrenia di Edgardo, consapevole del proprio passato ma incapace di colpevolizzare, se non in un attimo di follia, chi gli ha fatto del male, fa emergere lo strazio di una condizione che non ha vie d'uscita. Con una direzione degli attori magistrale, la fotografia plumbea di Francesco Di Giacomo, un copione di una mirabile scrittura e un occhio sempre attento a raccontare i dettagli della vita quotidiana dei personaggi, Bellocchio costruisce un'opera potente, sia per grandezza visiva, sia per analisi. Uno sguardo rigoroso il suo tra politica e religione senza cedimenti ma capace di raccontare una storia emblematica evitando la trappola della parabola.
Da Fantasy Magazine, 26 maggio 2023

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 26 settembre 2023
paolorol

Il sonno della ragione produce orrore e devastazione. Vite spezzate, sofferenze indicibili, divisioni, eccidi di massa, guerre sanguinose, Tutte cose che sono sotto i nostri occhi, spesso ammalati di presbiopia. Ci è facile provare disgusto e scandalizzarci per i (quasi) lontani orrori dei talebani ma non siamo capaci di vedere cosa succede a casa nostra.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 30 giugno 2023
Marina Pavido
Cabiria Magazine

In corsa per l'ambita Palma d'Oro al 76° Festival di Cannes, il regista Marco Bellocchio ci è sembrato più in forma che mai. Rapito, la sua ultima fatica, infatti, potrebbe essere quasi definito una summa di tutta la sua già di per sé importante e ricca filmografia, in quanto sono qui presenti praticamente tutte le tematiche che, nel corso degli anni, hanno reso grande il suo cinema.

NEWS
PREMI
giovedì 25 gennaio 2024
 

Una nuova nomination per il film di Marco Bellocchio, all'indomani della Premiazione come Miglior Film Italiano dell’anno per il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici. Vai all'articolo »

PREMI
martedì 20 giugno 2023
 

Dopo la vittoria con la serie TV - Esterno Notte - il regista conquista altri 7 premi per la sua ultima opera. Vai all’articolo »

BOX OFFICE
domenica 28 maggio 2023
Andrea Chirichelli

Dopo la delusione di Cannes, il film si consola con il terzo gradino del podio. A precederlo La Sirenetta (oltre un milione nella sola giornata di ieri) e Fast X. Scopri la classifica »

CANNES FILM FESTIVAL
mercoledì 24 maggio 2023
Paola Casella

Marco Bellocchio racconta il caso del rapimento di Edgardo Mortara. In concorso a Cannes e ora al cinema. Vai all'articolo »

TRAILER
mercoledì 3 maggio 2023
 

Regia di Marco Bellocchio. Un film con Paolo Pierobon, Barbara Ronchi, Fausto Russo Alesi, Filippo Timi, Enea Sala. Da giovedì 25 maggio al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
giovedì 13 aprile 2023
 

Il film ricostruisce la figura di Edgardo Mortara, il bambino ebreo il cui rapimento da parte del Vaticano nel 1858 divenne un caso internazionale. Vai all'articolo »

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