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Ultimo aggiornamento venerdì 3 settembre 2021
Un tocco inedito e moderno del grande classico Disney.
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CONSIGLIATO NÌ
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In un regno di fantasia,l'orfana Ella, chiamata Cenerentola per la fuliggine che le resta addosso dopo aver fatto le pulizie, fa da serva alle sorellastre e alla matrigna. Nello scantinato della grande abitazione dove vive e lovara, sogna di fuggire ed entrare nel mondo della moda. Contemporaneamente, il principe Robert, pressato dal re e dalla regina, è spinto a trovare una moglie. L'erede al trono ideale sarebbe la sorella Gwen, ma in un mondo maschilista solo gli uomini possono pensare di governare. Viene così organizzato un ballo per trovare una pretendente per Robert, al quale Ella si presenta vestita come una principessa dalla fata Fab G. Robert ed Ellariusciranno a ritrovarsi, dopo che lei sarà fuggita prima di mezzanotte per la fine dell'incantesimo?
Nuova trasposizione della favola più famosa, trasformata in un musical di Broadway dall'evidente (e ingombrante) messaggio in chiave neofemminista.
I tempi della versione di Cenerentola diretta da Kenneth Branagh e scritta da Chris Weitz sembrano lontanissimi. Era solamente il 2015, ma la rivoluzione culturale - perché è di questo che ormai si tratta - del #metoo non aveva ancora travolto il cinema americano e la sua necessità di lanciare messaggi chiari e quasi obbligatori.
L'attenzione degli autori di Cinderella era "semplicemente" per la dinamica della favola, per i suoi conflitti e le sue dinamiche spettacolari, mentre oggi, soprattutto nelle produzioni medio-basse pensate e realizzate per lo streaming su piattaforma (in questo caso è Amazon Prime, altrove, come per The Prom, Netflix), le formule di racconto semplici e già note - come per l'appunto una favola o il canovaccio di un musical - diventano il terreno su cui imbastire un discorso ormai inevitabile sulla conquista di spazi di rappresentazione per le minoranze, sulla lotta delle donne per una fetta più grande di potere e di autodeterminazione, sulla necessità di elevare la cultura queer al livello del mainstream.
Niente di sbagliato, sia chiaro, se non fosse evidente lo sforzo poco spontaneo di unire, da un lato, le solite esigenze commerciali di sempre (Camila Cabello, che interpreta ovviamente Cenerentola, è una cantante e attrice cubana nata con X-Factor e lo scopo del film è quello di darle un ruolo dove mettere in mostra le sue doti musicali e anche attoriali, visti i tempi comici non trascurabili della sua prova) e, dall'altro, la necessità di un messaggio progressista e al passo coi tempi. .
Nelle mani di Kay Cannon, regista e produttrice comunque abile nel giostrare i tempi della commedia (da Pitch Perfect 1 e 2 a Giù le mani dalle nostre figlie), più che il ritmo e il passo della commedia musicale, in questo nuovo Cenerentola contano le posizioni quasi ideologiche da dare ai personaggi: Elle e Robert sono entrambi sognatori stretti nelle loro vite in cattività; Gwen, la sorelle senza trono, subisce la cultura patriarcale e la stessa matrigna Vivian - ed è questa la vera novità del film - racconta in un lungo numero musicale la sua esperienza di donna vittima di un potere maschile invasivo.
L'altra novità del musical è la scelta di affidare a Billy Porter il ruolo della fata turchina, con tutto il portato di voluta ambiguità e rivoluzione di costumi: un elemento scontato, viste le premesse, che però l'attore riesce a rendere leggiadro e divertente, facendo dimenticare la sua presenza telefonata e potenzialmente ingombrante.
Il resto è tutto ciò che ci si può aspettare da un prodotto come questo: fotografia dai toni allegri e color caramella; atmosfere da animazione reinterpretate in chiave live action; coreografie corali; lunghezza fuori misura; grafica digitale usata a sproposito (coi topi parlanti che rimandano ovviamente alla Disney) e una rete di trame e sottotrame che finisce per confondere gli spettatori. Ciò che interessa veramente a Cannon è il grande numero musicale su cui si chiude il film, che nonostante un'indubbia potenza trascinante arriva troppo tardi per risollevare il film dalla sua ovvietà.
In un'epoca di remake, live action filologici di classici a cartoni animati, continui attraversamenti di territori conosciuti, una Cenerentola che vuole porsi come nuovo adattamento della fiaba di Perrault, rappresenta un'escrescenza felicemente sovversiva nel contesto cinematografico contemporaneo. Ad incaricarsi del progetto è Kay Cannon creatrice del franchise di Pitch Perfect e sceneggiatrice la [...] Vai alla recensione »