1917

Un film di Sam Mendes. Con George MacKay, Dean-Charles Chapman, Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden.
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Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 110 min. - Gran Bretagna 2019. - 01 Distribution uscita giovedì 23 gennaio 2020. MYMONETRO 1917 * * * 1/2 - valutazione media: 3,60 su 77 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Una storia privata in un dramma collettivo Valutazione 2 stelle su cinque

di Ghisi Grütter


Feedback: 2138 | altri commenti e recensioni di Ghisi Grütter
venerdì 24 gennaio 2020

6 Aprile 1917: siamo in Francia durante la Prima Guerra mondiale, i due commilitoni Blake (Dean-Charles Chapman) e Schofied (George MacKay) devono portare un importante dispaccio oltre la Linea Hindenburg. L’apparente ritirata dei Tedeschi nasconde un’imboscata e bisogna evitare che l’esercito inglese li attacchi credendoli ormai vinti e in ritirata.
Il racconto è quindi il percorso dei due, o meglio delle varie peripezie che Will, uno dei due, deve affrontare per portare a termine la sua rischiosa missione, il cui risultato è la salvezza di 1600 uomini.
Onestamente sono rimasta molto delusa da questo film. Una spettacolare ricostruzione storica della guerra di trincea che sembra sia stata costruita con l’obiettivo preciso di fare impressione sullo spettatore. Manca volutamente un qualsiasi riferimento storico, un qualsiasi discorso politico.
È una guerra ad “altezza di soldato” che narra una storia privata in un dramma collettivo.
Mendes affida i protagonisti a due volti poco conosciuti, i quali si trovano invece a incontrare le figure note di attori consolidati nella parte degli ufficiali. Per i primi venti minuti il film si segue bene, con apprensione, con suspense, poi avviene qualcosa di inspiegabile e il film diventa un’esagerazione di “trovate” che diventano grottesche. Influenza delle play stations? troppi film di 007?
Will Schofied/James Bond, dopo aver superato reticolati, cadaveri di cavalli in cancrena, topi giganti, e liquidi vari, per attraversare un fiume si mette a camminare sulla ringhiera (rotta) del ponte come un equilibrista schivando le pallottole. Da qui in poi è un crescendo. Nel villaggio francese di Écoust-Saint-Mein ridotta a città spettrale ancora in mano a qualche tedesco il nostro super-eroe (per di più ferito) ne uccide uno strangolandolo con le proprie mani, poi scappa correndo all’alba per tutta questa scenografia da melodramma con luci e ombre espressioniste, continuando a schivare tutte le pallottole. Infine, salta nel fiume tutto vestito dove, non solo resiste al freddo delle correnti spietate, ma ad un certo punto (udite udite) fa un volo di una cinquantina di metri di altezza in una cascata. Ancora vivo Will nuota fino alla riva e si ritrova - senza che nessuna sentinella lo veda o lo fermi - indovinate un po'?  - in mezzo al gruppo dei militari Davon che cercava di raggiungere. Ma il massimo si otterrà quando, per raggiungere il Colonnello McKenzie (Benedict Cumberbatch) e fermare l’attacco, invece del tortuoso percorso di trincea prende la scorciatoia tagliando le curve correndo tra gli spari incrociati amici e nemici. Direi che sul finale Mendes si deve esser fatto influenzare dai video-games. Peccato!
Il film trae spunto da alcuni racconti del nonno del regista che era stato nei fucilieri di Fanteria, sceneggiato dallo stesso Mendes con la sceneggiatrice scozzese Krysty Wilson-Cairns. A mio avviso, non sono riusciti a ottenere la “sospensione dell’incredulità” - un particolare carattere semiotico che consiste nella volontà, da parte del lettore o dello spettatore, di sospendere le proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di un’opera fantastica. Qui però il fantastico si sovrappone troppo sulla realtà.
Alcuni piani sequenza sono montati per avere la sensazione che sia uno solo. Si seguono i protagonisti sempre da vicino, nei percorsi delle trincee con la stessa altezza del punto di vista Anche qui l’obiettivo di Sam Mendes sembra dunque quello di fare spettacolo, emozionare e coinvolgere.
Il film è candidato, a mio avviso in modo decisamente eccessivo, a dieci premi Oscar tra cui quello alla fotografia di Roger Deakins.

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giovedì 23 gennaio 2020
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