| Titolo originale | Mandibules |
| Anno | 2020 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 77 minuti |
| Regia di | Quentin Dupieux |
| Attori | Grégoire Ludig, David Marsais, Adèle Exarchopoulos, India Hair, Roméo Elvis Coralie Russier, Bruno Lochet, Dave Chapman, Anaïs Demoustier, Raphael Quenard, Thomas Blanchard, Jézabel Marques, Marie Narbonne. |
| Uscita | giovedì 17 giugno 2021 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,32 su 23 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 17 giugno 2021
Due amici decidono di lavorare con una mosca addomesticata. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, In Italia al Box Office Mandibules - Due uomini e una mosca ha incassato 32,3 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Jean-Gab e Manu sono amici per sempre e scemi da sempre. In missione per conto di un misterioso cliente, devono consegnare una valigetta in cambio di una banconota da cinquecento euro. Rubata una vecchia auto per la trasferta, trovano nel cofano una mosca gigante e decidono di addestrarla al furto. Insieme cullano il sogno di diventare ricchi ma la strada è lunga e l'imprevisto dietro l'angolo.
Come essere felici in un mondo infelice? Quentin Dupieux non ha la risposta ma in settantasette minuti riesce a farci dimenticare la pandemia e qualsiasi altro accidente attuale.
Mandibules è una bolla d'aria, un'ode esilarante all'idiozia servita da due imbecilli definitivi (Grégoire Ludig e David Marsais). Due perdenti assoluti che contaminano il mondo con la loro stupidità, fino al caos.
Dopo Doppia pelle, storia di una passione monomaniacale per il 'camoscio', Quentin Dupieux continua il suo bestiario cinematografico, imbarca una mosca enorme e non indietreggia davanti a niente. Nemmeno davanti alle idee più dementi che converte in commedie assurde e deliranti. Il suo cinema gira intorno a un'idea fissa e accompagna i suoi idioti infantili con tenerezza, rammentandoci che forse non sono loro i più folli.
Mandibules si fa più perturbante coi 'normali', che poi tanto normali non sono dietro i loro cancelli e dentro le loro piscine. La salute mentale, fortunatamente, difetta al film come il senso. Sopra, sotto, dietro, davanti, non c'è niente. Inutile cercare un messaggio nascosto o un sottotesto engagé.
Dupieux non impone letture, non ci guida, non ci chiede di comprendere qualcosa. Le porte sono aperte per chi vuole entrare (o uscire) e godersi un Adèle Exarchopoulos finalmente contre-emploie. Decisa a non restare l'attrice (fisica) di un ruolo (La vita di Adele), negozia una tregua e si integra perfettamente nell'universo di Dupieux. La sua Agnès, affetta da un problema vocale in seguito a un incidente sugli sci, non può impedirsi di parlare forte e di smascherare invano una "taureau mensonge" (una bugia), a cui tutti, persino il rapper Roméo Elvis, finiranno per credere.
Esilarante fino all'orrore, l'ultra commedia di Quentin Dupieux celebra l'irrazionale e disegna una Francia senza senso. Se siete fan del principio di realtà lasciate stare, l'autore venera il nonsense. Vedere i suoi film vuol dire muoversi fuori dai territori battuti dalle convenzioni narrative classiche. Mandibules osserva l'anticonformismo e cerca un equilibrio tra nullità e terrore, costruendo un gioco che è sempre una bomba, una bomba inesplosa. Perché nessuno come Dupieux pratica l'arte dell'impassibilità.
Seguendo il movimento di ridimensionamento del suo cinema, già attivo in Doppia pelle, il regista firma un film à l'os. Mandibules è tranchant, secco, diritto. È un viaggio senza ritorno di due amici per la pelle, una linea dritta verso un delirio cronenberghiano.
Più esplicita e meno terrificante dell'aberrante metamorfosi di Jeff Goldblum, la grossa mosca di Dupieux è soprattutto un cadeau provvidenziale, la 'gallina dalle uova d'oro' di due insuperabili teste vuote. Mandibules assomiglia a un racconto di David Cronenberg girato però dai fratelli Farrelly (Scemo & più scemo). Il film è pieno di trovate comiche, come il tormentone "taureau", che la coppia protagonista declina in tutte le salse.
Grégoire Ludig e David Marsais non hanno lo "style de malade" di Jean Dujardin (Doppia pelle) ma fanno davvero di tutto per farsi ricordare dentro un trip eccentrico spogliato di qualsiasi intenzione. Quentin Dupieux, musicista (Mr. Oizo) prima di rivelarsi regista, fa il meno possibile, radicalizza il suo cinema e avanza inarrestabile come La Linea di Cavandoli. Una 'linea' libera che non devia mai dalla traiettoria orizzontale di cui è parte integrante. Taureau émotion.
Mandibules è un road-buddy-movie in una Francia costiera che sembra quasi la California con le sue dune sabbiose e le sue siepi, che vede Jean-Gab e Manu rinvenire nel bagagliaio di un’automobile originariamente destinata ad un losco affare un moscone gigante grosso come un cane. Posta la premessa a impulso del film senza troppe domande da parte di nessuno, i due decidono di ammaestrare [...] Vai alla recensione »
Due scemi trovano una mosca nel bagagliaio di un’auto, una mosca enorme grande come un mastino napoletano. E sognano di addestrarla, per usarla come un drone. Se lo racconti così a un amico, quello ti prende per matto. E invece Mandibules è un bel film. E mentre rivedi lo screener sul computer, ti ritrovi a ridere da solo, in piena notte. Funziona.
