Whitney

Film 2018 | Documentario 120 min.

Titolo originaleWhitney
Anno2018
GenereDocumentario
ProduzioneGran Bretagna
Durata120 minuti
Regia diKevin Macdonald
AttoriWhitney Houston, Bobby Brown (IV), Bobbi Kristina Brown, Cissy Houston, Gary Houston .
TagDa vedere 2018
DistribuzioneBim Distribuzione
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Kevin Macdonald. Un film Da vedere 2018 con Whitney Houston, Bobby Brown (IV), Bobbi Kristina Brown, Cissy Houston, Gary Houston. Titolo originale: Whitney. Genere Documentario - Gran Bretagna, 2018, durata 120 minuti. distribuito da Bim Distribuzione. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Il resoconto intimo e definitivo della vita e della carriera della popstar. Al Box Office Usa Whitney ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 2,9 milioni di dollari e 1,3 milioni di dollari nel primo weekend.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un puzzle agghiacciante che non si sofferma troppo nè sul dolore nè sull’euforia. Ma senza fare sconti a nessuno.
Recensione di Paola Casella
giovedì 17 maggio 2018
Recensione di Paola Casella
giovedì 17 maggio 2018

Chi era Whitney Houston? Di certo non lo sapeva neanche lei, scissa fra (almeno) due personalità contrapposte: la diva che tutti crediamo di conoscere e Nippy, il soprannome famigliare della bambina dolce e allegra la cui infanzia non è stata così rosea come ce l’hanno sempre voluta raccontare.

La scoperta più clamorosa del documentario Whitney firmato dal regista scozzese Kevin Macdonald, è che la superstar della canzone è stata vittima di abuso sessuale da bambina, ma non diremo da parte di chi per non rivelare troppo prima della visione (ed è una rivelazione sconvolgente).

In quel nucleo nascosto di dolore, come in tutta l’operazione di insabbiamento di ogni elemento negativo della vita della Houston, risiede la radice del suo progressivo degrado, secondo questo documentario incredibilmente autorizzato dalla famiglia della cantante: incredibilmente perchè mostra, oltre a numerosi brani inediti delle performance dal vivo, anche moltissimi backstage che rivelano la dark side della cantante, e soprattutto perchè le interviste che Macdonald ha fatto ai fratelli della diva raccontano una storia di sopraffazione e assuefazione a sostanze stupefacenti cominciata proprio in casa, e condivisa da tutti i figli di John e Cissy Houston.

Anche ai genitori non vengono fatti sconti: la madre, intervistata dal regista, nega qualsiasi problema, ma altri la descrivono come un sergente di ferro intenzionata a vivere attraverso la figlia il successo che, come cantante singola, dopo il passato di corista per Elvis Presley e Aretha Franklin, le era mancato. E il padre viene denunciato come fedifrago, corrotto e profittatore, soprattutto delle finanze della figlia. Ce n’è anche per Bobby Brown, l’ex marito di Whitney, che emerge (si fa per dire) dal racconto come debole e meschino, invidioso del successo della moglie e disperatamente in cerca della sua attenzione – attraverso infiniti tradimenti e scontri con la legge.

Ma il personaggio più tragico della storia è senz’altro Bobbi Kristina, la figlia di Houston e Brown, cresciuta in un ambiente via via sempre più tossico, abbandonata alle cure dello staff, devastata dal declino e poi dal suicidio finale della madre: un gesto che la ragazza replicherà con identiche modalità.

Ma nel documentario di Macdonald c’è anche l’enorme talento di Whitney, attraversata dal divino e da una potenza vocale che esplodeva non solo dalla sua gola ma da tutta la sua persona. C’è la bellezza eccezionale di quella creatura di luce dal sorriso devastante e dalla fragilità spezzacuore. C’è l’amore incondizionato dei fan e l’orgoglio della comunità nera (con alcune deprecabili eccezioni, come il reverendo Al Sharpton che l’aveva accusata di essere “troppo bianca”, per poi incensarla durante il funerale).

Macdonald lavora a volo d’angelo, senza soffermarsi troppo nè sul dolore nè sull’euforia, lasciando rimbalzare, fra di loro, frammenti di intervista che insieme costruiscono un puzzle agghiacciante, ognuno rimuovendo un po' di quella glassa che costituiva lo storytelling mediatico intorno alla figura di Whitney Houston, e che lei stessa ha alimentato nel desiderio disperato di compiacere il prossimo, mettendo da parte se stessa. Il momento più straziante di questo resoconto è infatti quello in cui la cantante, ormai completamente succube della droga, afferma: “Nippy può evocare Whitney in qualsiasi momento, ma Whitney non sa più dov’è finita Nippy”.

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FOCUS
INCONTRI
lunedì 15 aprile 2019
Paola Casella

Ha vinto un Oscar per il documentario Un giorno a settembre e ottenuto la qualifica di "documentario di maggior successo nella storia del cinema" dal Guardian per La morte sospesa. Ha diretto L'ultimo re di Scozia e State of Play, e coprodotto Amy, dedicato ad Amy Winehouse. Ora Kevin MacDonald si confronta con un'altra icona musicale, la divina Whitney Houston, nel documentario Whitney, che esce dopo il film dallo stesso titolo diretto da Nick Broomfield.

Presentato nella sezione Midnight Screenings del 71esimo Festival di Cannes , Whitney è ora disponibile in streaming sulle piattaforme Google Play, iTunes, Chili, Mediaset Play e Rakuten TV.

È preoccupato di questa sovrapposizione?
Per niente. Nick ed io abbiamo cominciato contemporaneamente le riprese dei nostri documentari, ma conoscendolo ero sicuro che avremmo realizzato due prodotti completamente diversi l'uno dall'altro. E sono certo che ci sia spazio per entrambi, perché la curiosità del pubblico nei confronti di Whitney Houston sembra essere inesauribile.

È per questo che l'ha scelta come protagonista del suo documentario?
In realtà volevo capire come mai una persona che aveva tutto - bellezza, talento, denaro e opportunità - ha fatto quella fine tragica. La sua agente, Nicole David, mi ha detto: "Ho lavorato con lei per 25 anni e non sono mai riuscita a capire chi fosse". Il mio film indaga proprio questo.

Pensa di essere riuscito a conoscerla?
Si può mai conoscere qualcuno fino in fondo? Certo, credo di capirla meglio ora di quando ho iniziato le riprese, ma Whitney Houston resta un enigma: non si è mai esposta davvero durante le rare interviste che ha concesso, e al contrario di Amy Winehouse non ha scritto lei i testi delle canzoni che ha interpretato, dunque non ha trovato questa via per rivelarci qualcosa di se stessa. Il suo talento era tutto nell'immensa potenza vocale e quella magnifica voce riusciva a trasmettere al pubblico un'emozione unica.

Come la definirebbe oggi?
Una persona semplice: ma attenzione a ciò che intendiamo per semplicità. Whitney voleva soprattutto ritrovare la strada di casa - che è il motivo per cui il mio documentario si conclude sulle note della sua canzone Home. Era felice in famiglia, cercava la protezione delle persone care. Il suo sviluppo emotivo era bloccato all'infanzia, perché è allora che ha subìto un abuso sessuale.

NEWS
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mercoledì 23 maggio 2018
Francesca Ferri

Il nome di un'altra vittima di abusi sessuali esce dall'ombra: Whitney Houston, attrice, produttrice cinematografia e soprattutto straordinaria cantante statunitense da 190milioni di dischi venduti, chiamata semplicemente "the voice" da Oprah Winfrey. [...]

[LINK] TRAILER
mercoledì 16 maggio 2018
 

Il documentario è il resoconto intimo e definitivo della vita e della carriera della popstar, scritto dallo stesso Kevin Macdonald e con il supporto ufficiale della famiglia di Whitney. All'interno del doc registrazioni inedite, rari filmati mai [...]

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