“Toro-torò!” dicono i due sciagurati. E le loro mani si congiungono, facendo il segno delle corna. È un saluto che si sono inventati, che non significa niente e che significa molto. Un po’ come il film. “Torò-bonjour, torò-émotion, torò-bonne nuit”. Una parola che si riempie di ogni significato: a sottolineare ogni momento di complicità, di sintonia, i due si scambiano il segno del toro. Perché? Non lo sanno neanche loro. Loro, in effetti, non sanno niente, navigano nella vita a casaccio. Ingenui, infantili, irresistibili.
Mandibules è scritto e diretto da Quentin Dupieux – anche musicista e produttore discografico, che molti conoscono come Mr. Oizo, una storpiatura per “oiseau”, uccello. È stato presentato Fuori Concorso lo scorso settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, e aveva regalato un po’ di leggerezza a giornalisti e appassionati, in una Mostra più cupa e lugubre, per ovvi motivi. Ora, il 17 giugno, esce nelle sale con I Wonder Pictures. Ed è un’occasione per innamorarsi di un film molto meno scombinato e naif di quanto possa sembrare.
Manu – Grégoire Ludig – lo incontriamo in una spiaggia vicino a Saint Tropez. La luna si desta con lui, ma non c’è nessuno a ballare il twist, come nella canzone di Peppino Di Capri. È lui che dorme sulla spiaggia, d’inverno, avvolto in un piumone, e scivola nottetempo verso l’acqua. Ma non se ne cura. Ha il capello lungo, la trasandezza e la flemma del drugo Jeff Bridges ne Il grande Lebowski dei fratelli Coen. Un tipo gli propone di trasportare una valigetta: soldi in contanti e niente domande. Fin qui, tutto regolare. Potrebbe essere Tarantino, Wenders, Samuel Fuller.
Manu ruba una vecchia Mercedes forse già rubata; si ferma per raccogliere l’amico Jean-Gab – lo interpreta David Marsais; i due sono celebri su Youtube come il duo Palmashow. E via, insieme. Sentono uno strano rumore nel bagagliaio: aprono, e trovano una mosca. Enorme. Roba da animazione anni ’50, B-movies di fantascienza, ma poco importa. La mosca la chiameranno Dominique, avrà perennemente fame, mangerà scatolette di cibo per gatti.
Mandibules è la nuova cronaca bestiaria (e bestiale) di Quentin Dupieux. Dopo lo stiloso daim (Doppia pelle), che ‘prendeva vita’ addosso all’impostore feticista di Jean Dujardin, Mandibules ci convince dell’esistenza di un dittero domestico in un mondo che sembra aver perso la ragione. Grande pupazzo articolato con la testa dinoccolata, la mosca di Dupieux è fedele all’assurdo di Alfred Jarry, drammaturgo francese precursore di un teatro rivoluzionario e deliberatamente provocatorio, in grado di formulare nuovi valori estetici, dissacrando il reale e ricorrendo a enormi caricature o a immagini deformi e grottesche. Da sempre al cuore del cinema horror, dal Nosferatu il vampiro di Murnau a La mosca di Cronenberg, la mouche questa volta vola alta, indifferente al genere e al sentimento di repulsione che la sua apparizione semplicemente suscita. Jean-Gab e Manu, due imbecilli definitivi, lo hanno capito bene e decidono di addomesticarla per un esperimento futuro da cui sperano di ricavare una fortuna. L’idea è quella di trasformarla in una sorta di drone per il trasporto illecito di merci.
Rinvenuta per caso nel cofano di una vettura, quella mosca dalle proporzioni esagerate è un regalo dal cielo per i nostri eroi e per la loro amicizia, essenzialmente lucrativa, che ha come obiettivo quello di fare soldi e se possibile senza il minimo sforzo. L’appetito del resto, il ‘nutrimento’ sono una delle preoccupazioni maggiori del tandem, più che un bisogno vitale, una pulsione animale.
L’origine del pachidermico dittero, al centro di un piano infallibile, meglio, di un'altra idea malade di Dupieux, resterà però un mistero per lo spettatore, l’emanazione morbosa delle sue ossessioni e dei suoi film passati. Dopo i toni cupi di Au Poste! e Doppia pelle, coi loro eccessi criminali, Mandibules rinnova il carattere solare dei suoi ‘film americani’ (Rubber, Wrong). Sceso dalla montagna (Doppia pelle) al livello del mare che bagna la Costa Azzurra, il cinema di Dupieux cambia pelle e paradigma, adottando una linea più accessibile e una sceneggiatura obbediente a una logica interna comprensibile. Quello che bisogna accettare è la mouche come l’anomalia dell’Agnès di Adèle Exarchopoulos, che si esprime urlando e parlando con voce autoritaria. Pettinata come Greta Thunberg, la giovane militante svedese, Agnès detiene la verità ma nessuno l’ascolta perché fa troppo rumore.
Marionetta di lattice dalle gambe digitali, la mosca del film è pescata dal generoso bestiario fantastico di serie B, affollato di tarantole giganti e altri mostri ronzanti che attaccano le nostre città. Entomologo della nostra specie, Dupieux fa la sua muta, si incolla le ali e si fa insetto docile dotato di una visione frattale del mondo e del suo consumismo volatile. Non solo il suo film vede le cose in grande ma le vede anche raddoppiate come la dose di comicità assurda servita dal duo David Marsais e Grégoire Ludig.
Ci sono due candidi nullatenenti, una mosca extralarge da ammaestrare, una roulotte scassata, 500 euro da incassare per il trasporto di una dentiera di diamanti e una nevrotica Adèle Exarchopoulos spaccatimpani. La barzelletta folle e con lieto fine di Quentin Dupieux è di fatto il suo primo spensierato divertissement : un'ode demenziale e nonsense all'amicizia (in questo caso virile) come unica e [...] Vai alla recensione »